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Chi sono i fattorini del food delivery?

08 novembre 2018 -
Chi sono i fattorini del food delivery?

Di Francesco Del Prato e Carlo Stagnaro

 

1. Introduzione

Chi sono e cosa vogliono i lavoratori della gig economy? In un precedente lavoro[1], abbiamo spiegato come i bassi costi di transazione resi possibili dall’innovazione digitale abbiano effetti sull’organizzazione industriale. L’idea di fondo è che, ormai, è possibile trovare soluzioni decentrate a problemi che nel passato richiedevano forme di integrazione orizzontale o verticale.

Un caso tipico è quello del food delivery: prima dell’avvento della connettività diffusa, i fattorini erano tipicamente dipendenti (sovente in nero) della pizzeria o del ristorante di cui consegnavano i prodotti. La consegna a domicilio era un servizio introdotto dall’esercizio commerciale con l’obiettivo di raggiungere un mercato che, altrimenti, non avrebbe potuto rifornire. L’ingresso delle piattaforme online ha radicalmente cambiato la struttura del mercato: la piattaforma, infatti, non agisce in una logica di integrazione verticale, ma offre servizi di intermediazione, sostanzialmente connettendo i tre versanti del mercato: il consumatore, il ristorante e il rider. Quest’ultimo si è “emancipato” dall’esercizio commerciale senza però diventare dipendente della piattaforma. Infatti – nonostante il vasto dibattito in materia[2] – non è soggetto ai vincoli di subordinazione tipici del lavoro dipendente, ma presenta caratteristiche tipiche del lavoro autonomo, tra cui la libertà di scegliere se e quando offrire i propri servizi.

In questo Focus presentiamo alcuni dati di un sondaggio sui rider italiani, condotto tra i collaboratori della piattaforma Deliveroo. I dati confermano non solo – come vedremo – che i fattorini tendono ad apprezzare le proprie condizioni di lavoro, ma anche che essi si comportano e si percepiscono come lavoratori autonomi.

Gran parte della discussione sul tema dei rider – assurti in qualche modo a simbolo di una nuova generazione di lavoratori apparentemente privi di tutele – ruota attorno a uno stridente fraintendimento sul tipo di relazione tra di loro e la piattaforma. Se visto con la logica dell’economia industriale, il rapporto “leggero” tra fattorino e piattaforma è la conseguenza proprio dei bassi costi di transazione che internet e gli smartphone determinano, abbattendo i costi di search (per mezzo della geolocalizzazione) e quelli reputazionali (attraverso i meccanismi di feedback o altri analoghi, che consentono ai tre attori – cliente, esercente e rider – di fidarsi gli uni degli altri pur senza intrattenere un rapporto personale e diretto all’atto della finalizzazione dell’ordine).

A dispetto di questo dato imprescindibile del modello di business delle piattaforme – senza il quale l’intermediazione stessa diventa priva di contenuto, perché la piattaforma sarebbe non più un intermediario ma essa stessa si porrebbe su un versante del mercato, cioè quello della consegna – rimangono forti le pressioni, se non per imporre un rapporto di subordinazione, quanto meno per mimare dinamiche contrattuali tipiche del lavoro dipendente. Vanno in questa direzione sia l’inclusione della figura del fattorino all’interno del contratto nazionale della logistica[3], sia le proposte di tutela dei lavoratori delle piattaforme attualmente in discussione presso il Parlamento Europeo[4]. Altri hanno suggerito l’introduzione di una terza figura, di fianco a quelle del lavoro autonomo e subordinato, per tenere conto delle peculiarità di queste attività senza metterne a repentaglio la sopravvivenza[5].

Quelle citate, e altre ancora, sono tutte riflessioni rilevanti, che tuttavia spesso trascurano un elemento a nostro giudizio cruciale: l’identità e le caratteristiche dei rider stessi.

 

2. Chi sono i rider?

2.1. Alcune statistiche descrittive

Un primo elemento di approfondimento su tale aspetto è emerso da un’indagine della Fondazione Rodolfo Debenedetti[6], che ha condotto una survey su 15.000 lavoratori. Estrapolandone i risultati, la Fondazione stima che i “lavoretti” coinvolgano circa 700 mila persone (il 2,5 per cento della popolazione attiva). Di questi, circa 150 mila hanno nella collaborazione con le piattaforme la loro principale fonte di reddito. I fattorini sono circa 10 mila. Il tipico rider fotografato dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti è un individuo tra i 30 e i 45 anni, in possesso di un diploma di scuola superiore. La maggior parte ottiene dalla gig economy una fonte di reddito non primaria (anche se il 20 per cento vi deve il suo stipendio principale), che si caratterizza per un impegno frammentario durante la settimana e presumibilmente temporaneo. Inoltre, la maggioranza dei fattorini si dichiara soddisfatta del proprio lavoro, che anzi vorrebbe poter praticare per più ore, e ne apprezza in particolare la flessibilità. Queste caratteristiche sono molto simili a quelle dei driver Uber, studiati da Jonathan Hall e Alan Krueger negli Stati Uniti: anch’essi sostengono di assegnare un grande valore alla flessibilità, e dichiarano di svolgere la propria attività con l’obiettivo principale di compensare le fluttuazioni nel loro reddito principale[7].

In questo Focus offriamo ulteriori informazioni relative all’identità, le caratteristiche e le percezioni dei fattorini. Anticipiamo infatti i risultati di una survey condotta tra i collaboratori della piattaforma Deliveroo tra il 30 agosto e il 6 settembre 2018. Inoltre, dove possibile, confrontiamo tali risultati con le risposte fornite in un round precedente di indagine, svolto nel mese di giugno 2018. Alla survey hanno risposto oltre 1.000 fattorini. Il tempo medio di compilazione del sondaggio è stato pari a 17 minuti.

Con Deliveroo lavorano oltre 4.000 rider, in larga maggioranza (91 per cento) uomini, la maggioranza giovani ma non giovanissimi (il 62 per cento ha tra i 20 e i 30 anni, il 23 per cento oltre 30 anni). Per la maggioranza (72 per cento) si tratta di italiani, ma la presenza di stranieri resta significativa. Tenendo conto del numero di consegne effettuate, in media il salario orario di un fattorino è pari a 12 euro/ora (contro i 7 euro previsti come minimo orario dal contratto della logistica). Naturalmente, questa stima implica che alcuni riusciranno a spuntare un reddito superiore, altri inferiore in funzione dell’attività effettivamente svolta a bordo del proprio mezzo (la bicicletta nel 72 per cento dei casi)[8].

I temi che ci interessa indagare riguardano in particolare i) la natura del rapporto di collaborazione tra il rider e la piattaforma e ii) la percezione di tale rapporto da parte del rider. Nel valutare i risultati dell’indagine, e nel confrontarli col round precedente dove possibile, occorre tenere presente che il periodo in cui si è svolta (fine agosto e inizio settembre) coincide tipicamente con un momento dell’anno nel quale una delle principali popolazioni di fattorini (gli studenti) è assente dalla città.

Figura 1

Da quanto tempo collabori con Deliveroo?

 

Articolo pubblicato in: Diritto del lavoro e della sicurezza


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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