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Tasse scolastiche o contributi volontari?

23 aprile 2014 -

Drin, drin, è suonata la sveglia, è ora di levarsi dal letto e incamminarsi verso il “tempio della conoscenza”.

Su questa mia ultima locuzione, provocatoria e malcelata, vorrei sommessamente esprimere questo pensiero, ora, potenzialmente amplificato laddove lo stesso, venga condiviso da coloro i quali vorranno giovarsene, quale modesto invito alla riflessione condivisa.

Ed ecco qui il caso, il cui riferimento a fatti e persone è da ritenersi del tutto casuale, così l’evento in quanto tale.

Il giovane adolescente Sofo, brillante studente del primo anno di un liceo classico italiano, appassionato di diritto e accecato dall’affannosa ricerca della conoscenza e della giustezza, un giorno, solleva un quesito, riscontrando delle antinomie rispetto ad un articolo della Costituzione, segnatamente l'articolo 34 che testualmente recita:

La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Tale aporia, nasceva da una circolare scolastica, diretta alle famiglie, confezionata con il solito linguaggio burocratese, laddove veniva domandato ai genitori di versare la somma di € 200 per la frequenza scolastica a titolo di contributo.

Su tale termine, (contributo), Sofo domandava lumi ad un docente, ponendogli chiaramente, senza sbavature il seguente quesito: “Scusi prof., cosa significa contributo? Sono delle tasse che devo pagare per frequentare la scuola? Ma non è gratis?”.

Su questo interpello il professore, manco a dirlo, iniziava una filippica; tra affastellamenti e voli pindarici, dall’alto della sua conoscenza non era stato in grado di fornire una meritevole giustificazione a tale legittima quanto intelligente domanda.

Preso atto dell’assenza di una adeguata, risolutiva e chiara risposta da parte del docente, Sofo, si faceva carico di approfondire la tematica e in seguito prendeva atto che quel contributo, pur richiesto, in realtà non era dovuto.

Era un contributo assolutamente volontario e non ascrivibile ad un’imposizione fiscale.

Sicché, Sofo, dopo aver svolto le sue frenetiche investigazioni addiveniva a quanto segue.

In via preliminare occorre fare una distinzione:

- tasse scolastiche erariali, obbligatorie, nell’ultimo biennio delle scuole superiori dopo il compimento di anni sedici e l’assolvimento dell’obbligo scolastico;

- contributi a carattere esclusivamente volontario e destinati alla piano di offerta formativa dei discenti.

Le tasse scolastiche erariali si versano sul c.c.p. nr. 1016 intestato all’Agenzia delle Entrate-Centro Operativo di Pescara con l’indicazione esatta della causale.

Dall’anno scolastico 2006/2007 il principio costituzionale sopra narrato, ovvero l’obbligatorietà e la gratuità dell’istruzione, ora comprende anche i primi tre anni degli istituti di istruzione secondaria superiore, dei percorsi sperimentali di istruzione formazione professionale realizzati sulla base degli accordi quadro, in sede di conferenza unificata Stato-Regioni, città e autonomie locali.

Perciò, gli studenti che si iscrivono al primo, secondo e terzo anno dei corsi di studio degli istituti di istruzione secondaria superiore entro l’assolvimento dell’obbligo scolastico, sono esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche erariali, già a partire dall'anno scolastico 2007/2008.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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