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Riflessioni sulla proposta di riforma in tema di legittima difesa domiciliare

26 ottobre 2018 -
Riflessioni sulla proposta di riforma in tema di legittima difesa domiciliare

Abstract

Il dibattito in tema di legittima difesa è divenuto, da diversi anni, una costante del quadro politico del nostro Paese. Pochi giorni fa è stato depositato, in Commissione Giustizia al Senato, un disegno di legge di modifica della legittima difesa domiciliare. Oltre ad estendere i confini dell’istituto, nelle intenzioni del legislatore vi sarebbe anche quella di eliminare l’incertezza interpretativa in fase di giudizio, con particolare riguardo al requisito della proporzionalità tra offesa e danno.

 

Sommario

1. La legittima difesa domiciliare

2. Gli indirizzi giurisprudenziali

3. La recente proposta di riforma dell’articolo 52 codice penale: il disegno di legge adottato in Commissione Giustizia al Senato

4. Conclusioni

 

1. La legittima difesa domiciliare

La legittima difesa domiciliare è una causa di giustificazione introdotta nel nostro ordinamento dalla legge del 13 febbraio 2006, numero 59 la quale ha aggiunto all’articolo 52 del codice penale due nuovi commi che regolamentano l’esercizio del diritto all’autotutela in un privato domicilio (comma 2) o in ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale (comma 3).

La disciplina della scriminante de qua, lascia sussistere alcuni dei presupposti tradizionali della legittima difesa: ossia la necessità di difendersi da un pericolo attuale di un’offesa ingiusta,

La norma richiede che vi sia una violazione di domicilio ex articolo 614 codice penale da parte dell’aggressore e che l’arma (o altro mezzo idoneo), di cui è consentito l’uso per la difesa della “propria o altrui incolumità” o dei “beni propri o altrui”, sia legittimamente detenuta ed utilizzata da chi è legittimamente presente nei luoghi indicati dal citato articolo.

Inoltre viene richiesta la non desistenza dall’azione illecita da parte del reo e la sussistenza del pericolo di aggressione.

Per le ipotesi sub lettera a) dell’articolo 52, comma 2, codice penale, il legislatore non chiarisce espressamente a quali beni si riferisce l’oggetto della difesa: per dottrina maggioritaria l’allusione è ai beni della vita e dell’integrità fisica, nonché delle libertà individuali delle persone presenti nel domicilio. Inoltre la presunzione juris et de jure di proporzione tra offesa e difesa rende del tutto superfluo ogni tipo di accertamento da parte del giudice circa la congruità tra i mezzi offensivi e quelli difensivi, con la conseguenza che l’uso dell’arma risulterebbe scriminato anche in quei casi in cui, per respingere l’aggressore, sarebbe stata sufficiente una reazione meno lesiva.

Per quanto invece riguarda l’ipotesi sub lettera b), la dottrina maggioritaria è orientata nel ritenere che attraverso tale requisito il legislatore abbia voluto far riferimento all’ipotesi in cui, a seguito di un pericolo attuale di offesa a beni patrimoniali, dopo l’invito a desistere, si verifichi un pericolo di aggressione alla persona.

Le condizioni necessarie che devono sussistere affinché possa operare la causa di giustificazione in commento, in questo secondo caso, sono due:

1) la mancata desistenza da parte dell’aggressore, intesa come non abbandono della condotta offensiva nei confronti dei beni;

2) il pericolo di aggressione. Viene comunque richiesto il requisito dell’attualità, inteso come probabilità di un’aggressione in atto incombente o quantomeno imminente.

In entrambe le ipotesi di cui alle lettere a) e b) la liceità del ricorso all’arma per difendersi, e l’operatività della presunzione di proporzione, sono subordinati alla condizione che il soggetto che si difende si trovi legittimamente nel luogo di privato domicilio e che l’arma sia legittimamente detenuta.

Anche sul punto la norma solleva perplessità in quanto finisce per creare una irragionevole discriminazione poiché, da un lato, la disposizione non risulta applicabile se l’arma usata per difendersi non è legittimamente detenuta ma legittima l’aggredito a poter utilizzare qualsiasi altro mezzo idoneo a provocare anche effetti letali; dall’altro è indirizzata solo al cittadino “onesto” e non anche a chi si trovi, ad esempio, nello stesso luogo di dimora ma senza la legittimità dell’occupazione (si pensi ai clandestini).

 

2. Gli indirizzi giurisprudenziali

Attese le perplessità a causa della non chiara formulazione della norma, la giurisprudenza è apparsa da subito unanime nel delineare i tratti salienti della scriminante in esame. In diverse pronunce la Cassazione ha evidenziato come la presunzione legale di proporzione introdotta per la violazione di domicilio non superi i limiti di liceità della legittima difesa previsti dall’articolo 52, comma 1, codice penale.

Tale presunzione, secondo giurisprudenza consolidata, incidendo solo sul requisito della proporzione, non fa venir meno la necessità, da parte del giudice, di accertare la sussistenza degli altri requisiti, ossia il pericolo attuale, l’offesa ingiusta e la necessità-inevitabilità della reazione difensiva a mezzo delle armi (Cassazione Penale, Sezione I, 7 ottobre 2014, numero 50909).

Con riguardo all’ipotesi in cui l’aggredito agisca per difendere beni patrimoniali, la giurisprudenza ha sempre valutato rigorosamente anche la presunzione del rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa di cui al secondo comma dell’articolo 52 codice penale. Importanza dirimente continua ad avere, ai fini del giudizio di proporzione, il confronto tra il bene dell’aggredito (posto in pericolo dell’aggressore) e il bene dell’aggressore (posto in pericolo dalla reazione dell’aggredito).

Articolo pubblicato in: Diritto costituzionale, Diritto penale


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