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Social networks - Contro Hasspostings e contenuti offensivi - Il Rechtsdurchsetzungsgesetz- RFT

04 febbraio 2018 -
Social networks - Contro Hasspostings e contenuti offensivi - Il Rechtsdurchsetzungsgesetz- RFT

Sommario:

I. Introduzione

II. La necessità dell’intervento del legislatore

III. Berichtspflicht e obblighi connessi

IV. Reclami e conseguenze

V. Sanzioni

VI. Critiche

VII. L’attuale situazione legislativa in Austria

VIII. La “migrazione” su platforms dell’est europeo e la mancanza di un’effettiva collaborazione su scala internazionale

 

I. Introduzione

L’1.1.2018 è entrata in vigore, nella RFT, la predetta legge, emanata al fine di consentire un’efficace e rapida attuazione pratica di provvedimenti intesi a reprimere reati e “abusi” che possono essere commessi da persone servendosi di mezzi moderni di comunicazione e d’informazione. Perché questo intervento del legislatore? La risposta è piuttosto agevole, per non dire ovvia.

Da qualche anno, infatti, anche nella RFT si è costatato che attraverso i social networks sono state diffuse notizie incitanti, almeno indirettamente, all’odio contro stranieri, minoranze, esponenti politici nonché notizie false (o comunque tendenziose) atte a minare la pacifica convivenza tra gli abitanti della RFT.

Il livello di “discussione” ha assunto, a tratti, “toni”, modalità e forme di espressione tali da indurre non pochi a parlare addirittura di Hasskriminalität (così si è espresso anche il ministro della Giustizia). I social networks consentono – teoricamente - a ognuno di esprimersi, nei confronti di altri in modo tale da lederne la dignità, il diritto alla personalità, di servirsi di questi mezzi moderni, ormai diffusissimi, per commettere reati. A ciò una “freie, offene und demokratische Gesellschaft”, quale si reputa la RFT, deve opporsi decisamente e finché è in grado di farlo.

Altro obiettivo perseguito dal legislatore è quello di “neutralizzare”, con adeguati mezzi, i c.d. fake news (la diffusione di notizie false) o comunque di notizie a contenuto oggettivamente inveritiere.

L’esigenza di approntare strumenti rapidi ed efficaci (come la cancellazione della notizia o il “blocco”, la chiusura dell’account) contro queste “forme” di reato (qual è, p. es., Volksverhetzung e Störung des öffentllichen Friedens), anzi di criminalità’, “liegt auf der Hand” (è evidente).

Si può dire che l’emanazione della suddetta legge è stata tutt’altro che frutto d’improvvisazione. Già nel 2015 il ministro della Giustizia aveva provveduto a istituire un’apposita commissione con il compito specifico di elaborare “rimedi” idonei a ovviare a queste gravi abusi, perpetrabili attraverso i social networks. Il ministro della Giustizia aveva altresì convocato i rappresentanti delle società operanti nel settore dei social networks per indurli a “migliorare” la loro “vigilanza”, o, meglio, i loro controlli su informazioni a contenuto lesivo di diritti altrui o comunque illecito.

 

II. La necessità dell’intervento del legislatore

Nonostante gli impegni assunti (nel senso di fare analizzare, tempestivamente, vale a dire entro 24 ore) da persone competenti, il contenuto di postings (che nulla hanno a che fare con la libertà di comunicazione/di espressione/di informazione), di cancellarli all’occorrenza o di chiudere l’account), questa “Selbstverpflichtung” non ha dato i frutti sperati, anzi, si era dovuto constatare che “l’andazzo”(per non usare un’espressione più adeguata in relazione alla gravità dei danni che la “trascuratezza” è - ed  è stata - stata capace di causare) era continuato – più o meno – come prima dell’invito a monitorare e a cancellare postings lesivi di diritti altrui sulle proprie platforms. Anche se non tutti gli operatori avevano le “eingegangenen Verpflichtungen auf die leichte Schulter genommen”, si aveva tuttavia dovuto constatare che le cancellazioni dei c.d. Hasspostings, delle comunicazioni a contenuto discriminatorio, inveritiero o comunque illecito, spesso, non erano state operate, per cui l’intervento del legislatore si è appalesato non più differibile.

Articolo pubblicato in: Diritto Tedesco


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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