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Quale sarà il ruolo dell’avvocato nel mondo delle intelligenze artificiali?

11 luglio 2018 -
Quale sarà il ruolo dell’avvocato nel mondo delle intelligenze artificiali?

Di Filippo Linzi

 

Dalla Rivoluzione Industriale a quella informatica, dalla catena di montaggio di Ford alla guida autonoma delle macchine Tesla, il processo di meccanicizzazione e automazione del lavoro non ha smesso di crescere esponenzialmente, soppiantando molteplici figure professionali. Sul fenomeno si è scritto tantissimo e sono state fatte infinite previsioni su quali attività presto non esisteranno più, su quali tipologie di lavoratori saranno sostituite dai “robot”.

Nonostante ciò, l’avvocato si è sempre erto al di sopra di tutto questo, orgogliosamente sicuro dell’insostituibilità del suo contributo alla società. In effetti, la realtà a lungo gli ha dato ragione, poiché a sparire sono stati principalmente lavori di tipo tecnico e operativo. Nel nuovo mondo delle Artificial Intelligences (AI), tuttavia, questo non è più vero: con le nuove tecniche di machine learning e deep learning, infatti, gli elaboratori non si limitano più ad eseguire alla lettera comandi imposti loro in fase di programmazione, ma sono capaci di trovare correlazioni anche non evidenti, imparano dall’esperienza e si interfacciano con modalità sempre più “umane”. Questa nuova capacità di reagire a degli stimoli non più solo informatici, ma anche, ad esempio, vocali, unita alla comune abilità dei computer di raccogliere dati ed elaborarli in maniera molto più veloce ed efficiente di qualsiasi essere umano, rende le intelligenze artificiali al contempo un enorme vantaggio e un’altrettanto grande minaccia per quasi tutti gli ambiti lavorativi, avvocati e giudici compresi.

Per comprendere meglio la portata di tale innovazione, basta fare alcuni esempi: nel 2016, un gruppo di ricercatori dello University College of London ha sottoposto ad una AI più di 500 casi relativi a violazioni della privacy, tortura e discriminazione decisi dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Il risultato? Il sistema il 79% delle volte ha raggiunto una decisione analoga a quella della Corte, e nel restante 21% ha proposto dei risultati maggiormente aderenti al diritto positivo, da cui i giudici si erano invece distaccati perché più “realisti”. Sempre nel 2016, nello studio legale americano Baker & Hostetler è approdato per la prima volta un “avvocato-robot”: si sta parlando di Ross, una AI derivata dal cognitive system di IBM, Watson, il quale attualmente si occupa di diritto fallimentare, svolgendo da solo il lavoro stimato di 50 avvocati. Si pensi che Ross, il quale attualmente è sbarcato anche negli studi legali italiani, risulta costare mensilmente quanto la tariffa oraria (ripeto, oraria) di un senior partner!



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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