Le nuove tossicodipendenze in Canton Zurigo
Le nuove tossicodipendenze in Canton Zurigo
Dopo il secondo conflitto bellico mondiale, l'ormai multietnica Zurigo presenta svariate caratteristiche sociologiche. Senza dubbio, è d obbligo menzionare il lodevole ed onesto Lavoro degli infaticabili e numerosi immigrati italiani. Altrettanto degno di rimarco è l'assai moderno apparato bancario, commerciale e finanziario. Tuttavia, il Canton Zurigo reca anche il triste primato del maggior numero di tossicodipendenti cronici e/o saltuari. In addenda, si consideri pure che troppo spesso il denaro provenuto dai Paesi dell'ex blocco sovietico risulta criminosamente inficiato dal potente narcotraffico slavo-balcanico.
Questa pubblicazione intende analizzare alcune delle (poli)tossicodipendenze generatesi nello zurighese in questo inizio del Terzo Millennio. Non è proposta alcuna saccente soluzione onnicomprensiva. Né, tantomeno, la Criminologia elvetica germanofona è citata alla stregua di una Dottrina incontestabile da riverire ed adorare con supina ubbidienza. Rimane, tuttavia, una granitica certezza: il laicismo anticristiano e libertino ha oggi intronizzato l'insulsa civiltà delle discoteche, dei droga-partys e dell'efficientismo professionale.
Il Diritto ha reso Zurigo opulenta, sicura ed ordinata. Eppure, la memoria di molti torna alla gioia semplice, senza sostanze psicotrope, recata dai veri Padri e dalle vere Madri della nostra Europa
Le farmacodipendenze
Purtroppo, durante gli ultimi venti/venticinque anni, la Dottrina criminologica ha ostinatamente voluto ignorare il problema dell'abuso di psicofarmaci. Probabilmente, ciò è da imputare all'ipertrofica prevalenza dei disagi individuali e collettivi cui recava l'eroina assunta per via iniettiva. Negli Anni Duemila, viceversa l'attenzione della Medicina Forense si è concentrata anche e, in alcuni Autori, soprattutto sul fatto che la Confederazione si colloca al quarto posto nella classifica mondiale dei Paesi colpiti dalla farmacodipendenza. Infatti, la Regione di Zurigo e di Winterthur ospita migliaia di consumatori accaniti di ansiolitici e di ipnoinducenti. Detto abuso di benzodiazepine sfugge al controllo dei Medici di base. Del resto, è universalmente nota la generosità di alcuni Farmacisti svizzeri, specialmente nei Cantoni confinanti con Stati esteri. Inoltre, merita di essere segnalato che le farmaco-dipendenze colpiscono, per la maggior parte, individui di sesso femminile dai 40/45 anni d'età sino ai 55/60. Tale triste primato muliebre affligge, per inciso, anche la Regione italiana del Veneto.
Come asserito inizialmente, la Criminologia e la Tossicologia non rimarcano a sufficienza, presso l'opinione pubblica, che lo psicofarmaco, se abusato, reca a fenomeni tossicovoluttuari nonché a danni irreversibili ad organi interni quali il fegato, il cuore ed il cervello. Infatti, i sedativi, purché assunti in conformità alle dosi indicate dal proprio Medico, conducono senz'altro ad un effetto benefico. Tuttavia, l'ingestione di un quantitativo eccessivo reca ad un'iniziale disinibizione comportamentale, per poi sfociare in una forte sedazione cui, in caso di overdose, conseguono anestetizzazione, coma, arresto cardio-respiratorio. Qualora, poi, come sovente accade nella popolazione zurighese, al sedativo sia unito l'abuso di bevande alcooliche, ne sortiscono gravi effetti neuronali in danno del recettore GABA. Specularmente, anche un eccessivo impiego di antidepressivi colpisce il recettore MAO, donde una secrezione irregolare di serotonina, un'iperstimolazione delle cellule post-sinaptiche e, infine, una depressione acuta, la quale, a sua volta, induce nuovamente ad un robusto ricorso alle benzodiazepine.
