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CAPO I - DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA

Art. 499 - Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali, ovvero di mezzi di produzione

1. Chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali ovvero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione nazionale o fa venir meno in misura notevole merci di comune o largo consumo, è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa non inferiore a euro 2.065 (1).

(1) Multa così aumentata dall’art. 113 L. 689/1981.

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Art. 500 - Diffusione di una malattia delle piante o degli animali

1. Chiunque cagiona la diffusione di una malattia alle piante o agli animali, pericolosa all’economia rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico della nazione, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

2. Se la diffusione avviene per colpa, la pena è della multa da euro 103 a euro 2.065 (1).

(1) Multa così aumentata dall’art. 113 L. 689/1981.

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Art. 501 - Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio (1)

1. Chiunque al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822.

2. Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate.

Le pene sono raddoppiate:

1) se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri;

2) se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo.

3. Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all’estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani.

4. La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici.

(1)  Articolo così sostituito dall’art. 2, DL 704/1976.

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Art. 501-bis - Manovre speculative su merci (1)

1. Fuori dei casi previsti dall’articolo precedente, chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo atto a determinarne la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822.

2. Alla stessa pena soggiace chiunque, in presenza di fenomeni di rarefazione o rincaro sul mercato interno delle merci indicate nella prima parte del presente articolo e nell’esercizio delle medesime attività, ne sottrae all’utilizzazione o al consumo rilevanti quantità.

3. L’autorità giudiziaria competente e, in caso di flagranza, anche gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria procedono al sequestro delle merci, osservando le norme sull’istruzione formale. L’autorità giudiziaria competente dispone la vendita coattiva immediata delle merci stesse nelle forme di cui all’articolo 625 (2) del codice di procedura penale.

4. La condanna importa l’interdizione dall’esercizio di attività commerciali o industriali per le quali sia richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell’autorità e la pubblicazione della sentenza.

(1) Articolo aggiunto dall’art. 1, DL 704/1976.

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Art. 502 - Serrata e sciopero per fini contrattuali

[1. Il datore di lavoro, che, col solo scopo d’imporre ai suoi dipendenti modificazioni ai patti stabiliti, o di opporsi a modificazioni di tali patti, ovvero di ottenere o impedire una diversa applicazione dei patti o usi esistenti, sospende in tutto o in parte il lavoro nei suoi stabilimenti, aziende o uffici, è punito con la multa non inferiore a lire due milioni (1).

2. I lavoratori addetti a stabilimenti, aziende o uffici, che, in numero di tre o più abbandonano collettivamente il lavoro, ovvero lo prestano in modo da turbarne la continuità o la regolarità, col solo scopo di imporre ai datori di lavoro patti diversi da quelli stabiliti, ovvero di opporsi a modificazioni di tali patti o, comunque, di ottenere o impedire una diversa applicazione dei patti o usi esistenti, sono puniti con la multa fino a lire duecentomila. ] (1).

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 29/1960, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 502.

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Art. 503 - Serrata e sciopero per fini non contrattuali

1. Il datore di lavoro o i lavoratori, che per fine politico commettono, rispettivamente, alcuno dei fatti preveduti dall’articolo precedente (1), sono puniti con la reclusione fino a un anno e con la multa non inferiore a euro 1.032 (2), se si tratta d’un datore di lavoro, ovvero con la reclusione fino a sei mesi e con la multa fino a euro 103 se si tratta di lavoratori (3).

(1) Il riferimento all’art. 502 deve ritenersi non più operante in quanto la Corte costituzionale, con sentenza 28/1960, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 502, primo comma c.p., in riferimento agli artt. 34 e 40 Cost.

(2) Multa così aumentata dall’art. 113 della L. 689/1981.

(3) La Corte costituzionale, con sentenza 290/1974, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 503, nella parte in cui punisce anche lo sciopero politico che non sia diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popolare.

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Art. 504 - Coazione alla pubblica autorità mediante serrata o sciopero

1. Quando alcuno dei fatti preveduti dall’articolo 502 (1) è commesso con lo scopo di costringere l’autorità a dare o ad omettere un provvedimento, ovvero con lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, si applica la pena della reclusione fino a due anni (2).

(1) Il riferimento all’art. 502 deve ritenersi non più operante in quanto la Corte costituzionale, con sentenza 29/1960, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 502, primo comma, in riferimento agli artt. 34 e 40 Cost.

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 165/1983, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 504, nella parte in cui punisce lo sciopero il quale ha lo scopo di costringere l’autorità a dare o ad omettere un provvedimento o lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, a meno che non sia diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popolare.

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Art. 505 - Serrata o sciopero a scopo di solidarietà o di protesta

1. Il datore di lavoro o i lavoratori, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commettono uno dei fatti preveduti dall’articolo 502 (1) soltanto per solidarietà con altri datori di lavoro o con altri lavoratori ovvero soltanto per protesta, soggiacciono alle pene ivi stabilite.

(1) Il riferimento all’art. 502 deve ritenersi non più operante in quanto la Corte costituzionale, con sentenza 29/1960, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 502, primo comma c.p., in riferimento agli artt. 34 e 40 Cost.

