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La latitudine applicativa della c.d. clausola sociale negli appalti pubblici dopo il decreto correttivo del Codice degli Appalti; esame degli orientamenti giurisprudenziali

09 febbraio 2018 -
La latitudine applicativa della c.d. clausola sociale negli appalti pubblici dopo il decreto correttivo del Codice degli Appalti; esame degli orientamenti giurisprudenziali

Una recente pronuncia del Consiglio di Stato (sentenza n. 272 del 17.01.2018, resa dalla sez. V) costituisce lo spunto per riprendere, e per certi versi aggiornare, le considerazioni precedentemente sviluppate da chi scrive (si veda, al riguardo, malgrado la scarsa eleganza delle autocitazioni, l’articolo “La problematica legittimità della c.d. clausola sociale negli appalti pubblici: la conferma della tendenza ad una tutela debole dei diritti dei lavoratori”, disponibile su questa Rivista) in ordine alla c.d. clausola (di salvaguardia) sociale negli appalti pubblici.

In relazione a quel che precede corre l’obbligo di evidenziare, in primo luogo, come il decisore politico abbia ritenuto opportuno, mediante l’emanazione del decreto legislativo n. 56 del 2017, provvedere ad una riformulazione delle previsioni dettate, nell’ambito materiale considerato, dall’articolo 50 del decreto legislativo n. 50 del 2016 (c.d. Codice degli Appalti).

L’innovazione apportata dallo ius superveniens si risolve, in buona sostanza, nella previsione dell’obbligatorietà dell’inserimento, da parte delle stazioni appaltanti, della clausola sociale (mediante la sostituzione, nel corpo della richiamata disposizione normativa, delle parole “possono inserire” con il termine “inseriscono”),  nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, superando, per tal via il previgente regime giuridico dell’istituto de quo, configurato in termini di mera facoltatività[1].

Risulta del tutto evidente che la menzionata scelta legislativa risponda all’intento di operare un rafforzamento della tutela dei lavoratori, in ipotesi di mutamento del soggetto gestore di attività di rilievo pubblicistico, mediante l’obbligatorio inserimento, negli atti prodromici alla stipulazione di contratti di concessione, di appalti di lavori o di servizi, ed in particolare di quelli connotati da un costo della manodopera pari, almeno, al 50% dell’importo del contratto, di una previsione che assicuri, in linea di principio e fatte salve le riflessioni che si opereranno nel prosieguo della presente nota, la continuità occupazionale degli addetti precedentemente impegnati.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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