L’anno giudiziario che verrà: "proviamo vergogna"!

Marta Cartabia, anno giudiziario
Marta Cartabia, anno giudiziario

Come ogni anno si celebra l’inizio dell’anno giudiziario, che formalmente avrà come "apripista" la Ministra Cartabia, che mercoledì 19 gennaio farà le sue comunicazioni alle Camere.

Seguiranno nei giorni successivi le ampollose cerimonie in Cassazione e nei distretti delle Corti di appello.

Anticipiamo le dichiarazioni della Ministra e di tutti gli attori del pianeta giustizia.

Si è tenuta ieri la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2022 presso la Corte di Cassazione.

Nel rispetto del rigido protocollo fissato per gli interventi, i cui tempi sono stati fortemente contingentati causa Covid, l’evento è stato aperto dalla relazione del primo presidente della Corte.

Queste le sue parole: “Provo vergogna per l’annullamento della mia nomina. Provo vergogna perché l’ufficio che presiedo spende la maggior parte delle sue risorse per difendersi dai ricorsi piuttosto che per dare una risposta alle domande di giustizia. Chiederei anche scusa ma dovrei citare decine di migliaia di nomi e il protocollo non lo consente”.

È intervenuta poi la ministra della Giustizia, Professoressa Marta Cartabia: “Provo vergogna perché il mio dicastero non è in grado e non so se mai lo sarà di risolvere anche uno solo dei problemi della giustizia italiana. Provo vergogna per i detenuti ammassati come bestie al macello, per chi chiede giustizia e ottiene silenzio e indifferenza, per chi chiude la sua impresa perché non riesce a recuperare i suoi crediti, per chi aspetta un risarcimento e intanto invecchia. Chiederei scusa anch’io ma come faccio a citare 60 milioni di nomi?"

È stato poi il turno del rappresentante del Consiglio superiore della magistratura: “Proverei vergogna se solo sapessi cos’è. Non ho nemmeno il tempo di imparare, il mio mandato sta per scadere. Me la cavo così: delego i miei successori a provare vergogna al posto mio”.

La cerimonia si è avviata alla conclusione con l’intervento del rappresentante dell’Associazione nazionale magistrati che è stato funestato da un incidente per fortuna senza conseguenze. Infatti, proprio mentre l’interventore aveva appena dichiarato di non provare alcuna vergogna, il pulpito da cui parlava ha iniziato a oscillare e gli è rovinato addosso. Tanta paura ma solo qualche ecchimosi di poco conto.

L’ultimo a prendere la parola è stato il rappresentante dell’avvocatura associata: “Non so bene perché sono qui, di solito siamo tenuti a distanza e dobbiamo stare muti. Ma già che ci sono, provo anch’io vergogna. Per cosa? Per tutto e perché questo tutto fa schifo e perché ho taciuto quando avrei dovuto parlare e perché sono stato ossequioso quando avrei dovuto essere irriverente e rivoluzionario. Se mi è concesso, mando un saluto a mia moglie Caterina e ai miei figli e ricordo che ricevo in studio tutti i pomeriggi dei giorni dispari dalle 15 alle 19”.