Alterazione di Impronte Digitali da utilizzo costante di detersivi

impronte digitali
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Alterazione di Impronte Digitali da utilizzo costante di detersivi

 

Il rilevamento delle impronte digitali è la tecnica di acquisizione e analisi delle tracce uniche lasciate dai dermatoglifi, vale a dire dalle creste digitali dei polpastrelli, usata per l’identificazione umana in ambito forense, sicurezza e biometrico.

 

Introduzione thema trattandi

Spesso ci si preoccupa di quanto i lavori domestici o l’uso prolungato di prodotti per la pulizia o l’igiene di alcune strumentazioni compromettano il derma delle mani, soprattutto per coloro che di tale utilizzo ne fanno un lavoro quotidiano, costante e prolungato.

Certamente il problema più diretto e riscontrabile sono le escoriazioni, l’invecchiamento precoce del derma, gli stati infiammatori o le piccole allergie, ma quando tali problemi divengono un dilemma o peggio un vero enigma per le pratiche amministrativo-legali ci si incomincia ad interrogare più attentamente soprattutto per gli effetti che ne conseguono e per amplificare dei campi di indagine troppo spesso sottovalutati.

A livello medico è stato che l’uso prolungato e frequente di acidi e detersivi aggressivi può alterare temporaneamente o, in casi estremi, danneggiare in modo permanente le impronte digitali.

Tali sostanze che si usano a livello comune e domestico inizialmente possono provocare secchezza e semplici screpolature della pelle e, in caso di uso prolungato, rimuovere gli oli naturali e l’umidità del derma e portare a secchezza permanente e, in casi gravi, a lesioni cutanee (dermatite da contatto) comunemente trattata con glicerina. Questo danno superficiale – di partenza – può rendere le creste papillari molto meno definite.

Permanendo l’uso dei prodotti, si giunge a una vera usura delle creste epidermiche: l’esposizione ripetuta e costante a sostanze chimiche aggressive, specialmente senza una adeguata e provata protezione come i consigliati guanti in lattice o gommati non traspiranti ma isolanti, può assottigliare lo stato corneo dell’epidermide, rendendo le impronte meno evidenti o sfumate.

Ciò rende difficile anche l’accertamento strutturale con  i sensori biometrici. Infatti, l’usura complica l’uso di dispositivi biometrici come gli scanner di impronte digitali per sbloccare ad esempio smartphone ovvero per il controllo accessi digitali, poiché i sensori non sono più in grado di rilevare un’impronta chiara e definita.

 

Alterazioni Permanenti non trattabili

Nella maggioranza dei casi, le trasformazioni epidermiche sono  temporanee e trattabili con creme o olii lenitivi; le impronte digitali si rigenerano con la normale guarigione della pelle e con la ricrescita delle cellule epidermiche in continuo sviluppo rigenerativo, il tutto solitamente entro un arco temporale di poche settimane o pochi mesi, una volta interrotta la pratica d’uso e l’esposizione alle sostanze irritanti ed infiammatorie naturalmente con cure cutanee adeguate.

Tuttavia, si possono verificare lesioni gravissime sino alle ustioni chimiche profonde, le quali, distrutto il derma sottostante, possono causare cicatrici permanenti e, di conseguenza, una alterazione irreversibile del disegno o mappa delle impronte digitali. Come detto, al fine di prevenire tali problemi, è indispensabile utilizzare appositi guanti protettivi nel momento della “manipolazione” di acidi o detersivi potenti e mantenere sempre la pelle delle mani idratata, schermata e morbida.

 

Alterazione in atto

Nel caso in cui vi siano impronte digitali alterate, la procedura per il rinnovo dei documenti identificativi della persona (Carta di identità Elettronica, CIE e Passaporto) prevede la presentazione della documentazione medica.

L’attestazione certificativa medica, rilasciata da una struttura sanitaria – pubblica o privata accreditata – deve dettagliare l’alterazione delle impronte digitali, specificando se le condizioni siano temporanee ovvero nel grado della permanenza irreversibile e la causa della derivazione, quale ad esempio l’utilizzo per scopi professionali.