Le recenti nonché assai dettagliate Monografie di ASHTON (2005) e di MADHUSOODANAN & BUGONOVIC (2004) forniscono, con attinenza al Canton Zurigo, alcuni dati tutt'altro che rassicuranti. Ovverosia, le farmacodipendenze sono in aumento e minano l'integrità psicofisica non soltanto delle donne germanofone in età post-menopausale, ma anche della popolazione senile. Inoltre, le benzodiazepine rimangono senz'altro le sostanze maggiormente abusate, ma non s'hanno da sottovalutare nemmeno le bevande alcooliche e gli antidepressivi a struttura molecolare triciclica
I suesposti dati allarmanti hanno indotto il Bundesamt für Gesundheit ad effettuare i censimenti nazionali del 1992, del 1997 e del 2002. I risultati, specialmente con afferenza alle donne ed agli anziani, sono stati tanto negativi da far unanimemente affermare, in Dottrina, che “die allgemeine Situation in den letzen zehn Jahren nicht wesentlich geändert hat” [la situazione complessiva, nel corso degli ultimi dieci anni non è di certo migliorata] (MAFFLI & BAHNER 1999). Nel solo 2003, gli svizzeri dai 15 ai 75 anni hanno speso un totale di 5,3 Miliardi di Franchi (714,00 Franchi pro capite) per acquistare psicofarmaci. Il 16,1% di tale denaro è servito per procurarsi, senza ospedalizzazione, pericolosi medicamenti attivi sul Sistema Nervoso Centrale (BUNDESAMT FUR STATISTIK – 2005 - ; INTERPHARMA – 2004-). Secondo INTERPHARMA (ibidem) i tre censimenti effettuati dal 1992 al 2002 contemplano cifre parziali. Ovvero, il mercato degli psicofarmaci è caratterizzato da un “numero oscuro” di prodotti concretamente commercializzati. P.e., i farmaci psicoattivi da banco, in Svizzera, risultano non monitorabili a fondo. Inoltre, non esiste e no può esistere un controllo sull'abuso domestico, nel senso che le dosi prescritte dal Medico sono spesso (e volentieri) superate. In terzo luogo, sovente le Case Farmaceutiche, per ragioni di lucro, non forniscono alla Pubblica Amministrazione dati veritieri.
Anche WILENS & FARAONE & BIEDERMAN & GUNAWARDENE (2003) hanno raccolto cifre assai illuminanti. Nell'intera Svizzera, e, specialmente, in Canton Zurigo e Winterthur, nel 1999 sono state vendute dalle Farmacie 3.010.000 confezioni di ipnotici e sedativi. Nel 2003, il numero di confezioni era salito a 4.560.000. Del pari, nel solo 2003, la popolazione elvetica risulta aver consumato ben 22.300.000 confezioni di analgesici psico-stimolanti. Nel 1996, i farmaci dimagranti erogati in Farmacia ammontavano a 25.000.000 di confezioni, per poi passare, nel 2003, a 100.000.000[1]. Il 2003 ha pure registrato un boom di codeina ed oppiacei legalizzati (3.780.000) confezioni. Nel 1996, sono stati smerciati antidepressivi, tra cui il giustamente contestato Prozac[2], per un totale di 1.600.000 confezioni, salite, nel 2003, a ben 2.650.000. In ogni caso, tutte le indagini statistiche hanno evidenziato che le donne zurighesi di 40/50 anni d' età sono due volte più dei maschi esposte al rischio di farmacodipendenza. Ognimmodo, in totale, la nostra Confederazione registra un totale di circa 1.300.000 individui dediti all'abuso di ansiolitici, ipnoinducenti ed antidepressivi (S.F.A. - Schweizerische Fachstelle für Alkohol und andere Drogenprobleme, in MAFFLI & BAHNER 1999). Tale dato risulta in crescente nonché preoccupante aumento
I censimenti ufficiali e le statistiche sino ad ora summenzionati non forniscono, tuttavia, un panorama esauriente. SCHMID & DELGRANDE & KUNTSCHE & KUNDIG (2002) e pure GMEL & REHM & KUNTSCHE & WICKI & GRICHTING (2004) notano la scarsa potenza ermeneutica insita nell'ormai monotona tripartizione:
a) calmanti (benzodiazepine e barbiturici)
b) eccitanti e dimagranti (amfetamine) antidolorifici ed antipiretici (oppiacei e preparati a base di caffeina)
Ovverosia, mancano, negli Autori zurighesi, Monografie medico-forensi circa l'uncinamento provocato (anche) da
a) narcotici
- anti-epilettici
- sigarette
d)antidepressivi legalizzati
- antiparkinsoniani
- corticosteroidi
- antistaminici
- bevande alcooliche
In effetti, in Svizzera, sottovalutiamo gli effetti psico-lesivi derivanti da sostanze financo pubblicizzate senza troppe remore (p.e. si ponga mente al tabagismo ed all'alcoolismo)
(BAIGUERA ALTIERI 2006)[3]
La scarsa percezione dei pericoli sanitari insiti nelle farmacodipendenze ha recato, in Dottrina, alla mancanza di una precisa e circostanziata definizione dell'abuso di psicofarmaci MAFFLI & BAHNER (1999) (e anche l' AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION –1994 -) si limitano ad approfondire il solo profilo sintomatico. Pertanto, si ha uso eccessivo di una sostanza psicoattiva allorquando subentrano una dipendenza psicologica ed una fisiologica. Più correttamente, MAFFLI & GMEL (1999) definiscono il lemma “Medikamentenmissbrauch” “… l'uso di un farmaco preparato, in origine dalla Casa Farmaceutica, senza l'intenzione di destinarlo a fini tossicovoluttuari, bensì terapeutici”.
