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Quando il minore dev’essere social: il consenso alla pubblicazione di una foto di un minore su un social network da parte dei genitori

05 dicembre 2016 -
Quando il minore dev’essere social: il consenso alla pubblicazione di una foto di un minore su un social network da parte dei genitori

Le nuove tecnologie e, specialmente, i social network pongono quasi quotidianamente una nutrita serie di questioni giuridiche di non agevole soluzione.

Un problema non indifferente riguarda la prassi, molto diffusa, della pubblicazione sui social network di fotografie di minori da parte di soggetti diversi dai genitori e, magari, neppure appartenenti alla famiglia. Rispetto a queste situazioni occorre comprendere in quali termini debba essere prestato il consenso da parte dei genitori e se il medesimo debba operare congiuntamente o disgiuntamente.

La materia di cui si discute è disciplinata dall’articolo 10 del codice civile e dalla Legge 633/1941, c.d. Legge sul diritto d’autore.

In particolare, l’articolo 10 del codice civile sancisce che: «Qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni».

Il diritto all’immagine è un diritto della persona (rectius, un declinato dell’ampio diritto della personalità riconosciuto dall’articolo 2 Cost.) e, secondo una parte della giurisprudenza, costituirebbe una specificazione del diritto all’identità personale, ossia del diritto di ciascun individuo ad esser riconosciuto come sé medesimo anche socialmente, costituendone un aspetto “statico”.

Il disposto codicistico va letto in combinazione con l’articolo 96 della Legge 633 del 1941 che stabilisce quanto segue: «Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente (…)».

Il successivo articolo 97 pone delle deroghe a questa regola generale, stabilendo l’inoperatività della medesima in ipotesi particolari, ma che non hanno a che vedere con la tutela del minore.

Il tema centrale, dunque, è quello del consenso all’utilizzo ed alla pubblicazione dell’immagine.

Appare quasi superfluo sottolineare che il consenso del soggetto minorenne non possa considerarsi validamente prestato, tranne in casi particolari (il codice civile disciplina i casi in cui gli atti compiuti dagli incapaci assumono validità).

In relazione ai minori degli anni 18, dunque, il consenso viene prestato dai genitori, esercenti la responsabilità genitoriale [Ai sensi dell’articolo 320 del codice civile «I genitori congiuntamente, o quello di essi che esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale, rappresentano  i figli nati e nascituri in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni. Gli atti di ordinaria amministrazione, esclusi i contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore»].

Chiarito questo aspetto, resta aperto l’interrogativo se il consenso alla pubblicazione dell’immagine sia un atto da compiersi congiuntamente o disgiuntamente dai genitori.

Il problema ermeneutico non pare di agevole soluzione e, dunque, va ricostruito secondo i principi generali dell’ordinamento.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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