Pantheon
Pantheon
“Molta ragione…no, non era così. Diceva: molto ragionamento… così diceva, sì, e poca osservazione…”
Cercava di ricordare quello che era stato un comandamento per suo padre, quasi una formula magica da ripetersi quando la testa prendeva il sopravvento e le preoccupazioni sul futuro fioccavano una dopo l’altra. Ma pioveva che Dio la mandava e quel cadere d’acqua così insolito lo distoglieva dalle ruminazioni di fine giornata. Da quando viveva a Roma, due anni ormai, era la prima volta che vedeva scendere così tanta acqua dal cielo ed era già il terzo giorno consecutivo. Cominciava a temere che il lucernaio non avrebbe retto a quello sforzo e che il mondo ce l’avesse con lui. Una goccia lambì le sue ciglia come a distoglierlo da quella stupida idea e poi, a distanza di pochi secondi, ne cadde un’altra, poi un’altra e così via. Si alzò con calma e spostò il letto con il peso del suo corpo, cercò poi un recipiente da mettere lì, dove quella goccia batteva come un cuore.
Si rificcò sotto le coperte morbide. Alla città potrà far bene tutta quest’acqua? Cercava, come sempre, un significato in ogni evento. Avrebbe pulito l’aria, bagnato le aiuole e i parchi, avrebbe ritemprato i vasi di fiori lasciati all’aperto e un po’ abbandonati, avrebbe lavato le vetrate dei palazzi, tolto gli escrementi degli uccelli dai balconi, dalle piazze. Il Tevere sarebbe stato più limpido. Tanti i vantaggi dunque per la città. Ma questi pensieri non lo rasserenavano, temeva che quella pioggia torrenziale spazzasse via il suo rifugio, la sua casa.
Che cosa c’era andato a fare in quella città? Per orgoglio? Per poesia? Per vivere una vita felice, quella che voleva davvero. Ogni azione, anche la più piccola, gli ricordava che aveva intrapreso un cambiamento e questo lo spaventava mortalmente, tutto era precario, non che prima non lo fosse, ma adesso ne aveva coscienza. Aveva vissuto fino ai suoi 45 anni seguendo una routine costruita con una fatica immane in cui tutto rientrava, anche le brutture si piegavano alla ritualità di quelle giornate, ma poi si era ammalato gravemente e il tempo aveva acquisito altre caratteristiche, gli amici si erano fatti pochi e il datore di lavoro non poteva più tenerlo in azienda. “Ci vuole fisico, Alfredo, per stare qui, e mente lucida”.
Allora si era affidato all’amica più sincera e le aveva confidato che quella, forse, era un’opportunità, anzi, l’opportunità.
“Che cosa farai, dunque?” le aveva chiesto lei che temeva di perderlo “Andrò a vivere al Pantheon” aveva risposto lui con un sorriso.
A 8 anni, seduto sui gradini della fontana lì di fronte a quel tempio, aveva esperito come le proporzioni e le forme potessero regalare bellezza; quella esperienza era stata così intima che quando si era sentito sperduto tutto lo aveva riportato lì, dove era stato lieto e in pace.
Aveva cercato e trovato un bar-panificio in quella zona “Il carciofetto” ed era stato assunto come tuttofare; il padrone gli aveva dato in affitto un vecchio monolocale per il quale Alfredo dava metà del suo stipendio, ma si trovava proprio in quella piazza e tanto gli bastava per sentirsi completo.
Ogni mattina era felice di dare il buongiorno ai clienti e stare in quel profumo di forno e ogni pomeriggio andava a cercare qualche tesoro nascosto in quella città di bellezza.
“Molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. Ecco come suonava la frase per intero di Alexis Carrel! Gli sembrava ora, ora che l’aveva in mente, che tutto acquisisse le giuste proporzioni.
Osservava che la sua casa era minuscola e accogliente, che aveva una finestra sul cielo, che in panificio poteva mangiare la pizza bianca con la mortadella, che i colleghi erano pronti alla battuta e che i clienti, tra cui nonna Nicla, si erano affezionati al suo sguardo intenso e dolce. Ragionò che la casa non era davvero sua, che il lavoro era precario, che il suo stato di salute sarebbe peggiorato e che sarebbe morto di lì a qualche mese. Ma poi osservò che era vivo in quel preciso istante, in quel letto avvolgente, che la sua fede era cresciuta come un pane ben lievitato e che era grato di ogni istante, anche di quell’acqua che scendeva copiosa. Osservò che di quel che sarebbe stato non ne sapeva poi nulla e che, a dire il vero, non ne aveva mai saputo nulla, ma ora si fidava della vita. Si fece un segno della croce, buonanotte, e dormì come un bimbo.