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Società estinte e debiti tributari

09 marzo 2018 -
Società estinte e debiti tributari

Indice

1. Premessa

2. La disciplina civilistica

3. La disciplina tributaria

4. Capacità processuale e legittimazione

 

1. Premessa

Nell’ultimo periodo la Corte di Cassazione sta adottando numerose ordinanze che, con motivazione semplificata, affrontano due questioni in materia fiscale legate alla cancellazione di una società dal registro delle imprese la cui corretta soluzione rileva al fine di poter individuare, da un lato, chi possa essere chiamato a rispondere di eventuali debiti tributari della società che residuano dopo la cancellazione medesima e, dall’altro, chi possa agire in giudizio per contestare gli atti dell’amministrazione finanziaria rivolti a società già estinte[1].

Tali ordinanze danno, almeno in punto estinzione, applicazione ai principi già espressi dalla  Cassazione a Sezioni Unite con le sentenze rese nel 2010, nn. 4060, 4061 e 4062 che, a seguito dell’entrata in vigore della riforma della disciplina delle società di capitali e cooperative del 2003, hanno superato il contrasto giurisprudenziale insorto tra l’indirizzo giurisprudenziale in voga prima dell’entrata in vigore della citata disciplina e l’indirizzo formatosi successivamente[2].

A monte della riforma del legislatore e del mutamento d’indirizzo giurisprudenziale si pone la sentenza della Corte Costituzionale n. 319/2000 in cui si evidenzia come la lettura delle norme allora vigenti sugli effetti della pubblicità della cancellazione delle società comportasse una chiara disparità di trattamento tra imprese individuali e imprese collettive e ciò con particolare riferimento al principio di cui all’articolo 10 della legge fallimentare per cui gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo.

La dichiarazione di fallimento è consentita, infatti, entro un anno dalla cancellazione, ma per le imprese collettive, a differenza di quelle individuali, rimaneva incerto il momento della loro fine o estinzione da cui far decorrere il termine di un anno poiché si faceva riferimento, alla luce dell’interpretazione prima vigente, all’incerto momento in cui tutti i rapporti giuridici pendenti fossero estinti[3].

Interessante è notare come la Consulta evidenzi espressamente nella citata sentenza come vi sia stata da parte dei giudici ordinari “un’evidente contrarietà ad abbandonare l’interpretazione restrittiva da lungo tempo consolidata in sede di legittimità” e ciò nonostante la Corte Costituzionale avesse già evidenziato con una precedente pronuncia come il fallimento dell’ex socio debba essere circoscritto entro un prestabilito limite temporale di ammissibilità[4].



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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