Fondi strutturali europei 2021-2027

Dopo 4 giorni il ghiaccio si è formato, e i primi cacciatori inuit vanno a cacciare
Ph. Isacco Emiliani / Dopo 4 giorni il ghiaccio si è formato, e i primi cacciatori inuit vanno a cacciare

I Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE) rappresentano il principale strumento finanziario attraverso il quale l’Unione Europea persegue gli obiettivi della politica di coesione.

Per politica di coesione economica, sociale e territoriale, si intende l’insieme delle misure che, riducendo il divario tra i vari livelli di sviluppo delle varie regioni europee, promuovono un’evoluzione armoniosa dell’Unione (art. 174 TFUE).

Il nuovo periodo di programmazione dei fondi (2021-2027) dovrà necessariamente portare l’UE in una nuova fase di integrazione, di superamento della crisi economica-occupazionale dettata dalla pandemia e quindi di contrasto all’euroscetticismo.

 

Fondi strutturali: periodo 2014-2020

Prima di procedere oltre è opportuno analizzare, brevemente, il periodo di programmazione (2014-2020) appena trascorso che, inserendosi nel programma “Strategia Europa 2020”, ha visto quale obiettivo principale dell’impiego dei Fondi strutturali il conseguimento di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in tutte le aree europee.

In tale lasso di tempo l’Unione ha favorito lo sviluppo delle regioni meno floride, l’aumento dei livelli di occupazione e la cooperazione tra le differenti realtà locali presenti sul territorio.

Più precisamente, il Regolamento UE 1303/2013 ha indicato dettagliatamente gli obiettivi tematici da realizzare e definito un Quadro strategico comune (QSC) in grado di facilitare e guidare gli Stati nell’utilizzo e sfruttamento dei diversi fondi.

Ogni Stato membro, all’inizio del periodo di programmazione, ha così predisposto in collaborazione con la Commissione europea un accordo di partenariato volto a illustrare le strategie e le priorità di tale Stato membro, nonché le modalità di impiego efficace ed efficiente dei Fondi strutturali, mediante programmi operativi nazionali (PON) o regionali (POR) al fine di perseguire la Strategia Europa 2020.

Per il periodo finanziario appena trascorso la quota del bilancio UE per la coesione (pari a circa un terzo del bilancio complessivo), suddivisa tra il Fondo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di Coesione, è stata pari a 351,8 miliardi di euro; che diventano 450 miliardi se si tiene conto delle risorse destinate allo sviluppo rurale nell’ambito della politica agricola comune e al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

Con particolare riguardo ai 32,8 miliardi ricevuti dal nostro Paese (secondo Stato maggior beneficiario dei fondi strutturali), gli obiettivi concordati con la Commissione europea miravano alla realizzazione, con maggiore attenzione e dispendio di risorse per il Sud Italia, di infrastrutture, soluzioni occupazionali e inclusione sociale, nonché il raggiungimento di un alto grado di efficienza nella gestione delle risorse naturali e nella qualità ed efficacia della pubblica amministrazione.

 

Fondi strutturali: modalità di gestione

Per quanto concerne le modalità di gestione dei Fondi strutturali, i principi e criteri regolatori sono quelli della programmazione, del partenariato e della complementarietà.

La Commissione europea, infatti, programma gli stanziamenti dell’UE, in un arco temporale pari a sette anni, all’interno di un quadro di stretta condivisione e cooperazione con gli Stati membri e nell’ottica di completamento delle singole azioni nazionali, integrandovi gli obiettivi perseguiti dall’Unione.

Ogni Stato membro, per un’ottimale attuazione dei fondi strutturali, designa un organismo nazionale, regionale o locale (l’autorità di gestione) con compiti di direzione e controllo su un programma operativo (PO), conformemente al principio della sana gestione finanziaria e della corretta informazione ai beneficiari delle azioni.

L’autorità di gestione verifica la corretta esecuzione delle azioni, l’effettiva esecuzione delle spese e la conformità di queste alle norme nazionali ed europee.

Spetta, invece, all’autorità di certificazione presentare le domande di pagamento alla Commissione europea dopo aver verificato e certificato che le stesse provengano da sistemi di contabilità affidabili e che siano state oggetto di verifiche da parte dell’autorità di gestione.