Nel solco della medesima ratio, il D.I.M.D. ( eutsches Institut für Medizinische Dokumentation und Information) (2004) cataloga la “Medikamentenabhängigkeit” alla stregua di un “abuso di psico-farmaci:
- non dichiarato al proprio Medico di fiducia
- recante, nel lungo periodo, a lesioni psico-fisiche
- connesso ad un disturbo mentale per la cui cura il Medico, con ricetta, prescrive lo psicofarmaco”
Le nuove varianti dell'MDMA a Zurigo (Semestre I/2009)
L'ecstasy, a partire dagli Anni Novanta del Secolo scorso, è assai diffusa presso le numerose discoteche di Zurigo, di Winterthur e delle Regioni germanofone limitrofe. Malaugurevolmente, dopo il dissolvimento dei Regimi filo-sovietici, i trafficanti Serbi ed Albanesi hanno acquisito notevole potere. Sicché, consta che il mercato dell'MDMA è diretto da consolidate nonché spregiudicate consorterie malavitose di origine slavo-balcanica. Come già notato in altra sede (BAIGUERA ALTIERI 2009)[4], il commercio di ecstasy è assai redditizio e, oltretutto, consente alle mafie dell'Est di riciclare oceaniche quantità di fondi neri frutto di scandalosi peculati agìti dagli ex dirigenti comunisti.
Sotto il profilo medico-forense, il Tribunale Penale Federale reca il merito di aver sempre rigettato, nel corso dell'ultimo ventennio, qualunque idea di legalizzazione dell'MDMA. Del resto, non sussistono più dubbi circa l' acuta pericolosità sanitaria insita nelle droghe sintetiche. Esse, ancor più della cocaina e dell'eroina, devastano il circuito B-H-S (Blut – Hirn – Schranke) provocando gravi intossicazioni del cervello. In special modo, l'ecstasy in compresse, se assunta insieme a bevande alcooliche lede i neurotrasmettitori, le aree della memoria e l'ordinaria secrezione di serotonina. Ulteriori danni di lungo periodo consistono nel blocco delle sinapsi e nel' alterazione dei normali freni inibitori (scoppi di rabbia)
Ormai, l'MDMA del 1991 o del 1992 è un ricordo lontano. Infatti, i Criminologi e le Autorità Sanitarie zurighesi si trovano a dover contrastare la nascita di sempre nuove varianti delle droghe chimiche. Stante la novità assoluta delle summenzionate sostanze, non esistono, per ora, Opere Dottrinarie esaurienti e, pertanto, gli addetti al settore debbono selezionare e rielaborare i verbali dei sequestri effettuati a cura della Polizia Cantonale di Zurigo. Qui di séguito si indicano le ultime varianti dell'ecstasy comparse sul mercato illegale svizzero-tedesco nel primo Semestre del 2009.
1. Domperidon ( c.d Mitsubishi )
Forma: pastiglia
Data di comparsa a Zurigo: Maggio 2009
Composizione 25,7 mg. Di m- CPP; 5,1 mg di Domperidon, 2,0 mg di metamfetamina
Peso della compressa : 284,5 mg
Dose per uso tossicovoluttuario: a partire dai 50 mg
Uso medico: il Domperidon è utilizzato, a livello ospedaliero, come antiemetico. Infatti, è un forte antagonista della Dopamina
Effetti collaterali conosciuti: stanchezza, depressione, rabbia, abbattimento psico-fisico, panico, disturbi erettili nel maschio/irregolarità dei mestrui
nella donna, tachicardia, aritmia atriale
Emivita: dalle 6 alle 30 ore. Comunque, in media, l'euforia dura 24 ore. Sino ad ora (Maggio 2009) non si conoscevano varianti dell'ecstasy con un'emivita talmente duratura
2. Metoclopramid (MCP)
Forma: pastiglia
Data di comparsa a Zurigo: Gennaio 2009
Composizione: parzialmente sconosciuta nei dettagli
Peso della compressa: variabile
Dose per uso tossicovoluttuario: meno di 40 mg
Uso medico: è un antiemetico (antagonista della Dopamina). Ciononostante, scompensa gravemente il Sistema Nervoso Centrale
Effetti collaterali conosciuti: nel breve periodo, l'MCP provoca un'eccitazione euforica apparentemente innocua. Nel lungo periodo, il buon umore iniziale lascia spazio a rabbia, ipercinesia ed aggressività
Emivita: variabile
- Fenitilammina (P.E.A.)
Forma: pastiglia ; soluzione inettabile per via e.v.