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Art. 506 - Serrata di esercenti di piccole industrie o commerci

1. Gli esercenti di aziende industriali o commerciali, i quali, non avendo lavoratori alla loro dipendenza, in numero di tre o più sospendono collettivamente il lavoro per uno degli scopi indicati nei tre articoli precedenti, soggiacciono alle pene ivi rispettivamente stabilite per i datori di lavoro, ridotte alla metà (1).

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 222/1975, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 506, in relazione all’art. 505, nella parte in cui punisce la sospensione del lavoro effettuata per protesta dagli esercenti di piccole aziende industriali o commerciali che non hanno lavoratori alla loro dipendenza.

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Art. 507 - Boicottaggio

1. Chiunque, per uno degli scopi indicati negli articoli 502 (1), 503, 504 e 505, mediante propaganda o valendosi della forza e autorità di partiti, leghe o associazioni, induce una o più persone a non stipulare patti di lavoro o a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro, ovvero a non acquistare gli altrui prodotti agricoli o industriali, è punito con la reclusione fino a tre anni.

2. Se concorrono fatti di violenza o di minaccia, si applica la reclusione da due a sei anni (2).

(1) Il riferimento all’art. 502 non è più operante poiché la Corte costituzionale, con sentenza 29/1960, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 502, primo comma c.p., in riferimento agli artt. 34 e 40 Cost.

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 84/1969, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 507, per la parte relativa all’ipotesi della propaganda e nei limiti di cui alla motivazione.

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Art. 508 - Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio

1. Chiunque, col solo scopo di impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro, invade od occupa l’altrui azienda agricola o industriale, ovvero dispone di altrui macchine, scorte, apparecchi o strumenti destinati alla produzione agricola o industriale, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103 (1).

2. Soggiace alla reclusione da sei mesi a quattro anni e alla multa non inferiore a euro 516 (2), qualora il fatto non costituisca un più grave reato, chi danneggia gli edifici adibiti ad azienda agricola o industriale, ovvero un’altra delle cose indicate nella disposizione precedente.

(1) Multa così aumentata dall’art. 113 della L. 689/1981.

(2) Multa così aumentata dall’art. 113 della L. 689/1981.

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Art. 509 - Inosservanza delle norme disciplinanti i rapporti di lavoro (1)

1. Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale non adempie gli obblighi che gli derivano da un contratto collettivo [o dalle norme emanate dagli organi corporativi] (2), è punito con la sanzione amministrativa da euro 103 a euro 516 (3).

2. Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale rifiuta o, comunque, omette di eseguire una decisione del magistrato del lavoro, pronunciata su una controversia relativa alla disciplina dei rapporti collettivi di lavoro, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni (4).

(1) Rubrica così sostituita dall’art. 1, DLGS 758/1994.

(2) L’inciso deve ritenersi implicitamente abrogato, per effetto della soppressione dell’ordinamento corporativo, disposta con RDL 721/1943 e della soppressione delle organizzazioni sindacali fasciste, disposta con DLGS LGT 369/1944.

(3) Comma così modificato dall’art. 1, DLGS 19 758/1994, che ha sostituito alla multa la sanzione amministrativa.

(4) Comma abrogato dall’art. 1, DLGS 758/1994.

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Art. 510 - Circostanze aggravanti

1. Quando i fatti preveduti dagli articoli 502 (1) e seguenti sono commessi in tempo di guerra, ovvero hanno determinato dimostrazioni, tumulti o sommosse popolari, le pene stabilite negli articoli stessi sono aumentate.

(1) Il riferimento all’art. 502 deve ritenersi non più operante in quanto la Corte costituzionale, con sentenza 29/1960, ha dichiarato la illegittimità dell’art. 502, primo comma c.p., in riferimento agli artt. 34 e 40 Cost.

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Art. 511 - Pena per i capi, promotori e organizzatori

Le pene stabilite per i delitti preveduti dagli articoli 502 (1) e seguenti sono raddoppiate per i capi, promotori od organizzatori; e, se sia stabilita dalla legge la sola pena pecuniaria, è aggiunta la reclusione da sei mesi a due anni.

(1) Il riferimento all’art. 502 deve ritenersi non più operante in quanto la Corte costituzionale, con sentenza 29/1960, ha dichiarato la illegittimità dell’art. 502, primo comma, in riferimento agli artt. 34 e 40 Cost.

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Art. 512 - Pena accessoria

La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 502 (1) e seguenti importa l’interdizione da ogni ufficio sindacale per la durata di anni cinque.

(1) Il riferimento all’art. 502 deve ritenersi non più operante in quanto la Corte costituzionale, con sentenza 29/1960, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 502, primo comma c.p., in riferimento agli artt. 34 e 40 Cost.

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Art. 512-bis - Trasferimento fraudolento di valori (1)

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli articoli 648, 648-bis e 648-ter, è punito con la reclusione da due a sei anni.

(1) Articolo introdotto dal D.Lgs. 21/2018, in sostituzione dell’art. 12-quinquies, comma 1, DL 306/1992.

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