Santa Caterina d’Alessandria: un misticismo celato

Raffaello, santa caterina d'alessandria, 1507 ca., National Gallery, London (foto da Wikimedia Commons)
Raffaello, santa caterina d'alessandria, 1507 ca., National Gallery, London (foto da Wikimedia Commons)

Santa Caterina d’Alessandria: un misticismo celato

 

Essere una santa mistica nella tradizione cristiana significa vivere un’unione profonda, intima e spesso straordinaria con Dio, spinta da un amore talmente intenso da trasfigurare l’intera esistenza della persona. Non si tratta solo di fenomeni soprannaturali, ma di una maturazione spirituale completa che porta alla perfetta aderenza alla volontà divina.

Being a mystical saint in the Christian tradition means experiencing a profound, intimate, and often extraordinary union with God, driven by a love so intense that it transfigures one’s entire existence. This isn’t just about supernatural phenomena, but a complete spiritual maturation that leads to perfect adherence to the divine will.

 

La Passio di Santa Caterina d’Alessandria

Per comprendere una persona vivente o mai incontrata, al di là di come sovviene all’orecchio la descrizione è bene partire da quanto la sua intimità è stata toccata da Dio o dall’uomo, ovvero la vera “Passione” vissuta.

La Passio (il termine “trae origine dalla memoria storica del processo e della morte di Cristo e dei primi martiri) di Santa Caterina d’Alessandria è sostanzialmente un racconto agiografico risalente tra il VI ed il VII secolo, sul martirio della giovane e sapiente nella conoscenza Caterina, vergine cristiana di nobile nascita, la quale coraggiosamente rifiutò di sacrificare agli dei pagani, ottenendo la conversione di molte genti, compreso l’imperatore Massenzio, prima di essere martirizzata su di una ruota dentata – che si spezzò – e poi decapitata, divenendo da ciò simbolo di sapienza e martirio cristiano.

Nonostante alcune incertezze di datazione storica nella Passio greca, si narra che il martirio di Santa Caterina d’Alessandria è più tardo rispetto il IV secolo, poiché risale alla seconda metà del X secolo. Un tratto di 600 anni divide i poli storici indicati come eventi biografici riferiti a Caterina dalla consuetudine manoscritta che li tramanda alla nostra cognizione.

Per la sua compositio eterogenea inoltre la Passio greca ha prestato il fianco a una rielaborazione amplificata non priva di molti omissis e con l’aggiunta di episodi novelli poco tracciabili, ad esempio il numero enorme di versioni conservate nella tradizione latina che percorrono l’XI secolo.

 

Il Matrimonio mistico

Databile al 1527 circa, il “Matrimonio mistico” di Santa Caterina d’Alessandria, si riferisce essenzialmente al capolavoro del Correggio conservato al Museo del Louvre che raffigura la scena con San Sebastiano.

L’episodio iconografico si fonda sulla Leggenda Aurea, la raccolta medievale di biografie agiografiche composta in latino da Jacopo da Varagine – frate domenicano e vescovo di Genova – compilata a partire dell’anno 1260 circa sino la morte dell’autore avvenuta nell’anno 1298 e celebra l’unione puramente spirituale tra Cristo (Bambino) e la Santa, un tema sentitamente popolare nel Rinascimento, rivisto e reinterpretato da vari artisti come il Parmigianino e Lorenzo Lotto nel periodo di riferimento.

Non si può dimenticare Andrea del Sarto in una versione del matrimonio databile anteriormente,  tra il 1512 e il 1513, che si trova a Dresda.

Tornando al capolavoro del Correggio, poniamo attenzione ad alcune caratteristiche che lo definiscono: il dipinto raffigura l’episodio mistico del matrimonio di Santa Caterina con il bambino Gesù, seduto sulle ginocchia della Vergine Maria. Sulla sinistra San Sebastiano, una figura fuori dal comune per la scena sponsale, che fa da testimone. La rappresentazione è caratterizzata da una sublime intimità e spontaneità, senza rigide imposizioni e/o figure gerarchiche. Il fulcro emotivo è costituito dalle mani della Santa Vergine, del Bimbo divino e di Santa Caterina e dagli sguardi che convergono verso l’anello nunziale che Gesù sta infilando al dito della santa.

Pe quanto concerne la tecnica pittorica si ricorda lo “Sfumato Leonardesco” infatti, Correggio utilizza una tecnica raffinata che sfuma i contorni, creando passaggi di luce morbidi e delicati, ispirati alla pittura di Leonardo con evidenza netta sui volti e le mani. La luce, diffusa e dorata, conferisce un’atmosfera pastorale al cammino di conversione con colori caldi in movimento. L’evidenza massima la riscontriamo ai piedi dove viene esaltata la palma del martirio e la ruota dentata spezzata. San Sebastiano regge le frecce simbolo del suo martirio. La scena ha come sfondo un paesaggio che mostra in lontananza sul lato destro il duplice martirio, originando un contrasto tra la calma dell’unione mistica e la violenza del destino terreno.

Secondo alcuni critici qui Correggio raggiunge la massima maturità: la grazia fusa con la dolcezza dei personaggi sono rappresentati con una tecnica eccelsa per creare un clima poetico e allo stesso tempo mistico.

 

Conclusioni decisive

Di non poco peso fu la conversione al cristianesimo ispirata pian piano dall’eremita San Paolo (si veda la stessa Legenda Aurea di Jacopo da Varagine) che viveva nel deserto nei pressi di Alessandria d’Egitto.

Giovane principessa pagana di strepitosa intelligenza e bellezza, Caterina era alla ricerca della verità filosofica. Fu condotta da questo pio eremita cristiano, il quale le mostrò un’icona della Vergine Maria con il Bambino Gesù, spiegandole che il fanciullo era il vero sposo celeste che lei cercava, superiore a qualsiasi pretendente terreno.

Colpita pienamente dall’immagine, Caterina ebbe una visione notturna in cui il Sacro sposo Gesù accettava il suo voto di castità, ponendole un anello al dito (Matrimonio Mistico). L’eremita successivamente la istruì nella fede cristiana e la battezzò.

Dopo la conversione, la profonda sapienza di Caterina le permise di confutare e convertire i filosofi pagani inviati dall’imperatore Massimino a persuaderla. La sua resistenza alle pressioni dell’imperatore e il rifiuto ad abiurare (condannata alla ruota, che si spezzò, e poi decapitata) rappresentano la suprema testimonianza d’amore per Cristo. Secondo la tradizione, i suoi resti furono trasportati dagli angeli sul Monte Sinai.

Ci ricorda la Chiesa ortodossa, che pure la venera, che Ella rappresenta la vittoria della fede sulla sapienza mondana.