Data di comparsa a Zurigo: Febbraio 2009
Composizione: beta-fenitilammina ed altri alcaloidi benzolisochinolinici
Peso della compressa: variabile
Dose per uso tossicovoluttuario : oralmente sono sufficienti, per il “volo“ 1.600 mg; via endovenosa necessitano almeno 50 mg
Uso medico: è assai simile alla catecolammina (ormone cardiotonico)
Effetti collaterali conosciuti: il PEA reca a reazioni del tipo dell'MDMA Emivita: variabile
- (4)-FA / (4)-FMP
Forma: pastiglia
Data di comparsa a Zurigo: Maggio 2009
Composizione: pento-lammina (simile ad altre amfetamine come il catinone ed il meta -catinone)
Peso della compressa ; 120 mg di principio attivo
Dose per uso tossicovoluttuario: variabile
Uso medico: non esiste
Effetti collaterali conosciuti: sensazione di dolore fisico; depressione Emivita: 6 o 7 ore
- m-CPP
Forma: pastiglia
Data di comparsa a Zurigo: Maggio 2009
Composizione: parzialmente atipica
Peso della compressa: variabile
Dose per uso tossicovoluttuario: mezza compressa
Uso medico: trattasi di un potente antagonista della serotonina. Agisce, infatti, sul recettore 5-HAT
Effetti collaterali conosciuti: depressione; danni irreversibili al cervello allorquando l' m
-CPP venga associato all' MDMA. I Medici di Zurigo e Winterthur hanno
lanciato svariati appelli alla prudenza, vista l'acuta pericolosità dell'm-CPP Emivita: variabile
I funghi allucinogeni in Canton Zurigo
Il consumo di sostanze psichedeliche a Zurigo, negli Anni Duemila, ha conosciuto una crescita esponenziale favorita dalla facilità d'acquisto a mezzo Internet. La maggior parte dei funghi allucinogeni è impiegata al fine di provocare sensazioni mistiche durante riti celebrati da sette sataniche. In particolar modo (v. leading-case Bestie di Satana – Italia 2007), dopo aver masticato sostanze psicoattive in forma micotica, i partecipanti a tali blasfemi raduni risultano tanto alterati da divenire rei di brutali omicidi e, specialmente, atti di violenza sessuali in danno di donne sovente minori degli anni diciotto. La tematica è ripugnante e scandalosa al punto da indurre chi redige a non voler approfondire oltre certuni dettagli che potrebbero stimolare malsane curiosità nei lettori in età adolescenziale. Ognimmodo, consta che la frequentazione dei suddetti gruppi settari reca gli adepti ad una dolorosa serie di danni psichici, ma anche di conseguenze giudiziarie. Del resto, i gai richiami alle religioni sud-americane pre-colombiane nascondono situazioni concrete di plagio, di minaccia e di violenza fisica. I buona sostanza, trattasi oggettivamente di una via senza uscita. Prova ne sono i suicidi collettivi direttamente connessi al satanismo europeo e nordamericano.
I cc.dd. “funghi magici” appartengono alla categoria delle sostanze psichedeliche. L'allucinogeno micotico maggiormente diffuso in Canton Zurigo è lo Psilocybe Cubensis (GARTZ 1994; STIJVE & DE MEIJER 1993). Tuttavia, i principi attivi della psilocina e della psilocibina sono presenti anche nel Paneolus Cyanenscens (STIJVE & KUYPER 1985 & REPKE et al. 1977) e nello Psilocybe semilanceata (GARTZ 1994). I funghi alla psilocibina sono molto diffusi nell'Altopiano del Messico Centrale, non sono velenosi, sono masticati secchi e, in caso di overdose, gli effetti collaterali indesiderati possono essere superati mangiando frutta contenente Vitamina C e
Niacina (Vitamina B3).
In sintesi, l'effetto di breve periodo consiste nell'addormentamento e in dispercezioni sensoriali assolute (senso – iniziale – di leggerezza, illusione di poter volare, mania di voler cambiare stile di vita). Nel lungo periodo, tuttavia, l'assuntore di funghi psichedelici è vittima di insistenti ossessioni, di panico immotivato e di forte depressione.
In Canton Zurigo e nella Regione di Winterthur, il fungo più richiesto è lo Psilocybe Cubensis. L'Autorità Giudiziaria Cantonale zurighese e, del pari, il Bundesgericht manifestano, a livello di stare decisis giurisprudenziale un netto sfavore esegetico nei confronti della psilocina e della psilocibina. Tuttavia, sullo stile dei canapai ticinesi prima del 2003, talune erboristerie proseguono indisturbate la vendita dei nominati prodotti psichedelici. Tuttavia (e fortunatamente) l'allarme sociale cagionato dai funghi allucinogeni sta recando l'A.G. e la Polizia Cantonale a Prassi sempre più conformi ad un sano e drastico proibizionismo.
