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Obsolescenza programmata. L’AGCM sanziona Apple e Samsung

31 ottobre 2018 -
Obsolescenza programmata. L’AGCM sanziona Apple e Samsung

Di Alessandro Re e Guido D’Ippolito

 

Sommario:

1. Introduzione

2. I provvedimenti dell’Antitrust

3. Rilevanza di una corretta informazione del consumatore sulla vita utile del prodotto

4. L’obsolescenza programmata in ambito internazionale

5. Rimedi

6. Conclusioni

 

1. Introduzione

Con due provvedimenti del 25 settembre 2018, pubblicati in data 24 ottobre[1], l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato con il massimo edittale[2]le società del gruppo Apple[3]e del gruppo Samsung[4]per pratiche commerciali scorrette ex artt. 20, 21, 22 e 24 del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (“Codice del Consumo”). Tali pratiche riguardano il rilascio di alcuni aggiornamenti del firmwaredei loro dispositivi che ne hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi.

Con questi provvedimenti, l’AGCM prende posizione riconoscendo un fenomeno che da tempo e sempre più è avvertito dai consumatori come lesivo dei loro diritti, quello della c.d. obsolescenza programmata.

L’obsolescenza programmata può essere definita come quella pratica posta in essere dal produttore di un bene di consumo diretta a parametrate il ciclo di durata dello stesso in un periodo inferiore rispetto al suo normale deterioramento.

L’obsolescenza programmata ha dunque lo scopo di «instillare nell’acquirente il desiderio di comprare qualcosa di appena un po’ più nuovo e un po’ prima di quanto sia necessario»[5]. Con riferimento soprattutto ai prodotti elettronici, il produttore spinge il consumatore a sostituire il bene prima del normale tempo di usura degradando le funzionalità dello stesso e aumentandone progressivamente i problemi nell’utilizzo.

Gli effetti di questa tendenza sono, da un lato un vantaggio per l’industria, dall’altro l’alterazione dell’autonomia contrattuale e della libera scelta del consumatore, costretto a sostituire un bene prima di quanto pensasse, in considerazione di una comune ma purtroppo erronea valutazione della qualità e durata del device, nonché danni in termini di inquinamento (causato dalla complessità nello smaltimento dei dispositivi elettronici) e di consumo di risorse materiali e energetiche necessarie per costruire beni di poco migliori rispetto a quelli sostituiti.

L’obsolescenza programmata è quindi il risultato di diversi fattori. La tendenza alla vendita di sempre nuovi dispositivi fa leva sulla naturale inclinazione al consumismo della società. Per sostenere la domanda di prodotti nuovi ad intervalli di tempo sempre più ridotti si è arrivati quindi a forzare l’acquisto di tali beni riducendo la funzionalità di quelli al momento sul mercato, non potendo infatti aspettare il loro normale deterioramento. Ancora, si osserva spesso che il deterioramento dei dispositivi si inizia a percepire una volta scaduto il periodo di garanzia legale di conformità stabilito per i prodotti elettronici[6]. In questo modo la riduzione di funzionalità e i malfunzionamenti dei dispositivi non sarebbero a carico del produttore ma si tradurrebbero in un ulteriore esborso del consumatore.

 

2. I provvedimenti dell’Antitrust

I due provvedimenti “gemelli” con cui l’Autorità Antitrust italiana ha sanzionato Apple e Samsung per pratiche commerciali scorrette riguardano la proposizione e l’installazione di aggiornamenti software che hanno causato notevoli malfunzionamenti nei dispositivi interessati[7].

Tali pronunce mostrano subito il loro rilievo innovativo, potendo fungere da preludio a un’interpretazione evolutiva delle norme del Codice del Consumo e a una riflessione sull’opportunità di una riforma di alcuni punti della normativa consumeristica.

Il percorso argomentativo svolto dall’AGCM trova il suo avvio nella considerazione del carattere aggressivo degli aggiornamenti insistentemente proposti dalle due compagnie ai possessori dei modelli di smartphoneoggetto dell’istruttoria.

In particolare, le modalità con cui detti aggiornamenti sono stati prospettati ai consumatori vengono qualificate come indebito condizionamento nei confronti dell’utenza. Secondo l’Autorità, le opzioni a disposizione del consumatore in occasione del lancio di un nuovo upgrade – ossia la scelta tra la possibilità di installare subito o più tardi l’aggiornamento – non lascerebbero scelta a coloro che valutassero «non opportuno passare alla nuova versione del firmware[…] per cui il consumatore è costretto a svolgere continuamente un’azione positiva per rimandare il download o l’installazione»[8].

