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Marchi deboli, patronimici e capacità distintiva: canta ancora il canto rosso

03 aprile 2017 -
Marchi deboli, patronimici e capacità distintiva: canta ancora il canto rosso

Una nota produttrice di spumanti M. ha visto respingere le proprie pretese che miravano al rigetto della registrazione del marchio italiano “CANTO ROSSO DEI SENSI” sulla base del proprio precedente segno distintivo “CANTI”.

Con decisione del 22.2.2017 nell’opposizione n.815/2012 l’UIBM ha chiarito come il termine “Canti” dell’Opponente sia percepito dal consumatore come plurale di “Canto” ed abbia diversi significati riscontrabili anche nel vocabolario. Analogamente nel marchio richiesto, l’aggettivo “Rosso” indicherebbe un colore associato al termine generico “Canto” e l’unico elemento distintivo ricadrebbe nel patronimico SENSI.

Traendo, perciò le mosse dalla sentenza della Corte Europea C-251/95, (ovvero la Sabel BV v Puma AG, 11 Novembre 1997, E.C.R. 1997, I-6191) e recependo l’insegnamento del Tribunale di I Istanza (cfr. T-718/14, (ovvero il caso WE - T-718/14 del 30/11/2015) che ha sostenuto che “un elemento di un segno complesso non ha un ruolo distintivo indipendente se, insieme agli altri elementi del segno, quell’elemento forma una unità dal diverso significato se confrontato con il significato di quegli elementi presi separatamente[1], nonché seguendo le linee guida in materia di Gestaltung del Prof. Sandri nel suo “Percepire il Marchio”, ha sottolineato come nella comparazione della somiglianza dei marchi si debba tener conto dell’impressione generale percepita, cioè del risultato recepito dal consumatore di riferimento, il c.d. pay-off.

Conclude pertanto, l’Ufficio spiegando che: “l’impressione del consumatore è che percepisce tutto l’insieme e non i dettagli”, pertanto “le differenze riscontrate, quali la stilizzazione globale, la struttura e la combinazione dei colori nel marchio contestato, rendono tale marchio nel suo complesso assolutamente diverso dal marchio anteriore, che consiste in un unico elemento denominativo.”[2]

Tale valutazione aderisce a quella che ormai può considerarsi una tendenza seguita della giurisprudenza dell’UIBM che, anche nella decisione UIBM Trust Monti Fonti c/Aborritanza (n. 807/13 del 21/03/2016), ha avuto modo di tornare più volte sui concetti esposti sostenendo che: “Nessuna interazione, e conseguentemente nessun confronto, è prospettabile nella fattispecie in cui il riconoscimento della forma assume una sua identità significante, come tale percepita dal pubblico di riferimento, del tutto diversa l’una dall’altra.”[3]

Articolo pubblicato in: Diritto commerciale, Diritto industriale


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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