In Dottrina, STIJVE & DE MEIJER (1993) nonché GARTZ (1994) hanno accuratamente monitorato il meccanismo psicotropo del Cubensis. Ovverosia:
- una dose bassa di Cubensis secco (da 0,25 a 1,5 gr.) provoca freddo, nausea (se il fungo è masticato a stomaco pieno), nervosismo, midriasi, visioni, percezione di luci intense, vertigini, emotività
- una dose media di Cubensis secco (da 1,5 a 3,5 gr) provoca visioni ( sia ad occhi aperti sia ad occhi chiusi), sensazione di “essere tornato a casa”, flash-back., disturbo ossessivo compulsivo, intuizioni immaginarie, voglia di “cambiare vita”, stupor, iper-religiosità, alternanza di gioia/malinconia
- una dose elevata di Cubensis secco (da 3,5 a 7 gr.) provoca frustrazione psichica, paura, senso di “aver ricevuto una rivelazione religiosa”, esperienze pre mortem, eloquio confuso, stupor, idea di “aver cambiato vita”
Qualora, il Cubensis sia masticato fresco, la dose per fini voluttuari oscilla tra i 5,8 / 10 gr. (dose bassa), i 10 / 17 gr. (dose media) oppure i 17/27 gr. (dose elevata). Ingerire interamente il fungo provoca scarse reazioni psichedeliche, oltre a cagionare forti crampi allo stomaco.
Le Monografie Dottrinarie inerenti la psilocibina sono ancora poche. La prima fu di REPKE et al. (1977). Quella più recente appartiene a STAMETS & GARTZ (1995). In ogni caso, rimane più che fondato, nella Letteratura criminologica svizzera, il sospetto che i funghi allucinogeni rechino a conseguenze simili a quelle del THC (Cannabis Sativa). Ovverosia, nel breve periodo, il tossicomane ed i propri familiari non temono destabilizzazioni psichiche. Ciononostante, nel lungo periodo, la psilocibina provoca patologie quali la depressione cronica, unita a complicazioni schizotipiche. Pertanto, l'opinione pubblica zurighese auspica il divieto legale di commerciare tali allucinogeni, sebbene di tipo vegetale ed apparentemente innocui (cfr. con BAIGUERA ALTIERI 2009 sul tema delle smart drugs)[5]
L' alcoolismo giovanile zurighese
I dati statistici circa l'abuso giovanile di alcool a Zurigo confermano, come asserito anche dal Trattato di Stoccolma nel 2001, che la Svizzera germanofona costituisce la Regione europea maggiormente colpita dalla piaga dell'alcooldipendenza (SCHMID & DELGRANDE & KUNTSCHE & KUENDIG – 2003 -). Anche il recente Studio di GMEL & REHM & KUNTSCHE & WICKI & GRICHTING (2004) mette in luce come, a Zurigo e a Winterthur, i 13enni/16enni manifestino, già in età adolescenziale, l'abitudine, specialmente durante il fine settimana, di consolare le proprie frustrazioni esistenziali con vini, birre e liquori. Già nel 1986 principiavano a manifestarsi i primi allarmi sociali; nel 2002, infatti, il 30% dei 15enni del Canton Zurigo aveva avuto, nel corso di un anno solare, cinque ubriacature al mese. Soltanto di recente, si è assistito ad un risveglio della Psichiatria zurighese, la quale ha dovuto prendere atto del frequente nonché devastante “Mischkonsum” di ecstasy, cocaina ed alcool. Siffatta pericolosa condotta poli-tossicomaniacale reca ad alterazioni acute dei recettori GABA nel cervello, con conseguenze irreversibili sotto il profilo epatico, cardiaco, psicomotorio e socio-relazionale. Si stima, inoltre, che i costi sociali per debellare l'alcooldipendenza a Zurigo, e nei Cantoni confinanti, ammontino a circa 6 Miliardi di Franchi all' anno
La Dottrina Medico-Forense germanofona non sempre riesce a creare nell'alcoolizzato/a un'“astinenza progressiva”. Del resto, è risibile pretendere di sostituire le bevande etiliche con dosi smodate di benzodiazepine. Sicché, negli Anni Novanta del Novecento, taluni Autori della Regionale Psychiatriekommission (RPK) di Winterthur hanno teorizzato un' irrecuperabilità a vita (la c.d. “Psychosoziale Katastrophe”) da cui l'alcoolista non potrà mai più affrancarsi. Ciononostante, la summenzionata Dottrina non ha avuto molti sostenitori, in quanto la maggior parte degli Operatori socio-sanitari di Zurigo continuano tutt'oggi a credere nell'esistenza di validi e collaudati percorsi di recupero. Del pari, anche la Tesi psicogenetica, in Svizzera, non rinviene seguaci, perché risulta scientificamente infondato credere nella presenza di non meglio precisati geni predisponenti all'abuso di bevande spiritose. Tuttavia, dal punto di vista pedagogico, non è da escludere che genitori alcoolisti possano veicolare nella figliolanza l'idea malsana di una innocente ordinarietà dello stato cronico di ebbrezza. MEYER (2008) ha giustamente asserito la sussistenza di ottimi percorsi di disintossicazione dall'etilismo acuto. Tuttavia, il citato Autore specifica, come doveroso, che l'astinenza è tale soltanto se si tratta di una condotta seria e duratura (Abstinenz ist oft ein gut Instrument, aber nicht das Hauptziel). Ovvero, MEYER (ibidem) intende precisare che, qualora l'astemia sia ormai divenuta un'irraggiungibile chimera, perlomeno rimane pur sempre ragionevole indurre il tossicomane ad un consumo modico di alcool.
