Questi ragazzi in difficoltà che abbracciano la violenza

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Questi ragazzi in difficoltà che abbracciano la violenza

 

Il Covid ha lasciato in eredità difficoltà di apprendimento, isolamento e difficoltà relazionale, i social e i mezzi di comunicazione sono il rifugio sbagliato di una generazione di persone sole nell’oceano delle informazione

 

L’ultimo segnale arriva dalla scuola media di Centocelle a Roma dove venerdì 18.09.2026 la mattina all’inizio della scuola, uno studente di 13 anni ha accoltellato una professoressa dopo averle spruzzato in faccia dello spray urticante.  Il ragazzo indossava un casco su cui era montata una telecamera e secondo la professoressa aggredita aveva anche degli occhiali con una telecamera incorporata. L’aggressione è stata fermata da un altro studente intervenuto che ha bloccato il compagno. La professoressa ferita è stata ricoverata in Ospedale.  E partiamo dalle parole della insegnate, Isabella Marsilio di 66 anni : Ho perdonato il ragazzo, vorrei riabbracciarlo,  il giovane ha un grave malessere e va aiutato”. Nessuna vendetta, dunque, ma la richiesta di un intervento serio sul disagio.

Contrasta questa posizione con quella del marito della stessa «Lo devo capire pure io bene com'è andata. Spero mettano in galera lui e i genitori». Collera desiderio di vendetta …

Eppure nell’imminenza dell’evento la professoressa aveva detto : «Gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere. Mi dispiace tantissimo se lui ha scambiato i miei insegnamenti per accuse o punizioni». Così la professoressa si piega sul dramma, cerca di capire, lei vittima non si sottrae al confronto, alla ragione…porgendo con immensa disponibilità la mano verso quel ragazzo cercando di aiutarlo a rialzarsi e ad evitare di finire schiacciato sotto la responsabilità dell’errore. In questo desiderio di “abbracciare” c’è il perdono evangelico, c’è l’abbraccio di Woytila ad Ali Ağca a Rebibbia, l’incontro dei familiari delle vittime del terrorismo con i brigatisti .. l’incontro di ogni uomo quando tende la mano ad un suo simile per capire anche se lo ha oltraggiato.

«Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio» racconta la professoressa «Anche se non l’ho mai punito. Ha covato una grande rabbia dentro di sé nei miei confronti, provo un grandissimo dispiacere per il suo malessere», afferma l’insegnate  aggiungendo di volerlo incontrare «per abbracciarlo». Una dichiarazione ed un gesto potenti di cui solo una donna può essere capace, un insegnante può anteporre al torto, allo sfregio subito.

Questi ragazzi sono soffocati da una pressione che li travolge, perennemente connessi ma tremendamente soli da sentirsi emarginati dalla vita, per questo ambiscono a gesti estremi per attirare su di loro quella attenzione che sembra guardare sempre altrove incurante dei loro bisogni delle loro fragilità… basta un telefonino per risucchiarli in quel mondo di finzione che li tiene ipnotizzati.

Il disagio psicologico tra i giovani è in aumento, come evidenziato dall’Unicef nel suo rilevante report globale sulla salute mentale di bambini e ragazzi datato 2021. Tuttavia, gli esperti sottolineano che attribuire esclusivamente questo fenomeno alla pandemia, alle tensioni belliche o all’uso crescente di internet è troppo riduttivo. La pandemia ha agito come un amplificatore, mettendo in luce e accentuando forme preesistenti di disagio psicologico, come ansia, disturbi alimentari e ritiro sociale. Inoltre, il periodo di grande incertezza dal 2020 in poi ha offerto alle nuove generazioni l’opportunità di esprimere apertamente il proprio malessere, rompendo il tabù che circondava la discussione delle proprie sofferenze. Ciò che è mancato e manca è la comprensione da parte del mondo adulto che sembra impermeabile ai richiami.

Le modalità di trasmissione del virus hanno imposto l’adozione di stringenti e prolungate misure di contenimento. Ciò ha sospeso o drasticamente ridotto i momenti di condivisione e incontro, gli spazi di partecipazione, di lavoro e di socialità. In questo inedito scenario emergenziale, i giovani sono stati tra i soggetti più penalizzati; si sono determinate gravi conseguenze sul loro benessere psico-fisico; acuiti disturbi e dipendenze; sono aumentate disuguaglianze e difficoltà nell’accesso ai diritti costituzionalmente garantiti, quali istruzione e assistenza sanitaria.

