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Arms Trade Treaty: la IV Conferenza di Tokyo

11 settembre 2018 -
Arms Trade Treaty: la IV Conferenza di Tokyo

Di Giovanni Pagani

 

Da pochi giorni si è conclusa la quarta Conferenza ONU sul regime giuridico del commercio delle armi convenzionali. Durante questa sessione, tenutasi a Tokio dal 20 al 24 agosto, i rappresentanti degli Stati firmatari, di altri Stati osservatori – e con loro le organizzazioni internazionali e regionali, nonché i rappresentanti della società civile e dell’industria – oltre ad avere rilasciato le rituali dichiarazioni di carattere generale, hanno affrontato le questioni inerenti lo stato di attuazione di questo importante accordo internazionale. A questo avvio dell’ordine del giorno si è aggiunto naturalmente un articolato dettaglio di notevole rilievo.

Questa comunità internazionale riunita nel del Trattato ATT (d’ora in avanti Stati Parte) ha discusso su argomenti molto impegnativi, come i sistemi di controllo nazionali, la cooperazione tra le agenzie e i divieti previsti dal Trattato stesso.

In queste disposizioni, sancite dagli articoli 6 e 7, rientrano ad esempio le violazioni degli obblighi assunti dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU in tema di embarghi; si aggiunge inoltre il divieto, per ogni Stato Parte, di autorizzare il trasferimento di armi convenzionali in violazione di obblighi che esso ha assunto sul piano internazionale e in particolare la fattispecie del trasferimento o del traffico illecito di armi convenzionali­; in tema di illecito non di minore importanza riveste la consapevolezza che le armi o gli oggetti  possano essere utilizzati per atti di genocidio, per crimini contro l’umanità, oppure per le violazioni contenute nelle Convenzioni di Ginevra del 1949, e via di seguito nell’ambito dell’ampio panorama delle condotte internazionali riconosciute come giuridicamente illecite.

Anche la valutazione delle esportazioni, delle importazioni, la diversione, hanno fatto parte delle analisi dell’appuntamento giapponese. Quest’ultima poi, tradotta nel significato dell’articolo 11 del Trattato, vieta gli scopi che sono manifestamente contrari ai suoi principi e ai suoi contenuti, come, ad esempio, una volontaria deviazione di un trasferimento di armi convenzionali verso un circuito illegale rispetto a una destinazione (legale) dichiarata.

Le fattispecie in esame si chiudono con il transito (cioè l’attraversamento di un Paese terzo rispetto al Paese destinatario), il trasbordo delle armi convenzionali e la tenuta dei registri. Su quest’ultimo punto le disposizioni del Trattato (si veda perciò l’articolo 12) prescrivono agli Stati Parte l’istituzione di registri nazionali nei quali vi sia traccia delle esportazioni effettuate e traccia dell’ingresso sul proprio territorio nazionale delle cosiddette conventional arms. Questo documento, tuttavia, non va confuso con il registro delle armi convenzionali delle Nazioni Unite (UNOCA), che con l’aggiornamento fornito dai governi si rivela uno strumento importante ai fini di una maggiore trasparenza riguardo ai  ovimenti di questo tipo di ‘merce’.

Articolo pubblicato in: Diritto internazionale, Diritto militare


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