La salita di Draghi al Colle

(e la perfetta sintonia con Mattarella)
Mario Draghi
Mario Draghi

Nel mese di gennaio 2021, l’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, mosso dal proposito della “governabilità a tutti i costi”, ha sostenuto il progetto pianificato dai partiti, nominando un Presidente del Consiglio espressione della loro volontà.

In realtà, si è trattato di una scelta non casuale, dettata dall’urgenza di insediare un Governo che provvedesse a “ricucire” i pezzi di un Paese distrutto dall’emergenza sanitaria. Sembrerebbe esserci un punto di incontro tra essi, emerso in varie occasioni. Il fil rouge che lega i due attori – a parere di chi scrive – consiste nel mantenimento dei rapporti solidi tra l’Italia e lo scenario europeo.

In vari episodi, l’attuale Presidente della Repubblica ha posto in risalto come l’Italia sia “un Paese fondatore dell’Unione Europea”, nella quale essa occupa una posizione considerevole, tanto da esserne considerata una delle principali protagoniste. Si pensi, ad esempio, al caso “Savona”. Nel 2018, la formazione del Governo Conte I è stata preceduta da una travagliata e lunga trattativa avente ad oggetto la nomina dei nuovi Ministri. Il Presidente del Consiglio incaricato, di concerto con i due “azionisti di maggioranza” (Luigi Di Maio e Matteo Salvini) aveva ravvisato nel Prof. Paolo Savona il futuro titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’equilibrio del Governo Conte I ha iniziato a vacillare da subito, in ragione del veto posto dal Capo dello Stato sul soggetto soprarichiamato. Da diverso tempo, il Prof. Savona aveva assunto una posizione “euroscettica”, sfociata nella messa a punto della Guida pratica all’uscita dall’Euro (2015).

L’atteggiamento assunto dal Presidente della Repubblica trovava una duplice giustificazione: da una parte, la tradizionale inclinazione europeistica dell’assetto costituzionale italiano, ai sensi dell’articolo 117, co. 1, Costituzione (considerato che quella “dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento”; dall’altro, le prevedibili reazioni dei mercati finanziari, di fronte all’attuazione di una “Euroxit” italiana, dalla quale ne sarebbe scaturito l’innalzamento dello spread B.T.P./Bund.

Superate nel giro di poco tempo le voci di un suo impeachment, il Presidente Mattarella affidava l’incarico di formare un Governo “di transizione” al Prof. Carlo Cottarelli. Tuttavia, l’accordo tra i due partiti di maggioranza, fondato sulla variazione dell’impianto governativo disegnato in precedenza con spostamento del Prof. Savona al Ministero degli Affari Europei, costrinse il Prof. Cottarelli a rinunciare all’incarico, portando così alla nascita del Governo Conte I.

Tale episodio ha sollevato un ampio dibattito sulla posizione del Presidente della Repubblica nel sistema politico-costituzionale italiano.

Occorre soffermare l’attenzione su un’altra, altrettanto sostanziale, questione: l’appartenenza all’UE e/o il mantenimento delle condizioni di stabilità economico-finanziaria costituiscono elementi imprescindibili del patto costituzionale e di unità nazionale?

Sebbene non siano mancate opinioni opposte e critiche, risulta arduo ritenere che il Presidente della Repubblica possa commettere errori dinanzi ad una crisi governativa. È necessario considerare che l’ordinamento giuridico italiano annovera tra i suoi principi supremi ex articolo 139 Costituzione, non solo il processo di integrazione europea, ma anche il relativo sistema di moneta unica. Senza screditare la tesi di quella parte della dottrina per la quale il Capo dello Stato non potrebbe opporre motivazioni di natura politica attinenti all’indirizzo del Governo, terrei a ricordare che la rappresentanza dell’unità nazionale implica necessariamente il coinvolgimento politico.

L’alchimia tra i due attori è emersa anche in occasione della cerimonia tenutasi a Francoforte nel 2019 per la conclusione del mandato di Mario Draghi alla BCE. In tale occasione, il Capo dello Stato ha ringraziato il governatore uscente della Banca d’Italia Europea per avere reso più solido il sistema economico europeo. In particolare, il Capo dello Stato parla di “coraggio razionale”. “Razionale”, poiché “sostenuto dall’analisi e dagli approfondimenti che venivano dall’Istituzione stessa, dal Consiglio nella sua collegialità; in un contesto che è, per sua natura, caratterizzato da incertezza nelle reazioni dei singoli e dei mercati. Coraggio associato alla capacità di ascoltare il dissenso, le voci critiche ma anche di valorizzare il contributo di chi sa sfidare visioni consolidate”.

Il mandato del governatore italiano – nell’ottica presidenziale – avrebbe garantito sopravvivenza alla stessa moneta unica: “l’architettura complessiva della moneta unica si è irrobustita, si sono opportunamente rafforzate le regole comuni relative ai bilanci pubblici, si è creato il Meccanismo di Stabilità, si è posto mano al sistema bancario, con la sorveglianza unica, impostando, al contempo, sia il Meccanismo di Risoluzione delle crisi bancarie sia una salvaguardia al livello europeo dei depositi sebbene resti ancora da completare un loro sistema comune di assicurazione”. Infine, il Presidente ha sottolineato come il governatore uscente della BCE sia stato autorevolmente “al servizio di un’Europa più solida e più inclusiva, interpretando la difesa della moneta unica come una battaglia da condurre con determinazione contro le forze che ne volevano la dissoluzione”.

Dalle situazioni appena delineate emerge chiaramente un’intesa non pianificata, ma frutto di una reciproca stima. Occorre poi non trascurare che la decisione del Presidente Mattarella di ricorrere a una personalità di “alto profilo tecnico” in un momento così critico per il Paese è stata accolta con entusiasmo dalla maggior parte delle forze politica. Tale circostanza, pur rivelando la presenza nel sistema della democrazia parlamentare di “fratture costituzionali”, risalta l’enorme fiducia delle forze politiche nei confronti del Presidente della Repubblica.

I prossimi mesi si preannunciano cruciali per la salita al Colle. Tralasciando lo scenario finale, permane un dato indiscutibile: il forte affiatamento tra il Presidente Mattarella ed il Premier Draghi. Un affiatamento testimoniato dall’invito di quest’ultimo a non porre più domande in merito ad una sua elezione al Quirinale, giacchè “è abbastanza offensivo nei confronti del Presidente della Repubblica in carica cominciare a pensare in questo modo”.