Scenari di guerra e passeri di Mao

Cina e Ucraina
Cina e Ucraina

Scenari di guerra e passeri di Mao

I miei romanzi distopici “La pestilenza è finita. Sono tutti morti, quasi” (in regalo agli abbonati di Zafferano.news, abbonarsi è gratis) e La Terza Guerra Mondiale di Gordon Comstock (versione digitale a 9,99 €, comprensiva di podcast-audiolibro) si basano su un’analisi del Virus e della Guerra che usa esclusivamente gli strumenti tipici del mondo del business e del management, applicati alla geopolitica. Due riflessioni artigianali.

Nel caso del Virus di Wuhan, la Cina adottò la strategia (radicale) del “contagio zero”. Quindi non vaccini “mRNA”, ma solo quelli a virus inattivato, imponendo d’imperio lockdown (radicali), da mantenere fino alla scomparsa del contagio. Sapevano di dover pagare alti costi umani, il loro popolo li ha pagati, e li sta pagando. Non avevano però valutato che una variante potesse essere indifferente ai vaccini convenzionali, e che i lockdown assoluti, a gioco lungo, avrebbero potuto essere di difficile gestione. È la stessa filosofia del “colpevole unico”, seguita da Mao Zedong nel 1958, con la strategia militaresca “Uccidi i Passeri”.

Mao partiva dall’osservazione che i passeri “rubassero” i cereali destinati dal PPC, padrone di tutti i terreni agricoli dell’Impero, al popolo cinese per sfamarsi, quindi dovevano essere sterminati, come loschi capitalisti. In un paio d’anni, ne furono uccisi oltre 2 miliardi (di passeri) ma questa strategia gli si ritorse contro. La Natura aveva dato ai passeri il compito di cibarsi di diverse specie di insetti (i cereali “rubati” sul terreno erano per loro solo un dessert stagionale), quando scomparvero, gli insetti si moltiplicarono in modo esponenziale, distruggendo i raccolti dei cereali. I passeri furono vendicati, Mao fu umiliato, ma chi pagò? Il popolo cinese.

In queste strategie leaderistiche, gli sconfitti sono sempre e solo i poveracci: o muoiono nelle guerre fatte dai potenti contro altri potenti o impoveriscono. È il caso che portò alla Grande Carestia cinese (secondo gli storici morirono, dal 1958 al 1962, fino a un massimo di 55 milioni di cinesi), facendo di Mao Zedong uno dei più grandi “criminali di guerra” comparsi sulla Terra. Perché si è “criminali di guerra” anche facendo la guerra ai propri cittadini, con decisioni politico-strategiche sciagurate.

I veri leader, sia nel campo del business, sia della politica, sono quelli capaci di non infilarsi mai nei cul de sac dell’ideologia e dell’arroganza intellettuale. Le guerre, qualsiasi sia la loro natura (politica, militare, religiosa, economica), sono da non fare, se si fanno devono essere gestite con estrema cura: sai come cominciano, non come finiscono.

Ora stiamo per entrare in quello che i Tre Presidenti, i tre padroni del mondo, grazie ai loro arsenali nucleari (Stati Uniti, Cina, Russia) chiamano, con pudore, il “Nuovo Ordine Globale”. Questa guerra regionale ha fatto emergere un cambio di scenario, l’intenzione, ormai palese, di Cina e di Russia di non accettare più la leadership solitaria degli Stati Uniti. I due, cavalcando un antiamericanismo sempre più diffuso, vogliono dividersi i Paesi di Asia, Africa e Sudamerica, dando loro la “copertura atomica” in cambio delle loro materie prime. Ma prima devono chiudere la “Pratica Ucraina”.

Come?

Loro conoscono perfettamente la regola base del “poker nucleare” decisa anni fa: nessuno dei Tre può vincere, nessuno può perdere, l’unico risultato ammesso è il pareggio. E il relativo compromesso lo pagano, sempre e solo, i loro sudditi, i cobelligeranti e gli aggrediti, speranzosi, di volta in volta, di non fare la fine dei Passeri di Mao.

Finirà così anche questa volta? È possibile, ma bisognerà trovare un compromesso, un Mediatore, e scoprire l’arcano della guerra ucraina (“Arcano è tutto/fuor che il nostro dolor”).

E noi europei come ne usciremo?

Da settant’anni siamo succubi di uno stile di vita che non possiamo più permetterci, infatti, già dopo un paio di mesi di guerra vissuta in salotto (sic!), è subentrata in noi una profonda stanchezza, l’iperattivismo impostoci (ci hanno ridotti al “ha valore solo ciò che crea valore”) cozza sempre più contro la nostra incapacità psicologica di gestione dell’ansia.

Ormai rifiutiamo i tempi (lenti) della storia, ci siamo ridotti a sicofanti scodinzolanti, ci sfugge che la vita vera è scandita dai tempi lunghi, e da sorprese continue. Stiamo scivolando fuori dal nostro tempo, senza accorgersene? Prosit!

Zafferano.news