I disturbi più comuni sono ansia e depressione, che costituiscono oltre il 40% dei casi, seguiti dai disturbi della condotta e dal Disturbo da deficit di attenzione e iperattività, disturbi che si manifestano con la difficoltà a scrivere (gli studenti della DAD scrivono prevalentemente in stampatello e male) e nella lettura.

La DAD ha offerto sicuramente grandi opportunità ai ragazzi che non potevano recarsi a scuola a causa del Covid-19 ma ha portato con sé alcune conseguenze nell'ambito piscologico che gli adolescenti hanno dovuto affrontare.

L'isolamento e la didattica a distanza hanno un impatto significativo sulla vita degli adolescenti. Il momento della scuola e del contatto con i compagni di classe rappresenta una delle esperienze che definisce un adolescente dal punto di vista dell'identità sociale.

La didattica a distanza ha tolto il legame con il luogo fisico della classe e questo porta i ragazzi a sentirsi più soli.  Sappiamo benissimo che le relazioni online sono molto diverse da quelle faccia a faccia e questo, alla lunga, ha creato un senso di disorientamento e di disagio.

Anche l’efficacia delle lezioni a distanza è inferiore, perché non si riesce a creare una relazione tra docente e studente che passi attraverso la comunicazione non verbale e lo stesso vale per la classe, non si riesce a creare con la classe una relazione che supporti l'attività didattica.

La DAD prolungata ha danneggiato molti dei neuroni della crescita (i neuroni specchio che facilitano l’empatia, i neuroni gps che non aiutano solo l’orientamento ma hanno  un ruolo fondamentale nella memoria autobiografica) determinando nei ragazzi isolamento sociale  ed elevato numero di ore passate ad interagire con la tecnologia.

Ad aggravare tutto ciò gli eventi come il conflitto in Russia e le sfide legate al cambiamento climatico. Il 2022 ha introdotto ulteriori complicazioni economiche, come l’aumento dei costi di vita e il rischio di recessione in Europa, colpendo soprattutto i giovani adulti all’inizio della loro carriera.

Le vere rivoluzioni si manifestano principalmente attraverso scelte individuali anziché collettive. La sfida ora è creare un dialogo aperto e costruttivo tra giovani, istituzioni e aziende per affrontare il crescente disagio psicologico e lavorare verso soluzioni sostenibili.

Affrontare il crescente disagio psicologico tra i giovani richiede un approccio olistico che valorizzi il ruolo delle famiglie e degli psicoterapeuti. Le famiglie, come fondamentali supporti emotivi, possono contribuire a creare ambienti aperti in cui i giovani si sentono sicuri nel condividere le proprie preoccupazioni.

Gli psicoterapeuti, d’altro canto, svolgono un ruolo chiave nel fornire supporto per affrontare ansie, depressione e problemi di identità. La consapevolezza e l’accesso a servizi di salute mentale devono essere promossi, riducendo così lo stigma associato alla ricerca di aiuto.

In sintesi, La scuola deve poter contare su strumenti di rilevazione del disagio e di orientamento alle soluzioni, per far ciò occorrono risorse economiche e di personale; così come occorre sostenere l’impegno delle famiglie e degli psicoterapeuti in quanto  fondamentale per costruire una società in cui i giovani possano affrontare il disagio psicologico in modo sano e sostenibile. In una parola serve un Progetto .

E allora recuperiamo quel “desidero incontrarlo …per abbracciarlo” dell’insegnate della scuola Media “Giovanni Verga” di Centocelle a Roma, recuperiamo il profondo significato di questo desiderio, che io spero, mi auguro diventi realtà. Vorrei vedere, assistessimo tutti,   qual abbraccio ed immagino questa insegnate chinata sul ragazzo accoglierlo e stringerlo per fargli sentire il perdono che la anima affinché egli vinca l’orrore e la paura del suo gesto e impari ad affidarsi anziché ritrarsi come solito fare per il disagio che lo pervade. Bene questo gesto sarebbe, è, il segno più tangibile dell’aiuto a chi ha sbagliato, il segno più autentico di una giustizia che ripara.

Grazie professoressa, che possa presto abbracciare il suo alunno!