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Ne bis in idem: oltre la sentenza Donati

02 gennaio 2018 -
Ne bis in idem: oltre la sentenza Donati

ABSTRACT

Il quesito a cui si vuole dare risposta attiene alla possibilità di applicare in chiave estensiva il divieto del ne bis in idem ad un’ipotesi di contemporanea pendenza di due procedimenti, l’uno davanti al tribunale ordinario, l’altro davanti al tribunale militare, nessuno dei quali sia ancora giunto a conclusione, che abbiano ad oggetto lo stesso fatto e siano promossi contro la stessa persona.

 

What we are going to discuss about is whether si admissible or not to apply the “ne bis in idem” principle to those criminal trials which are both pending further approval above the Criminal Court and the Military court and which have been started against the same indicted for the same fact.

 

Indice:

1. Introduzione

2. Il caso di specie

3. Il presupposto oggettivo del ne bis in idem: “il medesimo fatto”

3.1 Analisi del caso specifico alla luce del criterio interpretativo “naturalisticamente orientato.

4. La sentenza o il decreto penale divenuti irrevocabili: prospettaive di superamento

5. Il concorso formale di reati

6. La diversa natura della giurisdizione

7. Conclusioni

 

1 - Introduzione

Il quesito a cui si vuole dare risposta attiene alla possibilità di applicare in chiave estensiva il divieto del ne bis in idem ad un’ipotesi di contemporanea pendenza di due procedimenti, l’uno davanti al tribunale ordinario, l’altro davanti al tribunale militare, nessuno dei quali sia ancora giunto a conclusione, che abbiano ad oggetto lo stesso fatto e siano promossi contro la stessa persona.

Dopo aver descritto le condotte contestate, si cercherà di individuare tra le stesse quegli elementi di uguaglianza che consentono di qualificarle “eadem res” alla stregua dell’interpretazione fornita da recente giurisprudenza nazionale e comunitaria. Tale operazione consentirà anche di chiarire, in premessa, quali sono i più recenti e dominanti approdi/orientamenti giurisprudenziali in ordine alla definizione della natura del presupposto oggettivo del divieto di un secondo giudizio, id est l’identità del fatto.

Essenziale all’argomentazione in procinto di essere sviluppata è, inoltre, l’analisi dei contenuti della Corte Cassazione SS.UU. Sentenza n. 34655/2005 (sentenza Donati) sul contrasto di giurisprudenza insorto riguardo l’applicabilità dell’articolo 649 del Codice di Procedura Penale alle sentenze non ancora passate in giudicato. È proprio la portata significativamente innovativa di questa pronuncia, infatti, che spinge ad interrogarsi in ordine alla legittimità di un’interpretazione ulteriormente estensiva dell’articolo 649 Codice di Procedura Penale all’ipotesi su esposta, seppur nei limiti e nel rispetto dei dettami costituzionali.

 

2 - Il caso di specie

La prima contestazione, in ordine cronologico, è per il reato p. e p. dagli articoli 110 e 640 capoverso del Codice Penale perché in concorso tra loro, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, con artifizi e raggiri consistiti nel presentare in sede di accertamento della dichiarazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate una fattura falsa l’attestante spese mediche non sostenute, inducendo in errore l’Agenzia delle Entrate in ordine alla effettiva spesa sostenuta e dichiarata nei modelli 730 si procuravano l’ingiusto profitto conseguente all’annullamento dell’avviso di accertamento emesso ai sensi dell’articolo 36 ter del Decreto del Presidente della Repubblica 600/73; in particolare i contribuenti A. e  B., dopo aver ricevuto l’avviso di accertamento , si rivolgeva al suo referente C., il quale contattava D. ed  E. che a loro volta si interessavano al fine di ottenere l’annullamento dell’accertamento, dopo aver mostrato la falsa fattura.

Articolo pubblicato in: Diritto penale, Procedura penale


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