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Il Diritto Contrattuale

Panorama Europeo ed Internazionale 16 giugno 2016 -
Il Diritto Contrattuale

1. La creazione di uno spazio giuridico europeo

1.1 “Europeizzazione”, armonizzazione

La questione sull’europeanizzazione [1] del diritto privato, e del diritto contrattuale in particolare, è stata molto discussa negli anni recenti. Diverse sono state le iniziative europee in merito, e tante le risposte di quanti si sono cimentati su questo argomenti. La letteratura infatti è cosi ampia che è difficile riuscire ad essere particolarmente originali.

Sebbene vi sia molta diversità fra le regole che si applicano ai contratti, è importante ricordare che vi sono dei concetti di partenza in comune che dimostrano che il processo di europeizzazione esiste da quando esiste un diritto contrattuale. Molti sono i sistemi che mostrano una somiglianza con il diritto romano contrattuale. Tutti i sistemi giuridici riconoscono il concetto liberale dell’autonomia privata. Il diritto comunitario insieme alla disciplina del diritto comparato hanno aumentato la convergenza fra i sistemi nazionali.

Una prima tipologia di interventi del legislatore comunitario, destinata ad incidere sulle discipline privatistiche dei singoli Stati, è collegata all’esigenza di creare uno spazio giuridico europeo, soprattutto in seguito all’importanza che il tema della cooperazione giudiziaria in materia civile ha assunto col Trattato di Amsterdam[2].

Altra iniziativa verso un’armonizzazione generale è stata proposta dal Parlamento europeo nel 1989 [3], che ha provocato l’inizio di una ricerca accademica sulla possibilità di un codice civile europeo. Da allora, diversi gruppi di giuristi hanno prodotto dei codici che potrebbero essere la base di un diritto contrattuale europeo: fra loro i più importanti sono la Commissione di diritto contrattuale europeo[4] e l’accademia dei giuristi europei privati[5].

Nel 2001, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione al Consiglio e Parlamento europeo, con lo scopo di “allargare il dibattito sul diritto contrattuale europeo, coinvolgendo il Parlamento europeo, il Consiglio e le diverse parti interessate: imprese, operatori del diritto, accademici e associazioni dei consumatori”.

La comunicazione ha proposto quattro opzioni per il futuro sviluppo del diritto contrattuale

europeo:

1. assenza di un’azione comunitaria;

2. promozione di un complesso di principi comuni in materia di diritto contrattuale per arrivare a una maggiore convergenza degli ordinamenti nazionali;

3. miglioramento qualitativo della legislazione già esistente;

4. adozione di una nuova ed esaustiva legislazione a livello comunitario.

Le risposte alla comunicazione della Commissione sono state tante, quasi sempre favorevoli alle opzioni 2 e 3, e quasi sempre sfavorevoli all’opzione 4. Dopo il processo consultivo, la Commissione ha prodotto il piano d’azione che, pur essendo favorevole alle opzioni 2 e 3, non manca di volontà nel continuare la ricerca ad un possibile codice europeo. Sembra quindi che l’idea della codificazione non sia stata abbandonata, e sarà un obiettivo per il futuro.

Attualmente, le regole fondamentali in materia di competenza giurisdizionale e circolazione delle decisioni adottate in ogni singolo Stato sono contenute nel regolamento 44/2001, che ha trasformato in strumento comunitario la Convenzione di Bruxelles del 1968 (regolamento Bruxelles II). Ciò, con riferimento all’intera materia civile e commerciale (salvo alcune eccezioni) e dunque anche per ciò che concerne la materia contrattuale. Viceversa, per quanto attiene all’utilizzazione di criteri di collegamento uniformi, ancora con riferimento alla materia contrattuale, essa rappresenta già una realtà, in seguito alla ratifica della Convenzione di Roma sulla legge applicabile alle obbligazioni nascenti da contratto, oggi modificata in strumento comunitario (regolamento “Roma I”, 593/2008).



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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