Sotto il profilo della Storia del Diritto, il Canton Zurigo, a cura del Gran Consiglio cantonale, sin dal XIX Secolo ha coerentemente prodotto statuizioni normative rivelanti, a livello di ratio, la perenne problematica sociale costituita dall'abuso di bevande alcooliche nella Svizzera tedesca. Ognimmodo, pare opportuno, anche nel caso del territorio zurighese, rimarcare che le sole sanzioni penalistiche non costituiscono uno strumento autonomo di deterrenza. Infatti, a prescindere da vacue demagogie populistiche, il Diritto Amministrativo e quello Civile recano in se stessi valide misure auto-rieducative, connotate, anzi, da un potenziale correttivo addirittura maggiore rispetto a quello esplicato dalle Norme di matrice penalistica. D'altronde, la Patente “a punti”, introdotta in Italia a séguito della Riforma Lunardi, si è dimostrata assai utile ai fini del contrasto amministrativo alla guida in stato di ebbrezza.
L'Articolo 136 StGB[6], novellato con L.F. del 23/06/1989, fu introdotto già nel 1937 e riconfermato nella Revisione definitiva del 1942, Le testé menzionate date confermano la gravità quantitativa e qualitativa dell'alcoolismo nei nostri Cantoni e, specialmente, in Canton Zurigo, Sul finire del Novecento, il Parlamento zurighese dispose l' estensione dell'Art. 136 StGB anche ai nuovi campi precettivi dei Pubs, delle discoteche e dei distributori automatici di birra. Ciononostante, HUNKELER (1961) denota che soltanto di recente il Canton Zurigo ha seriamente e metodicamente escluso i/le minorenni dall'accesso a prodotti etilici. Ovverosia, le Norme proibizionistiche, durante il Novecento, rinvenivano effettiva cogenza alquanto raramente. Tale spregiudicato liberismo si fondava sul pretesto della tutela dell'ordinaria libertà imprenditoriale di cui beneficiavano le Enoteche, le Società vitivinicole e gli spacci di bibite alcooliche. Anzi, i Sindacati e le Associazioni dei Commercianti di vini generavano e, i parte, generano tutt'oggi notevoli ostacoli alle Politiche per la promozione dell'astemia totale giovanile. Soltanto nella II metà del Secolo scorso JAVET (1944) e TANNER (1986) misero in luce l'ormai grave entità dell'alcoolismo adolescenziale a Zurigo. Per conseguenza, nacquero , nelle Scuole dell'Obbligo fino alla Quinta Media, sistematiche ed incisive propagande di contrasto all'alcooldipendenza, fosse essa saltuaria oppure cronica. In special modo, dagli Anni Sessanta agli Anni Novanta del Novecento, la Medicina Legale zurighese, a mezzo volantini e brochures varie, raccomandava di evitare il consumo di alcool associato ad altre sostanze psicoattive (eroina, cocaina, LSD, MDMA, popper, crack). Negli odierni Anni Duemila, BENDIT (2001) elogia gli sforzi del Gran Consiglio del Canton Zurigo per adeguarsi legislativamente alle inflessibili Norme attualmente in vigore nei Paesi scandinavi. Pertanto, e finalmente, oggi il Diritto cantonale zurighese vieta con granitico rigore la vendita di sostanze etiliche ai/alle minori degli anni diciotto
Tuttavia, l'alcooldipendenza giovanile a Zurigo prosegue indisturbata, sino al punto di rendere lettera morta qualsivoglia tendenza legislativa proibizionistica. Infatti, FAHRENKRUG & MEYER & RICHTER & SCHMITTPOTT (2005) prendono tristemente atto dell'assenza di controlli nei Bar, nei Pubs e nelle discoteche. Senz'altro, in tema di alcool, Zurigo e Winterthur erano e sono rimaste Città ben più permissive e lassiste rispetto a metropoli di Stati come la Svezia, la Norvegia , la Danimarca e l'Islanda. P.e., il Governo cantonale zurighese non esamina con la dovuta attenzione interessanti ipotesi de jure condendo , quale l'imposizione di una super-tassa regionale sulle bevande alcooliche. Né, tantomeno, i Parlamentari del Canton Zurigo hanno concretamente vietato la pubblicità (anche) indiretta avente ad oggetto vini, liquori e birre. Oppure ancora, a differenza degli Ordinamenti di Austria ed Italia, le sanzioni connesse, in Svizzera, alla guida in condizioni di ubriachezza non sono sufficientemente severe né oggettivamente deterrenti. Anche la Scweizerische Fachstelle für Alkohol und andere Drogenprobleme (S.F.A.), nel corso degli ultimi dieci/quindici anni, ha apertamente contestato la mancata applicazione empirica, in Canton Zurigo, dei testi cantonali di Normazione per il contenimento dell'alcooldipendenza in età adolescenziale.
