Ucraina: se anche la Svizzera rinuncia alla neutralità

Il Paese si allinea alle decisioni prese dagli Stati europei
Ucraina; l'addio della Svizzera alla neutralità
Ucraina; l'addio della Svizzera alla neutralità

Ucraina: se anche la Svizzera rinuncia alla neutralità

Storica decisione quella di ieri della Federazione svizzera che si schiera a favore dell'Ucraina e applica le sanzioni decise dall'unione europea, rinunciando alla proverbiale neutralità.

Forse non è tutta farina del proprio sacco, quella della presa di posizione della Svizzera sulla guerra in Ucraina, che, seppur arrivata tardivamente, si allinea alle decisioni già prese dall’Unione Europea.

Come ci rivela Politico.com nell’articolo: “EU hits out at Switzerland after government drags feet on Russia sanctions” venerdì scorso “l'UE si è scagliata contro la Svizzera per non aver sanzionato la Russia in risposta all'invasione dell'Ucraina.

“Questa è la più grande minaccia alla sicurezza e stabilità europea dalla fine della seconda guerra mondiale. E non riguarda solo l'Ucraina, riguarda l'Europa e non solo l'Unione Europea: riguarda l'Europa in senso stretto. La Svizzera fa parte dell'Europa", ha detto ai media a Bruxelles il portavoce della Commissione europea Peter Stano.

“Quindi ci aspettiamo che i nostri partner, i nostri vicini, i nostri alleati seguano l'esempio difendendo i principi su cui si basano le nostre comunità e i nostri paesi. Tra questi principi ci sono il rispetto delle regole internazionali, la protezione della democrazia e la solidarietà", ha aggiunto

Difatti, poche ore dopo il governo svizzero ha formalmente esteso l'elenco esistente di individui presi di mira nella guerra Ucraina, come aveva annunciato giovedì, aggiungendo i 363 individui sanzionati dall'UE all'inizio di questa settimana.

Anche il New York Times dà notizia dell’accaduto: “Switzerland says it will freeze Russian assets, setting aside a tradition of neutrality”, ovvero “La Svizzera afferma che congelerà i beni russi, mettendo da parte una tradizione di neutralità”.

Dice l’articolo. “Dopo un incontro con il Consiglio federale svizzero, il presidente della Svizzera, Ignazio Cassis, ha dichiarato che il Paese congelerà immediatamente i beni del presidente russo, Vladimir V. Putin, del primo ministro Mikhail V. Mishustin e del ministro degli Esteri Sergey V. Lavrov, nonché quelli di tutti i 367 individui sanzionati la scorsa settimana dall'Unione Europea”.

La Svizzera, dunque, si allinea su tutte le sanzioni decise dall'Ue nei confronti di Mosca, "senza eccezioni", come ha sottolineato il ministro delle finanze Ueli Maurer durante la conferenza stampa.

Nonostante la presa di posizione sull’Ucraina, la Svizzera però si è detta pronta a fare da mediatore per trovare punti comuni. Ha anche chiuso lo spazio aereo ai voli russi, con esclusione di quelli umanitari o diplomatici, riservando la possibilità di valutare le sanzioni di volta in volta prese e di decidere al momento se aderire o meno.

Una posizione, dunque, quella della Svizzera non totalmente schierata con l’Ucraina, ma di certo potenzialmente contro la Russia di Putin.

Vediamo in dettaglio le decisioni.
 

Le decisioni per l'Ucraina e contro la Russia

Possiamo riassumerle cosi:

- congelamento dei beni di coloro che si trovano nelle liste stilate da Bruxelles (si parla di oligarchi e grandissimi investitori in terra elvetica);

- divieto di apertura per costoro di nuovi conti in Svizzera;

- adesione immeditata al blocco del sistema di pagamento Swift per Russia e operatori, adoperandosi per cercare di evitare che il divieto venga aggirato;

- divieto di importazioni, esportazioni e investimenti, come già applicato nei confronti della Crimea e della città di Sebastopoli in vigore in Europa dal 2014, per le regioni ucraine di Doneck e Lugansk,, non più sotto il controllo del governo dell'Ucraina.

Una decisione, quella di schierarsi a favore dell’Ucraina, rinunciando alla storica neutralità, inusitata e mai presa dalla Svizzera in questi ultimi anni.

Sorprendente, da un lato, se si considera che, come ricorda il New York Times, “I dati della banca nazionale svizzera hanno mostrato che nel 2020 società e privati russi detenevano patrimoni per un valore di oltre 11 miliardi di dollari nelle banche svizzere. In quanto hub per il commercio globale di materie prime, la Svizzera ospita anche numerose società che commerciano petrolio russo e altre materie prime.

Una posizione, quella svizzera, dunque punitiva, ma in senso anche bilaterale.

Dunque, la fine della neutralità? L’addio a Ginevra quale sede per gli accordi bilaterali di pace avvenuti in tante occasioni passate? Potrebbe darsi. La questione ucraina è, d’altro canto, inusitata e mai vista dal dopoguerra ad oggi, meritevole, dunque, di decisioni eccezionali.

Ricordiamo infine che in Svizzera si sono visti “migliaia di manifestanti contro la guerra marciare a Berna, la capitale della Svizzera, durante il fine settimana. I manifestanti hanno gridato per la fine della "guerra di Putin" e hanno criticato la risposta inizialmente cauta del governo alla crisi.

E risposta fu: forza Ucraina!