Inoltre, viene contestato alle due multinazionali l’omissione informativa in danno degli utenti.

Gli aggiornamenti firmware rilasciati hanno cagionato nei dispositivi interessati malfunzionamenti consistenti in spegnimenti improvvisi, rallentamenti e deterioramento delle batterie. Il fenomeno, secondo quanto si legge nei provvedimenti, è da addebitare all’impatto della nuova versione del sistema operativo sull’hardware. L’Antitrust rileva infatti che: «l’installazione di un nuovo firmwaresu un hardwareinferiore a quello di ultima generazione – ancorché compatibile – e con alcuni componenti chiave usurati può dunque determinare una riduzione, anche significativa, delle prestazioni dell’apparecchio»[9], cosa che si è verificata nel caso di specie. Orbene, ciò che l’AGCM addebita ad Apple e Samsung è il non avere informato gli utenti circa le possibili conseguenze negative degli aggiornamenti sulla funzionalità degli smartphones.

Riguardo al comportamento che ci si sarebbe atteso dai professionisti, l’Autorità sancisce alcuni importanti principi. In primo luogo, qualora un aggiornamento possa influire in senso peggiorativo sulle prestazioni dell’apparecchio, il professionista ha l’onere di «non soltanto individuare dei modelli astrattamente compatibili con un certo aggiornamento firmware, ma anche valutare l’impatto degli aggiornamenti rilasciati per i dispositivi già in uso, tenendo conto del possibile stato dell’hardwaresul quale il medesimo potrà essere installato»[10]. Ciò alla luce del fatto che la notevole asimmetria informativa con l’impresa impone al consumatore di affidarsi alla reputazione del professionista per valutare l’utilità e la necessità dell’aggiornamento.

In secondo luogo, viene affermata la necessità di un delicato bilanciamento tra l’esigenza di garantire la sicurezza dell’utente e la risoluzione di bug e il diritto del possessore del dispositivo di «utilizzare il prodotto con le funzionalità che erano state promesse e che risultavano presenti al momento dell’acquisto»[11].

In considerazione della circostanza che non sempre gli aggiornamenti firmwareapportano un effettivo miglioramento del funzionamento del prodotto, rientra nello standarddi diligenza richiesto al professionista non solo informare i consumatori dei possibili rischi, ma anche individuare la configurazione hardwareche consenta di minimizzare simile rischio, al fine di porre il consumatore nella condizione di scegliere consapevolmente se effettuare o meno l’aggiornamento.

Pertanto, non pare giustificabile un compromesso «non scelto consapevolmente dal consumatore sulla base delle proprie preferenze e dopo essere stato messo in condizione di valutare se il dispositivo sia in grado di fornire tali prestazioni – che sacrifichi la funzionalità attuale del prodotto in cambio di una innovazione tecnologica potenziale»[12]. Sotto tale aspetto, rileva altresì l’impossibilità di effettuare un downgrade, unica soluzione atta a porre rimedio a eventuali malfunzionamenti conseguenti al download dell’aggiornamento[13].

Si perviene, infine, al nucleo centrale dei provvedimenti: ossia la correlazione tra le condotte di Apple e Samsung e la politica di sostituzione degli apparecchi.

Il concetto può essere così sinteticamente riassunto: le evidenze istruttorie dimostrano la coincidenza temporale tra il rilascio degli aggiornamenti contestati e un picco delle richieste di assistenza da parte dei possessori dei modelli interessati, non giustificabile – per la sua entità numerica e temporale – con l’usura degli apparecchi. A fronte di simili problematiche, riscontrate in prossimità o poco oltre il decorso del termine biennale di garanzia del prodotto, l’Autorità sottolinea come i professionisti abbiano subordinato la riparazione dei dispositivi a costi eccessivamente elevati rispetto al valore residuo del bene. Conseguentemente, si è incentivato un processo di sostituzione con diversi modelli del medesimo produttore.

L’Antitrust pertanto giunge a qualificare i comportamenti di Apple e Samsung come pratiche commerciali scorrette, in violazione degli artt. 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo.



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