A parere di chi redige, le lacune operative, a Zurigo, in tema di spaccio di sostanze etiliche ai/alle minorenni non sono imputabili ad una presunta inerzia omissiva da parte della Polizia cantonale. In primo luogo, è ovvio che, di fronte ad un' invitante confezione colorata di liquore, “die Jugend ist als schwächerer Marktpartner” [il giovane è un ingenuo cliente] (FAHRENKRUG & MEYER & RICHTER & SCHMITTPOTT – ibidem - . In secondo luogo, la
Regione germanofona di Zurigo, ma anche l'Austria, la Francia e l'Italia, da secoli possiedono una raffinata tradizione enogastronomica. Pertanto, l'Autorità Pubblica è e, purtroppo, sarà costantemente schiavizzata dalle potenti Società di produzione di vini e bevande consimili. Anzi, nel limite del ragionevole, il vino, accostato ai cibi dell'agriturismo contemporaneo, rappresenta financo un valore culturale nonché una risorsa lavorativa degna di tutela democratico-sociale. Ciò premesso, è probabile che i verdi Cantoni elvetici, oppure il fertile Veneto, oppure ancora i vigneti secolari della Francia costituiscano e costituiranno un insormontabile ostacolo alla tanto strumentalizzata “Abstinenz- und Prohibitionskultur” [cultura dell'astinenza e del proibizionismo]. Entro tale ottica, la prevenzione scolastica od extra-scolastica dell'alcoolismo giovanile sarà accettata solo allorquando essa educhi gli adolescenti ad un'assunzione modica di alcool. In buona sostanza, si può e si deve asserire che l'”enogastronomia” non coincide con la “tossicomania”
In terzo luogo, FARNER (1984) denota, non senza una velata amarezza, che oggi, di fronte al minorenne alcoolista, esiste, a Zurigo, un “versagen traditioneller Schutzeinrichtungen (Famile und Kirche)” [un rifiuto delle tradizionali Istituzioni protettive (Famiglia e Chiesa)]. Il medesimo Autore confronta, sempre in tema di ubriachezza giovanile, la << Agrargesellschaft >> [società rurale ] ai contrapposti fenomeni di “Industrialisierung und Urbanisierung” [industrializzazione ed urbanizzazione]. In buona sostanza, FARNER (ibidem) denunzia, senza più maschera alcuna, il fallimento contemporaneo delle tradizionali “Agenzie di Controllo”. Sicché, l'adolescente zurighese, senza più Dio e senza più educatori credibili, stordisce le proprie malinconie con l'abuso di bevande alcooliche. E' indubitabile che la Svizzera germanofona deve riscoprire quella cordialità genuina e semplice che nessun vino e nessun liquore possono artificiosamente ricostituire.
La cocainomania in Canton Zurigo
Purtroppo, in Svizzera, esistono poche Monografie criminologiche afferenti alla cocainomania di Zurigo. Del pari, la Regionale Psychiatriekommission Winterthur (I.P.W.) séguita nel pubblicare Opere di tenore strettamente tossicologico e ben poco giuridico. Soltanto la Polizia Cantonale zurighese ha recato, specialmente negli Anni Duemila, l' encomiabile coraggio di elaborare statistiche precise e circostanziate sul tema del consumo di cocaina nelle Regioni germanofone della Confederazione.
In un Rapporto recante data 25/03/2009, il Tenente Hans Leuenberger (Kantonspolizei Zürich) esternava molta preoccupazione di fronte alle cifre esorbitanti connesse al traffico illegale di cocaina proveniente dalla ex Yugoslavia. Infatti, dallo 01/01/2008 al 31/12/2008, la Polizia Giudiziaria zurighese provvedeva al sequestro di ben 2,7 Kg. di cocaina, per un controvalore di circa 514.375,00 Franchi. Il predetto ingente quantitativo di dosi era stato introdotto in Canton Zurigo da un totale di 44 trafficanti, di cui 30 albanesi, 10 serbi, 1 turco e 3 svizzeri. Successivamente, prima di essere arrestati, i correi nel summenzionato spaccio avevano utilizzato parte dell'illecito profitto per acquistare 10 potenti armi da fuoco, poi contrabbandate nei Balcani
Ognimmodo, a prescindere dalle singole retate di Polizia, la FED.POL. di Berna e la già citata S.F.A. di Losanna hanno censito , sull'intero territorio elvetico, un consumo totale, nel 2007, di circa 400.000 grammi di cocaina. Il 2008 ha registrato una leggera flessione (100.000 grami di sostanza in meno). Comunque sia, gli Anni Duemila sono stati contrassegnati da un boom del consumo della droga in parola (150.000 grammi sniffati o iniettati nel 2001, 350.000 grammi nel 2004 e circa 360.000 grammi nel 2006). Peraltro, è doveroso precisare che qualsivoglia stima statistica risulta sempre approssimata per difetto. Inoltre, il Canton Zurigo detiene il primato di residenti cronicamente dediti al consumo di cocaina.
