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Recenti sviluppi normativi sull’annullamento d’ufficio vincolato

19 ottobre 2017 -
Recenti sviluppi normativi sull’annullamento d’ufficio vincolato

A due anni di distanza dall’introduzione di un termine massimo per l’esercizio del potere generale di annullamento d’ufficio ad opera della l. n. 124/2015, modifica con la quale si è inteso chiaramente rafforzare le posizioni consolidate del privato, si impone una complessiva rivisitazione delle ipotesi di annullamento d’ufficio riconosciute a livello normativo, con particolare riferimento ai rapporti con il principio di tutela del legittimo affidamento.

Come è noto, l’articolo 21-nonies della l. n. 241/1990 contempla la fattispecie generale, consentendo all’organo che ha emanato il provvedimento amministrativo illegittimo, o ad altro organo previsto dalla legge, di annullarlo se sussiste un interesse pubblico attuale e concreto, diverso da quello al mero ripristino della legalità, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati.

Accanto ad essa, altre ipotesi sono poi previste da norme speciali.

Tra queste, in primo luogo vi è l’annullamento del permesso di costruire comunale da parte della regione, ai sensi dell’articolo 39 del d.p.r. n. 380/2001, in caso di contrasto dell’atto con la normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della sua adozione e da esercitarsi nel termine di dieci anni. Quantunque criticabile, il mancato coordinamento con il termine di diciotto mesi previsto dall’articolo 21-nonies come novellato dalla l. n. 124/2015 non pare porre grossi problemi, prevalendo la disposizione speciale in virtù del principio lex posterior generalis non derogat priori speciali[1].

Nonostante la disposizione affermi che i permessi «possono essere annullati dalla regione», per la giurisprudenza prevalente si tratta di un’ipotesi di annullamento vincolato[2], in ragione però della diversità con l’annullamento d’ufficio comunale. In questa prospettiva, infatti, l’interesse pubblico all’annullamento regionale è in re ipsa perché l’esercizio di un potere siffatto, a differenza di quello comunale, non comporta un riesame del proprio precedente operato, ma è finalizzato a ricondurre le amministrazioni comunali al rigoroso rispetto della normativa in materia edilizia, onde risulta ultronea una valutazione e motivazione su un’eventuale lesione dell’affidamento[3].



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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