Verso l’elezione di un Capo dello Stato “politico”?
Verso l’elezione di un Capo dello Stato “politico”?
È recente il dibattito sull’elezione del futuro “inquilino” del Quirinale. E mentre l’opinione pubblica si interroga sui papabili nominativi ad attirare l’attenzione dei costituzionalisti è l’esternazione resa da parte del Presidente del Consiglio di intravedere in tempi prossimi un esponente politico “vicino” alla propria maggioranza. Difatti, ciò risulta non privo di criticità, se solo si pensa che nel corso degli anni il Capo dello Stato ha gradualmente abbandonato i propri poteri, finendo per assumerne altri, sino a rivestire un ruolo marcatamente politico. Oltre ad una pressante interferenza in ordine alle dinamiche dei partiti politici, la figura istituzionale “per eccellenza” non si è sottratta ad un processo di trasformazione in termini di esercizio della funzione legislativa, rivedendo così il potere di rinvio di cui all’art. 74 Cost., senz’altro a detrimento del controllo sulle leggi e sulla produzione normativa dell’Esecutivo[1], ma contestualmente sfumando l’immagine di quel garante della Costituzione voluto e decantato in sede di Assemblea Costituente. Ormai ben nota è la c.d. “dottrina Mattarella”, ricca di penetranti interventi tali non poter essere ricondotti a quella leale collaborazione che per taluni ispira i rapporti tra il Presidente della Repubblica e gli organi politici costituzionali.
Il distacco dal contesto istituzionale rischia non solo di vanificare il dettato costituzionale, ma anche e soprattutto di disorientare quel soggetto che, in primis, necessita di risposte puntuali ai nodi insorti di continuo circa il senso complessivo delle decisioni di apparato: il popolo. Pertanto, tale prassi non sembra propensa “a ricomporre (ma, semmai, ancora di più divarica) la forbice che tiene lontana la comunità governata dagli organi governanti”[2]. Analogamente, la recente volontà di individuare una personalità politica - collocandola al Colle - comporta il netto distacco tra i due poli, nonché il rilancio di una risalente tesi sostenuta da Paolo Barile, tesi dell’indirizzo politico-costituzionale – fortemente osteggiata in dottrina – che ravvisava nel rafforzamento del ruolo del Presidente della Repubblica lo strumento per realizzare le premesse scritte nel testo costituzionale: “un ruolo quindi non soltanto di stimolo dell’intero sistema politico ed istituzionale nella direzione dell’attuazione della Costituzione, ma anche di integrazione dell’indirizzo politico di maggioranza e di correzione delle deviazioni nella corretta interpretazione dei principi e delle norme costituzionali”[3].
Se è vero che la figura presidenziale da sempre “sfugge a ricostruzioni unitarie”[4], è altrettanto vero che la stessa mantiene comunque un’immagine limpida e solenne, non potendo – oltretutto - risultare il frutto delle “convenienze” della classe politica del momento. È questo un terreno su cui mantenere alta l’attenzione, giacché anche le riforme prospettate – tra tutte, quella sul “Premierato”, considerata la madre di tutte le riforme - risultano ispirate a tali logiche nocive, andando a investire tutti i luoghi dell’equilibrio costituzionale.
[1] I dati istituzionali mostrano che – nel corso delle più recenti Presidenze – al declino della funzione di controllo esercitata dal Capo dello Stato si è accostato l’incremento quantitativo delle lettere elaborate in concomitanza alla promulgazione della legge.
[2] Così, A. RUGGERI, Verso una prassi di leggi promulgate con "motivazione"... contraria?, in Forum di Quaderni costituzionali, 2002, 3-4.
[3] Come sintetizzato da E. BINDI, Giovanni Gronchi e la cultura costituzionalistica italiana: alcuni spunti di riflessione, in Forum di Quaderni Costituzionali, n. 1, 2025, 173.
[4] Si giunge a ritenere che qualunque teoria debba raffrontarsi non solo col testo di una Costituzione “a maglie larghe” relativamente ai poteri e alla posizione del Capo dello Stato nella nostra forma di governo, ma soprattutto con la personalità dei singoli inquilini del Quirinale. In tale ottica, l’immagine del Capo dello Stato si pone in una complessa e poliedrica polifunzionalità, in stretta connessione con l’assetto del sistema politico nel quale è destinato ad operare in condizioni sempre divergenti, in virtù dei contesti storici; il suo ruolo si trova sempre più sovraesposto, specie rispetto al sistema politico partitico, di cui è ormai logorata la capacita di far funzionare correttamente le Istituzioni.