Come pocanzi accennato, i censimenti e le Monografie relative al Canto Zurigo sono alquanto scarse. D' altronde, è difficile monitorare il consumo di cocaina nelle case private e durante i droga-partys. Tale sostanza, poiché assai diffusa, sfugge sovente al controllo degli UU.PP.GG. . Anzi, più è marcato il proibizionismo, più dilaga l' omertà.
In sintesi, possiamo distinguere almeno quattro tipologie di cocainodipendenti a Zurigo. Un primo gruppo, come ovvio, è costituito dai tossicodipendenti incalliti, ormai più che quarantenni e dediti alla poli-tossicomania, alcool compreso. Una seconda categoria è costituita da intellettuali scapigliati, personaggi televisivi, musicisti d'avanguardia ed individui-simbolo della civiltà consumistica degli Anni Ottanta del Novecento. Una terza tipologia molto diffusa in Svizzera, in Germania ed in Italia, consta nei “nuovi“ tossicodipendenti, che sortiscono dall'insospettabile borghesia medio-alta: giuristi, imprenditori, sportivi, medici. In quarto luogo, la cocaina viene assunta anche da giovani rampolli di famiglie benestanti con cospicue disponibilità finanziarie.
In Europa ed in Nord-America è in crescita la cocainomania femminile (MERZAGORA BETSOS 2001). Un ulteriore dato sorprendente è costituito dal fatto che la succitata (malsana) abitudine affligge individui generalmente ultra-trentenni. Sotto tale profilo, la coainodipendenza si distingue dall'eroinomania, dall'alcoolismo e, soprattutto, dall'uso adolescenziale di MDMA
I pochi Manuali criminologici svizzeri dedicati monograficamente alla cocaina riportano Dottrine Novecentesche. P.e., WASHTON (1987) connette l'abuso in parola al Disturbo Narcisistico e/o alla personalità border-line. Anche LAZZARI (1991) stima che “il 50 % delle persone che consumano cocaina mostra segni di Disturbo affettivo”. COSTANZO & RICCI & BRUNO (1991) concentrano freudianamente la loro attenzione su una (presunta) esaltazione dell'”Io”, derivante da problemi relazionali con la propria Madre. Con più realismo, NAIL & GUNDERSON & KOLB (1974) sottolineano che i cocainomani rinvengono nelle droghe un valido stimolante per migliorare qualitativamente e quantitativamente il proprio rendimento lavorativo. ARIF (1987) mette in guardia gli Educatori dalle influenze diseducative di amici e colleghi di lavoro.
In realtà, e non solo con attinenza al Canton Zurigo, il contrasto
alla cocaina diverrà efficace soltanto con e nella percezione dei devastanti effetti psicofisici derivanti da questa sostanza. Con lodevole onestà pedagogica, MANNAIONI (1980) rimarcava le orribili crisi depressive cagionate, nel lungo periodo, dalla c.d. “polvere degli dei“. Senza poi contare ulteriori effetti collaterali quali sonnolenza cronica, anedonia, ossessioni, distimia, ipersessualità compulsiva, aggressività. La gioventù zurighese, così come tutto l'Occidente, deve abbandonare l'idea della cocaina quale droga innocua. Compete alle Agenzie Educative espungere dal linguaggio corrente lemmi spregiudicati e nefasti quali “performance”, “successo” e “piacere”. Ancora una volta, il Cristianesimo, con il proprio valore dell'auto-controllo, costituisce il miglior mezzo di prevenzione e di disintossicazione
[1]Tra i dimagranti più pericolosi si segnala il Ritalin, purtroppo impiegato per la cura del sovrappeso infantile. Anche lo Xenical possiede, nel lungo periodo, effetti dannosi di matrice amfetaminica
[2]WILENS et al. (2003)
[3]“Il contrasto normativo alle devianze tossicomaniacali in Italia e nella Confederazione” (BAIGUERA ALTIERI 2009) www.ristretti.it/areestudio/droghe/zippati/droghe_svizzera.pdf
[4]“Le nuove Mafie dell' Est europeo in Svizzera: la “ gentile invasione “” (BAIGUERA ALTIERI 2009) www.diritto.it/art.php?file=/archivio/27620.html
[5] “Le nuove sostanze d' abuso in Svizzera” (BAIGUERA ALTIERI 2009) www.diritto.it/archivio/1/27689.pdf
[6]Art. 136 StGB
Somministrazione a fanciulli di sostanze pericolose per la salute
Chiunque somministra ad una persona minore di sedici anni, o le mette a disposizione per il consumo, bevande alcooliche o altre sostanze in quantità pericolose per la salute, o stupefacenti a tenore della Legge Federale del 3 Ottobre 1951 sugli stupefacenti, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria