Gli ultimi giorni dell’ex Tribunale di Imola a Palazzo Calderini

Progetto fotografico
Ex Tribunale di Imola
Ph. Massimo Golfieri / Ex Tribunale di Imola

Tra l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre 2013, in conseguenza della riforma della Giustizia voluta dall’ex guardasigilli Paola Severino, che tagliò 947 piccoli tribunali in tutta Italia, venne soppressa anche la sede distaccata in Imola del Tribunale di Bologna.

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Il  Tribunale aveva sede nel quattrocentesco palazzo Calderini dove nel1897 il Comune di Imola vi trasferì gli uffici della Regia Pretura e che successivamente divenne sede della sezione distaccata del Tribunale di Bologna. Una sede storica con un’area di competenza di ben 12 comuni.

Nel 2013 ero tutore di mia madre invalida e periodicamente mi capitava di frequentare il tribunale per portare i resoconti che questo ruolo mi competeva. Qualche volta restavo un po’ di più a curiosare in quegli ambienti austeri e decadenti, dove tutto era molto formale all’apparenza; ricordo che vivevo quei momenti come un’esperienza filmica, il luogo dove finiscono i gialli, dove si interdicono le madri, i padri, dove si va per vie legali, dove deambulano altezzosi principi del foro, avvocati, giudici istruttori, azzeccagarbugli, imputati, pregiudicati, incensurati (come me), cancellieri, scrivani, impiegate depresse per la carenza di cancelleria e impiegati che fanno pile di fotocopie, portaborse e gente che girava un po’smarrita con una cartella in mano…una volta mi capitò di vedere un uomo in manette tra due carabinieri che entravano nella sala udienze.

Le mie incursioni in questo ambiente mi stimolarono molto l’idea di fare delle fotografie…ma non alle persone bensì agli ambienti che erano intrisi di anni e anni di vita giudiziaria, un mondo in cui mi sentivo anch’io un po’…alieno.

Un tribunale non è propriamente un luogo in cui si vada con grande leggerezza, anzi meno lo si frequenta, meglio è, a parte naturalmente per gli addetti ai lavori. Non è un carcere (anche se per qualcuno può esserne l’anticamera), ma rimane pur sempre una sede istituzionale con una facciata “severa” nel bene e nel male garante e dispensatrice di Giustizia ma, come sappiamo, non è sempre detto che la legge è uguale per tutti.

L’idea di realizzare una testimonianza visiva sui quei luoghi in via d’estinzione che odoravano ancora di carta a carbone e inchiostro da timbri in quel bel palazzo antico un po’ trascurato che gli dava il fascino del tempo che passa mi affascinava molto. Mi piaceva sviluppare quel  “soggetto” che era endemico in quel palazzo che dal 1500 aveva avuto sempre un ruolo “giuridico” in Imola, era una location perfetta.

Ne parlai con un cancelliere che conoscevo e con le dovute garanzie ottenni l’autorizzazione del Giudice a fotografare l’edificio negli ultimi giorni di attività prima del trasloco definitivo.

Dal giorno successivo e nei dieci giorni a venire con la mia attrezzatura feci orario d’ufficio, alle volte potevo restare anche durante l’intervallo di mezzogiorno perché gli ambienti erano più deserti e non modificai mai le luci reali con luci aggiuntive.

In quelle giornate ebbi modo di esplorare il palazzo dal tetto ai sotterranei.

Tra tutti gli impiegati che facevano parte di quella grande macchina giudiziaria circolava in fondo un velo di tristezza per quel trasloco, che in più comportava lo snaturamento imminente di quel luogo storico. Molti di loro, trasferiti, avrebbero anche dovuto iniziare a fare i pendolari per andare a Bologna in ufficio.

Quando si parlava di questo trasloco in generale le persone assumevano un’aria afflitta.

Il lavoro fotografico sull’ex Tribunale è organizzato fondamentalmente nelle seguenti sezioni corrispondenti ai piani dell’edificio:

1- ingresso, pianterreno, le scale;

2- piano nobile, con sala udienze e uffici;

3- Sottotetto e le soffitte con i resti di pitture murali;

4- archivi piano terra e nuovo archivio sotterraneo.

Dopo 5 mesi, in febbraio 2014 tornai a Palazzo Calderini a dare un’occhiata e l’impressione fu deprimente, perché ormai gli unici abitanti dell’edificio erano i piccioni, gli archivi erano ancora pieni di carte e volumi da selezionare e gli uffici sporchi e nel più completo abbandono, come che il trasloco fosse ancora in corso. Fotografai queste cose con una certa amarezza e anche con una vena polemica, perché mi sembrava che il luogo dove si doveva amministrare la Giustizia fosse preda di un’ingiustizia e anche una testimonianza tangibile del rapporto confuso e superficiale verso tutte le nostre Eccellenze Culturali.

In quel momento in cuor mio pensai che tutto ciò era una perdita e non un risparmio.

 

Palazzo Calderini, via Cavour 84, Imola

Il palazzo fu residenza della famiglia Calderini che nel 1483, già al servizio dei Signori Riario Sforza, diede incarico a Francesco Fuzzi di costruire la propria residenza in città. L'edificio, che doveva ben rappresentare la posizione sociale raggiunta, presenta notevoli influssi toscani nella caratteristica facciata a bugnato in arenaria e nella decorazione dei due ordini di bifore in pietra serena che si affacciano sulla strada principale. Le cronache narrano che nel 1502 vi fu ospitato Niccolò Machiavelli. Purtroppo, nel corso dei secoli, il magnifico palazzo subì diverse traversie e, nel 1879, perfino un furioso incendio, che distrusse definitivamente le decorazioni pittoriche. All'esterno si possono ancora notare i banchi di pietra sui quali si stipulavano e venivano amministrati atti di giustizia pubblica. Tale funzione, seppure in maniera diversa, si è protratta nel tempo, dal momento che nel 1897 il Comune vi trasferì gli uffici della Regia Pretura e che successivamente divenne sede della sezione distaccata del Tribunale di Bologna fino al settembre 2013.

 

Una selezione delle opere fotografiche del progetto:

1- ingresso, pianterreno, le scale

PIAN TERRENO ENTRATE
Pian terreno entrate

 

2- piano nobile, con sala udienze e uffici

piano nobile e uffici
piano nobile e uffici

 

3- Sottotetto e le soffitte con i resti di pitture murali

Sottotetto
sottotetto

 

4- archivi piano terra e nuovo archivio sotterraneo.

archivio
sotterranei
Archivio

 

Cinque mesi dopo:

Cinque mesi dopo
cinque mesi dopo
cinque mesi dopo