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L’innovazione nel web. Tra elettronica, computer implemented inventions, software e funzionamento della rete internet: opportunità e problematiche giuridiche

11 novembre 2014 -

[Relazione tenuta dal Professore Avvocato Cesare Galli al convegno “Fare e brevettare. Le innovazioni del nuovo web”]

1. A costo di andare, ancora una volta, contro corrente per parlare delle opportunità e delle problematiche giuridiche dell'innovazione nel web credo sia necessario prendere le mosse da come il diritto della rete è percepito fuori dalla rete: perchè inevitabilmente è da questa percezione che nascono gli interventi del legislatore e anche i non-interventi, come nel caso della mancata ratifica di ACTA da parte del Parlamento Europeo e, prima ancora, il mancato varo della Direttiva comunitaria sulle computer implemented inventions, che avrebbe codificato la “via europea” a questa tipologia di innovazioni.

In queste ultime settimane si è molto parlato della proposta di Stefano Rodotà di una carta dei “diritti degli utenti della rete” comprendente tra l’altro un “diritto all’anonimato” dei navigatori del web, che concretamente li mette al riparo dalle azioni dei titolari dei diritti da loro violati scaricando abusivamente materiali pirata o acquistando consapevolmente prodotti contraffatti. Nessuno però ha ancora messo in luce che il meccanismo che dovrebbe garantire questo anonimato - sostenuto a spada tratta dagli ISP, interessati ad evitare ogni intervento che possa ridurre il traffico e le attività della rete, lecite o illecite che siano - vale curiosamente solo nei confronti dei titolari dei diritti violati. Chi infatti già oggi “sa tutto” delle navigazioni degli utenti, in barba al loro sbandierato “anonimato”, sono proprio gli Internet Service Providers (ISP) e i gestori dei Social Networks, tanto che un loro introito importante (se non oggi il più importante) viene dalla vendita dei “profili” degli utenti ricavati dalle loro attività di navigazione. Ha fatto parlare di sé negli USA il caso della ragazza minorenne che non sapeva ancora di aspettare un bambino, ma già aveva ricevuto via web pubblicità di prodotti e servizi per donne in stato interessante, derivanti dalle sue precedenti attività sui Social Networks e di navigazione in rete, che corrispondevano al profilo ritenuto tipico delle donne incinte.

Ma questi big data non servono solo per la pubblicità, ma anche per finalità di ricerca scientifica in tutti i campi, di prevenzione delle malattie e dei crimini e, purtroppo, anche di schedatura, politica e non solo. Chi li possiede e chi possiede gli strumenti tecnici per raccoglierli e per gestirli, possiede una delle chiavi più importanti per costruire o per distruggere il futuro del mondo: perciò stabilire a chi spetta la titolarità di essi e quali sono i limiti entro i quali possono essere utilizzati e ceduti costituisce un tema di importanza decisiva per le sorti del pianeta.

Intanto di questi temi si comincia a discutere anche nelle aule giudiziarie, ma senza avere consapevolezza, almeno da noi, di queste implicazioni. Di esse infatti non vi è traccia nella recentissima (26 settembre 2014) pronuncia del TAR Lazio che ha rimesso alla Corte Costituzionale il Regolamento AGCOM sulla pirateria della rete perché la Consulta valuti se esso è rispettoso dei diritti costituzionali: nell’ordinanza del TAR questi diritti sono avvertiti come potenzialmente “minacciati” dagli interventi di una Autorità indipendente che agisce nel contraddittorio delle parti e i cui provvedimenti sono soggetti a immediata revisione giudiziaria, ma non dalla gestione dei dati del traffico web da parte degli ISP e dei Social Network. Un mondo capovolto, se si pensa che proprio il varo del Regolamento AGCOM ha permesso per la prima volta all’Italia di uscire dalla Watch List dei Paesi considerati a rischio per le imprese americane, sotto il profilo dell’insufficiente tutela dei diritti di proprietà intellettuale, che il Ministero del Commercio Estero USA predispone annualmente e nella quale l’Italia era inserita sin dalla sua istituzione, nel 1989. 



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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