Direttiva (UE) “Anti-Slapp” (“Strategic Lawsuits Against Public Partecipation”) - Obiettivi – Contenuti - Attuazione mancata in alcuni Stati comunitari
Direttiva (UE) “Anti-Slapp” (“Strategic Lawsuits Against Public Partecipation”) - Obiettivi – Contenuti - Attuazione mancata in alcuni Stati comunitari
Abstract: Sono molte, le Costituzioni di Stati comunitari, che assicurano il diritto delle persone, di rivolgersi all’autorità giudiziaria, qualora ritengano di essere stati lesi nei propri diritti e/o libertà. Per esempio, il Titolo VI° della Costituzione federale della RFT, prevede, “justizielle Rechte” in favore di tutti (“Jede Person…”). Ma, come non di rado capita, anche di questi diritti e libertà, è possibile “abusare”.
Proprio al fine di prevenire “Missbrauch” in materia, i competenti organi dell’UE, hanno approvato una direttiva, atta a prevenire o, almeno, a sanzionare, abusi del genere; ciò è avvenuto con l’emanazione della direttiva 2024/1069.
L’11.4.2024 è stata deliberata dal Parlamento e dal Consiglio dell’UE, la direttiva 2024/1069, nota come “ANTI -
SLAPP”.
“SLAPP” è l’abbreviazione di un’espressione inglese e significa “Strategic Lawsuits Against Public Partecipation”. Per tale, s’intendono, citazioni in giudizio, frequenti (per non dire continue), di organi di informazione, con una tiratura – spesso modesta - o con una diffusione limitata, le cui disponibilità economiche, sono piuttosto esigue, al fine di ricattarli e/o farli tacere, se hanno riportato notizie, non gradite…. oppure scoperto e resi pubblici, scandali. Altro scopo di “SLAPP-Klagen”, è spesso anche, di mettere in una cattiva luce giornalisti ed editori, non “ossequienti”. Non d rado, vi è un divario enorme tra le potenzialità economiche degli attori e i convenuti.
Gli autori di queste notizie, non di rado, vengono definiti “spiriti critici”, non in linea col “mainstream”.
Spesso, questi organi di stampa (e ci riferiamo, non soltanto alla carta stampata, ma pure a media più moderni (“digital media”)), non sono in grado, di affrontare processi lunghi e costosi, che, alla fine, si rivelano al di sopra delle capacità economiche degli stessi e possono anche essere costretti, a terminare le pubblicazioni. Non di rado, gli “offesi”, fanno valere richieste risarcitorie milionarie, per mettere sotto pressione editori e giornalisti. Si tratta di nient’altro, che di un “abuso” dell’ordinamento di uno Stato di diritto. “Colpiti” da “Klagen” del genere, sono, anzitutto reportage, aventi per oggetto, violazioni in materia di ecologia e/o commerciale.
Ci è voluto parecchio, affinchè l’UE si sia mossa. Sono state raccolte, negli Stati comunitari, ben 200.000 firme, nell’ambito di una petizione, poi inviata alla vicepresidenza dell’UE, che ha finalmente elaborato una direttiva, la 2024/1069.
L’UE si è prefissa, - tra l’altro, anche con la propria Carta dei diritti fondamentali, l’obiettivo, di garantire il diritto alla libertà di opinione e quello di ricevere o di comunicare informazioni (o idee), senza ingerenze da parte, anche, di autorità pubbliche; altresí, il diritto alla libertà di espressione.
Con la risoluzione dell’11.11.21, il Parlamento europeo, aveva invitato, la Commissione, a predisporre misure per affrontare il numero crescente di azioni legali “strategiche”, dirette a bloccare la partecipazione pubblica riguardante giornalisti e organizzazioni non governative; misure, nei settori del diritto processuale, civile e penale, approntando un meccanismo atto al rigetto (tempestivo) di cause civili “abusive”, con diritto alla rifusione delle spese affrontate e dei danni patiti. Altresí, per assicurare la partecipazione pubblica – su questioni di interesse pubblico – di giornalisti, editori e difensori dei diritti umani (nonchè di semplici cittadini).
I giornalisti svolgono un ruolo importante nel facilitare, non soltanto lo scambio di informazioni, ma anche nel dibattito pubblico; devono poter adempiere questa funzione, senza timore, assicurando un’informazione pluralistica e contribuendo a un dibattito aperto e libero, senza ingerenze, in conformità all’etica giornalistica.
