Malattie autoimmuni
Malattie autoimmuni
“Signorina, cerchi di non deglutire… ci provi almeno”.
“Quello che non capisco, dottore, è il perché. Se non ho capito male, le malattie autoimmuni sono una sorta di corpo a corpo tra noi e noi stessi…”
“Intanto cerchi di non deglutire e di non parlare. Ecco, allora, capita nel nostro corpo che una proteina cambi anche solo un amminoacido nella sua composizione, gli anticorpi non la riconoscono e la contrastano, creando una sorta di nemico interno. Il sistema immunitario, che normalmente difende l’organismo, attacca erroneamente i propri tessuti e le cellule sane, scambiandoli per nemici e provocando infiammazione, danni e distruzione graduale, con sintomi che variano a seconda degli organi colpiti. Non parli ora, sentirà ancora due pizzicottini e abbiamo finito… e per piacere, non deglutisca”.
Si mise d’impegno per non deglutire e ancor di più per non parlare, si costrinse a tacere finché l’operazione poté dirsi conclusa.
Il medico si allontanò dal lettino per scrivere qualcosa al computer.
“E mi dica, questo meccanismo di autosabotaggio del nostro organismo riguarda tante patologie?”
“Nel suo caso è sotto controllo, ma esistono livelli più gravi e problematici. Dipende poi da quali tessuti il sistema immunitario decide di attaccare…bene, abbiamo finito, può andare”.
“Ma si sta facendo ricerca per capire il perché? Perché noi stessi internamente agiamo contro di noi?”
“Ricerca? Vuole scherzare? In continuazione, signorina! E per molte patologie autoimmuni come la psoriasi, il lupus, l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla e altre malattie in cui si innesca lo stesso meccanismo. Tanta ricerca, signorina, in continuazione, arrivederci”.
“Non trova che, al di là dell’ambito biologico, ma forse in dialogo con esso, noi umani spesso agiamo contro noi stessi in tante situazioni della vita? A volte addirittura credendo di fare giusto, pensando di fare bene, siamo come le cellule del sistema immunitario che condannano e attaccano le cellule “strambe”, diverse, fosse pure per un solo, minuscolo dettaglio?
Siamo giudici ottusi che si allontanano da un’intuizione di felicità, solo perché non l’abbiamo nel nostro database, proprio come anticorpi moralisti decidiamo che quell’evento, quell’incontro, quel modo di essere non vada bene per noi e ci ostiniamo in un sistema geneticamente rodato che avrebbe solo bisogno di un po’ di coraggio e …di alternativa.
Non crede che ci sia un collegamento tra il nostro pensiero, le scelte, le credenze e le nostre patologie autoimmuni? Non le pare che fatichiamo oltremodo a non perseverare nello stare in situazioni dannose, a non staccarci da certi meccanismi routinari, familiari, ma patologici? Non crede che forse dovremmo permettere a tutte le scienze, a tutti i saperi di collegarsi, sostenersi, per far sì che l’uno aiuti l’altro? Nonché allo spirito, sì, proprio lo spirito. Abbiamo creato infatti una netta separazione tra spirito e materia quando noi, noi stessi, siamo una mescolanza di entrambe le cose e trattando l’una ci dimentichiamo dell’altro e viceversa.
Vede, forse per evitare di danneggiarci dal di dentro, basterebbe stare in quello che accade e smetterla di deviare il letto del fiume irrorando con acqua sporca il nostro piccolo regno. Se modificassimo anche di poco le nostre azioni con costanza, e per azioni intendo anche il pensare, forse pure gli anticorpi comprenderebbero che non è tutto bianco o nero! Dovremmo provare a staccarci da un unico modo di vedere le cose, dai cortocircuiti della vita, avere la sfrontatezza di farlo, quando non si hanno più gioia e libertà. Staccarsi, dottore, dovremmo staccarci una buona volta, anche dall’idea di noi stessi e dall’idea di realtà; non rischiamo infatti di perdere ciò che si è già perso, ma rischiamo di farci del male da soli e questa è una nostra responsabilità”.
“Entri il numero 46, buona giornata, signorina”.