A completamento del sistema di gestione dei Fondi strutturali si pongono le autorità di audit, soggetti indipendenti dalle autorità di gestione e certificazione, con il compito di accertare, attraverso opportuni controlli, il corretto funzionamento dei sistemi di gestione e controllo del PO, appurandone l’affidabilità.

Inoltre, vale la pena segnalare come in un’ottica di cofinanziamento, i beneficiari dei fondi debbano contribuire al finanziamento del progetto con risorse proprie. In linea generale la partecipazione finanziaria a carico del bilancio UE va dal 50% all’80% delle spese totali ammissibili di un progetto.

 

Fondi strutturali 2021-2027: in che direzione andrà l’Europa?

Conclusa la breve disamina su quanto è stato e sulla modalità di gestione dei Fondi strutturali, è ora opportuno capire in che direzione intende muoversi l’UE nei prossimi sette anni.

La politica di coesione per il nuovo periodo di programmazione è stata definita attraverso i Regolamenti (UE) n. 1056, 1057, 1058, 1059, 1060 del 2021; i quali contengono le disposizioni applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), al Fondo di Coesione (FC), al Fondo Sociale Europeo plus (FSE+), al Just Transition Fund (JTF), al Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP), come pure al Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) e al Fondo Sicurezza Interna (FSI).

I Fondi strutturali avranno il compito di perseguire cinque macro-obiettivi tematici, ovverosia la realizzazione di un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più vicina ai cittadini, più sociale e inclusiva.

L’impellente necessità di un’Europa più intelligente e connessa è emersa in maniera netta ed evidente durante i vari lockdown che hanno caratterizzato gli ultimi due anni e che, con particolare riferimento allo smart working e alla didattica a distanza (DAD), hanno messo a nudo le carenze digitali e infrastrutturali di alcune regioni europee.

Gli obiettivi legati alla realizzazione di un’Europa più vicina ai cittadini, sociale e inclusiva mirano, viceversa, a fronteggiare altre problematiche che la globalizzazione e la pandemia hanno sollevato; ovverosia, un alto tasso di disoccupazione tra i giovani, l’aumento del numero di cittadini europei in povertà, la sfiducia nei confronti dell’Unione Europea e il rischio che tale situazione determini tensioni socio-politiche.

In un’ottica di avvicinamento e coinvolgimento dei cittadini nella costruzione di un’Europa equa, verde e digitale si pone, inoltre, la Conferenza sul futuro dell’Europa che consente ai cittadini europei di condividere, attraverso incontri, proposte e dibattiti, le loro idee per contribuire a plasmare il futuro dell’Europa.

Infine, appare come ovvio, ma essenziale e imprescindibile, l’inserimento tra gli obiettivi strategici di un’Europa più verde e con una drastica riduzione delle emissioni di carbonio mediante la transizione verso un’energia pulita e un doveroso utilizzo delle fonti rinnovabili, onde garantire una limitazione dei cambiamenti climatici e dei loro preoccupanti effetti.

La dotazione prevista per i vari Fondi strutturali è di oltre 330 miliardi di euro, corrispondente anche per questo nuovo periodo a quasi un terzo del bilancio a lungo termine dell’Unione Europea.

Da segnalare come i nuovi Regolamenti presentino alcune innovazioni nella gestione dei Fondi strutturali, garantendo, in particolare, maggiore flessibilità agli Stati membri che, entro certi limiti, potranno spostare parte delle risorse tra le categorie di regioni ovvero verso programmi UE a gestione diretta.

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’ultima bozza dell’accordo di partenariato vede 83 miliardi di euro destinati all’Italia per PON o POR quali: Salute, Innovazione ricerca e competitività per la transizione verde e digitale, Scuola e competenze, Fondo per una transizione giusta, giovani donne e lavoro.

In conclusione, è evidente come dalla politica di coesione e dal corretto utilizzo dei Fondi strutturali europei dipenda la stessa tenuta istituzionale, politica ed economica dell’Unione Europea.

Si tratta di ingenti risorse che, unitamente al Fondo per la ripresa (Next Generation EU), rappresentano una ghiotta occasione per proiettare l’Europa nel futuro, garantendo un solido avvenire alle nuove generazioni, sulla scia di uno sviluppo che dovrà essere, necessariamente, equo e sostenibile.