Nascondimento

Tramonto in vigna
Tramonto in vigna

Nascondimento

D’estate non gli piaceva restare nella stessa cittadina in cui trascorreva l’inverno, perché si svuotava completamente e lui solo, in fondo, non ci voleva stare. Anche se dormiva a ridosso dei portoni, era solito appoggiarsi sul calore delle solite case, cercando una qualche vicinanza e abitudine cara, una compagnia. Certo, si era autoesiliato, ma in quel luogo aveva adottato ogni famiglia e gli sembrava, con il pensiero e l’immaginazione, di convivere con ognuna di loro. Forse per questo le ferie comandate gli parevano insopportabili, mettevano in luce la sua solitudine e le ante chiuse delle finestre spegnevano in lui ogni speranza.

Osservava senza sosta, ma senza essere osservato, d’altronde sapeva mimetizzarsi pur camminando tra la gente; non ci si accorgeva di lui se non quando incrociavi lo scintillio delle sue pupille, allora subito si cercava di guardare altrove, di sbirciare il telefono, di richiamare un figlio dimenticato per la via. Sapeva bene che la sua presenza poteva sollecitare l’imbarazzo autentico delle coscienze, pertanto, aveva studiato dei cantucci che insieme agli abiti logori e grigi lo nascondevano al mondo con dignità. 

Viveva di sensazioni immediate, estemporanee, di programmato c’erano solo i giacigli e talvolta nemmeno quelli. Aveva smesso di progettare da quando lei aveva smesso di aver cura di lui e se n’era andata per inseguire carriere lontane, desiderosa di affermarsi una buona volta e, certo, quella sarebbe stata la sua occasione, sua appunto, senza di lui. C’erano stati anni in cui il lavoro per Pietro aveva avuto un senso, anni in cui anche il denaro aveva avuto un valore in nome del tempo con lei, alla scoperta del mondo e della vita stessa. Credeva che altrimenti non avrebbe potuto fare, anzi, ne era sicuro. Alla sua partenza si era sgretolato, nessuno ora lo avrebbe tenuto insieme come faceva lei e, in mille pezzi com’era, non poteva che buttarsi nel flusso delle cose, sperando di essere trascinato come un ciocco di legno a riva. Ma la riva non si era ancora presentata all’orizzonte e lui stava in quel grigio purgatorio tra gente che parlava un’altra lingua, sperando di non comprenderla mai davvero.

Erano le 21:00, ora del tramonto di una meravigliosa giornata di luglio, si mise all’ingresso del parchetto, in attesa che il sole venisse inghiottito dai filari di vite oltre le case e camminava adagio guardando all’insù le finestre mute che facevano corteo. Assorto in quell’ispezione, sentì un tonfo e un grido: un bambino ricciuto, uscendo di corsa da un cespuglio, era caduto a terra e piangeva inconsolabile. Pietro di slancio si accostò, parlò con dolcezza, lo aiutò a sollevarsi e, quando si fu calmato, il bimbo gli aprì i suoi grandi occhi in faccia:

“Come ti chiami?”

“Pietro”

“Hai visto le nuvole, Pietro? Sono così rosa stasera!”

Pietro spostò lo sguardo oltre i cornicioni, oltre i tetti e fu inondato da pennellate di pesca.  Quel capo ricciuto era già scappato via, si fermò a distanza, si voltò, lo salutò con la mano, poi sparve.

Pietro ricambiò con un sorriso che lo svelava dal grigio. Camminò ancora nella stessa direzione, si sedette e tirò fuori dalla cerata scura un involto. Mangiò piano un pane farcito e secco che aveva rubato ai piccioni, masticando imbambolato finché i lampioni cominciarono a ingiallire tutto e si sentì parte di un quadro.

Provava una strana sensazione di senso, percepiva degli spostamenti interiori, come se si stessero lentamente muovendo degli enormi blocchi di cemento, il cantiere dentro c’era, ma i lavori erano rimasti fermi da tanto tempo. Da quando lei non lo amava più si era scollato tutto e credeva che nulla l’avrebbe rimesso a posto. Ma quella sera non si era lasciato travolgere e basta, aveva gestito le vele di sé in quel suo mare senza vento, oltre la sua prospettiva.

Forse allora l’amore non si subisce soltanto, forse allora l’amore non è solo eclatante, forse allora l’amore è una piccola cosa che viene da sé e alimenta il vento, il viaggio.

Si allungò sulla panchina, tolse l’impermeabile, lo mise sotto il capo e si addormentò sereno.