Per il rinnovo della Carta d’identità elettronica occorre recarsi personalmente presso l’ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza, oltre a consegnare il certificato medico che attesta la completa impossibilità al rilievo delle impronte, esibire la carta scaduta o deteriorata supportata da altro documento identificativo in corso di validità, qualora disponibile; in mancanza, è necessaria la presenza di due testimoni maggiorenni in possesso di documenti validi. Gli Uffici incaricati eseguiranno valutazione della situazione e, se l’impossibilità è riscontrata e supportata da documentazione, potranno procedere al rilascio del documento applicando la dicitura comune di “impossibilitato a rilevare impronte” naturalmente tale segnalazione scritta non neutralizza il documento nella sua funzionalità, nel senso che rimane valido a tutti gli effetti.

Per il Rilascio del Passaporto, la richiesta va presentata online tramite il portale Agenda Passaporti della Polizia di Stato dove si deve fissare un appuntamento in Questura o Commissariato. Nella sede dell’appuntamento prefissato, oltre alla documentazione standard (documento identificativo valido, foto tessera, ricevuta di pagamento) occorre presentare l’apposito certificato medico. La Questura,  verificata l’impossibilità di rilievo certo delle impronte, rilascerà un passaporto con le procedure adatte al caso di specie verificato. In assenza di impronte digitali valide, l’identità della persona è verificata attraverso dati anagrafici già acquisiti e altri elementi acquisiti da foto, nonché attraverso quanto raccolto a livello medico e, se necessario, per via testimoniale.

 

Dettagli tecnici

Anzitutto, chiariamo che le impronte digitali non cambiano permanentemente durante il corso della vita, poiché si formano definitivamente nel feto. Tuttavia possono subire dei cambiamenti temporanei a causa di lesioni o patologie, ma la struttura di base ritorna sempre alla sua forma originaria una volta che il derma si rigenera (vedi: Microbiologia Italia medica).

La struttura di fondamento delle impronte digitali rimane invariata – come specificato – per tutto il corso vitale di un soggetto, anche dopo lesioni come tagli e graffi profondi, poiché la pelle si rigenera con le stesse caratteristiche naturali trasmesse ab origine in nascita. Per quanto concerne la loro profondità, si può constatare nell’immediatezza una alterazione, ma sempre temporanea e tale rimarrà sino alla rigenerazione completa.

Con il progredire dell’età, le impronte possono mostrare differenze lievi. Inoltre, l’uso di chemioterapici può apportare dei cambiamenti transitori alle impronte (ad esempio l’eritrodisestesia palmo plantare). Si tratta di una sindrome mano-piede generata come effetto collaterale comune di alcuni farmaci chemioterapici ovvero di terapie specifiche, che si risolve definitivamente col cessare delle terapie.

Quando invece le modifiche del derma sono intenzionali (dolo specifico) al fine di mascherare una attività criminosa, si incorre in reato penale perseguito e punito dalla legge; in particolare, la condotta è specificatamente prevista dall’articolo 495 ter Codice Penale, “Fraudolente alterazioni per impedire l’identificazione o l’accertamento di qualità personali” e prevede la reclusione da uno a sei anni. È punito anche il tentativo.

 

Conclusioni

In definitiva, l’alterazione delle impronte digitali tramite sostanze chimiche rappresenta una sfida significativa per gli studi forensi. Nello specifico sottolineiamo che sostanze corrosive (ad esempio,  candeggina, acido cloridrico ovvero solventi) possono compromettere la qualità “ideale” o genuina delle impronte latenti, rendendole di difficile rilevatura e campionatura.

Le vere lacune chimico-forensi sono:

  1. Mancanza di standardizzazione

Lacune nella conoscenza e comprensione della reazione degli agenti chimici;

  1. Effetti temporali e ambientali

Cosa accade sotto esposizioni prolungate ad agenti esterni o altre sostanze chimiche che reagiscono nel lungo periodo;

  1. Difficoltà nella datazione

Ad oggi sono inesistenti metodi affidabili e accurati per determinare l’età di una impronta digitale, consegue la problematica seria di stabilire se l’alterazione chimica sia avvenuta prima o dopo l’esposizione.

Da tutto ciò discendono problemi operativi, come ad esempio:

la Sequenza di esaltazione errata - metodi per esaltare impronte come l’uso di ninidrina o vapori di ciano acrilato possono essere distruttivi;

Alterazione da sostanze corrosive - Domestos o Harpic disincrostanti e candeggina riducono qualità formale;

Risposta errata all’acidificazione - ambienti di lavoro contaminati come laboratori clandestini di droga possono fare fallire le tecniche standard;

alcune sostanze farmacologiche cancellano impronte come la capecitabina.

Resta poi sempre l’ipotesi rarissima dell’Adermatoglifia: la condizione caratterizzata dall’assenza congenita delle creste papillari.