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Considerazioni in tema di comunicazione e impugnazione del licenziamento

20 settembre 2008 -
Sommario:

1. Il pensiero di Cass., sez. lav., 4.9.2008, n. 22287

2. L’inammissibile rifiuto di ricevere la lettera di licenziamento consegnata a mano in azienda

3.La comunicazione di licenziamento (e la sua impugnazione) tramite fax, telegramma ed e-mail

4.L’impugnativa del licenziamento tramite lettera di legale e questioni in ordine alla procura

1. Il pensiero di Cass., sez. lav., 4.9.2008 n.22287

La recentissima decisione di Cass., sez. lav., 4.9.2008 n.22287 (est. Roselli) – di cui riferiamo subito il pensiero in sintesi – ci fornisce l’occasione per una più ampia disamina delle modalità di comunicazione e di impugnativa del licenziamento, alla luce dell’orientamento maturato in giurisprudenza nel corso del tempo, accompagnato dalla prospettazione di nostre considerazioni in merito.

Vanno riferiti preliminarmente, per adeguata comprensione di quanto diremo in prosieguo, due dati normativi attinenti alla forma della comunicazione del licenziamento nonché all’impugnativa del medesimo, codificati rispettivamente nell’art. 2, L. n. 604/1966 e nell’art. 6 stessa legge (entrambi come modificati dalla L. n. 108/1990). Il primo dispone: « 1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro. […]». Il secondo – afferente all’impugnativa - recita: «1. Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso. […]».

Con la precitata sentenza la Cassazione ha enunciato il principio secondo cui «l’impugnazione del licenziamento individuale è tempestiva, ossia impedisce la decadenza di cui all’art. 6, L. n. 604 del 1966, qualora la lettera raccomandata sia, entro il termine di sessanta giorni ivi previsto, consegnata all’ufficio postale ed ancorché essa venga recapitata dopo la scadenza di quel termine». Senza snaturare il carattere ricettizio del licenziamento essa ha aderito all’impostazione della Corte costituzionale che aveva ritenuto – in campo processuale – che la decadenza per il soggetto onerato della notifica degli atti era impedita dalla consegna dei medesimi «all’ufficiale giudiziario oppure all’agente postale, poiché sarebbe irragionevole imporgli effetti sfavorevoli di ritardi nel compimento di attività riferibili a soggetti diversi (Corte cost. 26 novembre 2002 n. 477, 23 gennaio 2004 n. 28, 12 marzo 2004 n. 97)». Con tale orientamento la Consulta sottrasse al mittente l’ingiustificato accollo di eventuali responsabilità di terzi per la ritardata consegna degli atti al destinatario e conseguente ritardata cognizione dei medesimi. Nel campo del lavoro – dice espressamente Cass. 22287/2008 – tale esigenza è ancor più sostanziale e giustificata, in ragione della privazione in capo al lavoratore e per effetto del licenziamento dei mezzi di sostentamento correlati allo stato di disoccupazione e, quindi, l’orientamento palesato in campo processuale dalla Corte costituzionale si rivela ancor più meritevole di recepimento. Giustappunto queste ragioni stanno alla base del precedente in materia – prosegue ancora la Cassazione - afferente l’art. 410, secondo comma, cod. proc. civ. (secondo cui la comunicazione della richiesta del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza), ove tale disposto «è stato interpretato dalla Corte nel senso che il termine di decadenza per l’impugnazione del licenziamento viene sospeso col deposito dell’istanza di tentativo di conciliazione, contenente la detta impugnativa, presso la commissione di conciliazione, mentre è irrilevante, in quanto estraneo alla sfera di controllo del lavoratore, il momento in cui l’ufficio provinciale del lavoro provveda a comunicare al datore di lavoro la convocazione per il tentativo di conciliazione (Cass. 19 giugno 2006 n. 14087)».



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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