L’abbaglio del talento naturale frena i talenti

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L’abbaglio del talento naturale frena i talenti

 

Il bias del talento naturale

Due psicologi di Harvard, Tsay e Banaji (2011) dissero a 103 giudici esperti che un pianista era un talento naturale, riuscito senza fatica, un altro un talento costruito con fatica e dedizione.

Essi apprezzarono gli sforzi dell’impegnato, prevedendo per lui maggior successo. Ascoltando le esecuzioni, però, dissero che il “naturale” suonava meglio. Sorpresa: il pianista era lo stesso!

Il pregiudizio emerso fu chiamato naturalness bias (bias del talento naturale).

 

La ricerca del talento naturale di Ericsson in musicisti, sportivi, professionisti

Esistono persone “portate” per il violino? Anders Ericsson, psicologo studioso di performance, coi colleghi studiò i violinisti (1993) nella prestigiosa Accademia Musicale di Berlino. Con i professori divisero i violinisti in tre gruppi. Nell’1 le “stelle”, possibili successi internazionali. Nel 2 i “bravissimi”. Nel 3 i “bravi”, con meno chance da professionisti. Tutti riportarono gli inizi intorno ai 5 anni, per circa 2-3 ore a settimana di pratica. Quelli del gruppo 1 avevano cominciato a suonare più degli altri: da 6 ore a settimana a 9 anni, fino a superare le 30 a 20 anni.

A quell’età i migliori musicisti del gruppo 1 avevano accumulato almeno 10000 ore di pratica.

8000 il secondo. Quasi 4000 il 3.

Per il sociologo Gladwell (Fuoriclasse. Storia naturale del successo, 2010): “Nessuno era approdato ai massimi livelli esercitandosi per una frazione di tempo rispetto ai pari”. Di qui la sua teoria delle 10000 ore, che possono rendere top performer in ogni disciplina. Il primo detrattore fu Ericsson, per cui dipenderebbe molto dalla disciplina e dal metodo (Numero uno si diventa, 2016).

 

Lo studio sul genio e la ricerca del dono di Michael Howe

Non è facile accettare che da bambini i geni siano partiti al livello di tutti quanti noi esseri mortali, ma è il risultato di anni di studio di Howe, professore di psicologia (Anatomia del genio, 2003).

Le opere creative eccezionali sono definite geniali. Spesso gli autori sono definiti geni a più di cento anni dalla morte. Per Howe è impossibile definire scientificamente il genio. Se è un encomio dei posteri, come possiamo rintracciare nel DNA i geni del talento di Mozart, Einstein, Pollock?

 

Abilità fisse o migliorabili? I mindset statico e dinamico della Dweck

La prof.ssa Carol Dweck di Stanford afferma sul mindset statico (credenza che le nostre abilità siano fisse): “crea l’impellente necessità di mettervi ininterrottamente alla prova». Nel mindset dinamico crediamo invece che abilità e intelligenza siano migliorabili con pratica e impegno.

Non abbiamo prove scientifiche univoche sul talento naturale fisso, per cui il mindset statico è una credenza limitante che porta rischi:

la tendenza a nascondere i punti deboli; il pensiero “se non riesco subito non sono portato e allora smetto” (disimpegno); la credenza “se mi impegno non ho talento” (che promuove la disapprovazione sociale dell’impegno); non porsi obiettivi di crescita.

 

Il pericolo del mindset statico in genitori, allenatori, aziende

Per Howe, gli insegnanti preferiscono destinare risorse limitate ai talenti speciali: “Ai bambini ritenuti privi di talenti innati vengono negate” (avviene anche per la formazione in azienda).

Come scegliere persone di talento in azienda? Le proposte:

Abbandonare l’idea del «talento»; pensare “tutti hanno talenti = abilità”; scegliere persone con buoni livelli iniziali in abilità “chiave” motivate a crescere; fare attenzione a persone dal mindset statico con abilità ma poco motivate a crescere.