Tutti i partecipanti a questo dibattito, siano essi persone fisiche o giuridiche, vanno protette; in particolare, i giornalisti investigativi, che, non di rado, portano alla luce abusi, corruzione e appropriazioni indebite, violazioni di diritti fondamentali. Il loro lavoro, deve essere libero da intimidazioni, condizionamenti e minacce. Soltanto un giornalismo libero, è in grado, di svolgere pienamente la funzione di “vigilanza” (alcuni parlano della stampa quale “watchdog”) su questioni di interesse pubblico, senza timore di ritorsioni (e/o altro). Non sono pochi, questi giornalisti, che hanno pagato - con la loro vita o con il licenziamento – il loro coraggio, la loro dedizione al lavoro e la loro etica professionale.
Soltanto un rigetto tempestivo (e se l’interessato potrà proporre un’apposita istanza in tal senso), delle pretese “abusive”, strumentali e infondate, è atto a scoraggiare quest’”utilizzo” della giustizia a danno di chi, non si piega ai desiderata di certi “ambienti”; altresí, il diritto alla rifusione di tutte le spese sostenute per difendersi da processi del genere (che non dovrebbero mai avere inizio), ivi compreso, il ristoro di tutti i danni subiti, non soltanto materiali.
L’esecuzione di sentenze emanate da Paesi terzi, va negata, se vi è sospetto, che il provvedimento possa essere stato emanato a seguito di “SLAPP-Klage”.
Per effetto della direttiva suddetta, gli Stati comunitari, sono pure obbligati, a garantire standards procedurali minimi e a “riconsiderare” le tutele già concesse dal diritto interno (nazionale).
Per effetto della previsione dell’inversione dell’onere della prova, non sarà più la persona citata (“abusivamente”) in giudizio), a dover “beweisen”, che la citazione, è una “SLAPP- Klage”, ma sarà il “proponente” (l’attore), a dover fornire la prova contraria.
Pure sanzioni pecuniarie dovrebbero essere un antidoto contro l’”Anzettelung” di “SLAPP-Klagen”. L’istituzione di “Anti-SLAPP- Beratungsstellen”, è intesa a fornire supporto, a chi è vittima di una “SLAPP - Klage”.
La direttiva 2024/1069, è nota anche con il nome “Daphne-Gesetz” in “onore” della giornalista Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese – uccisa da un’autobomba – che aveva “osato”, “investigare” su certi fatti, andando a “toccare” interessi di chi era molto potente (e, forse, lo è tuttora). Come si assomigliano i metodi…, se pensiamo a quanto è avvenuto, anni addietro, in un’isola non molto distante da Malta. A carico di questa giornalista, all’epoca della sua morte (2017), erano pendenti ben 47 “SLAPP -Klagen”.
La direttiva 2024/1069, prevede, che i Paesi membri dell’UE, avrebbero dovuto attuarla, nel loro diritto interno, entro il 7.5.26.
A parte il fatto, che la direttiva prevede, che essa può trovare applicazione soltanto nei casi, in cui vi è un “grenzüberschreitender Bezug”, deve essere osservato, che gli Stati nazionali, sono tutt’altro che “rispettosi” nell’osservare il termine di cui sopra.
Il “National Transpositions- Status”, rivela una – quasi si poterbbe dire – recalcitranza, da parte degli Stati membri, nel dare attuazione alla direttiva de qua. Ci sono stati Paesi comunitari, che, tuttora, non hanno neppure provveduto a elaborare una bozza per la prescritta “transposition”.
Tra questi Stati, figurano, l’Austria, l’Ungheria e il Portogallo.
Il ministero della Giustizia austriaco ha comunicato, che la fase della ”politischen Koordination”, non sarebbe ancora terminata. Quando vi è ”pericolo”, che possano essere “toccati” certi interessi (e, sia consentito, dire, certi personaggi), bisogna andare con i “piedi di piombo”… Neppure critiche di RSF hanno potuto “smuovere” certi signori e signore. Voci critiche, devono poi essere poste “sotto pressione”, anche economica; con buona pace per la libertà di stampa, di informazione e di opinione…Un giornalismo libero e indipendente, è essenziale per una democrazia, che meriti questo nome.