Scuola: la mediazione scolastica può ridurre i casi di aggressività

Scuola: la mediazione scolastica può ridurre i casi di aggressività

 

Indice:

Cosa si intende per aggressività

Il ruolo della scuola odierna anche alla luce degli episodi di cronaca odierni

Il ruolo della mediazione scolastica e relative conclusioni

 

Cosa si intende per aggressività

Un pregio delle concezioni basate sull’apprendimento è che danno il dovuto risalto al fatto che l’aggressività nella vita sociale, almeno nelle nostre società così come sono oggi, è una risorsa, cioè un mezzo efficace per raggiungere i propri fini e risolvere i propri problemi, una strategia di rapporto con gli altri che paga.

Grazie all’aggressività non si ottengono solo vantaggi materiali, come quando si porta via un oggetto a un compagno o una borsa col denaro a un passante, ma anche vantaggi psicologici e sociali. Alcuni attraverso i comportamenti aggressivi si danno sicurezza o acquistano prestigio agli occhi degli altri e fanno carriera. Con le concezioni basate sull’apprendimento si spiega il fatto che spesso la stessa persona è aggressiva in un contesto, in un ambito di vita e non in un altro.

Ad esempio, uno può essere aggressivo in casa, con la moglie e con i figli, mentre quando è al lavoro con gli amici è tranquillo, tanto che tutti lo considerano buono o non immaginano quello che fa dentro le mura domestiche. Frasi del genere sono difficili da spiegare con le concezioni istintivistiche.

Diventano già più ragionevoli se si ricorre alla teoria della frustrazione/aggressività, ma sono ovvie e normali se si guarda l’aggressività in termini di comportamenti appresi, perché è chiaro che ogni ambiente sociale modellerà a suo modo l’individuo. L’aggressività, sia per incidenza, che per manifestazioni, cambia molto a seconda dei contesti storico-sociali, segno evidente che dipende dalle strutture e dai processi sociali all’interno dei quali gli individui vengono a trovarsi.


Il ruolo della scuola odierna anche alla luce degli episodi di cronaca odierni.

Il ruolo della scuola odierna, oltre ad essere quello di agenzia educativa, è quello di formare i cittadini del domani.

Il buon formatore deve riuscire a motivare gli allievi, specie se a sua volta interessato alle cose che insegna ed è motivato nel lavoro di formazione. Tuttavia, gli aspetti psicologici della motivazione sono complessi e richiedono alcuni accorgimenti necessari.

La curiosità è viva quando gli allievi ricevono informazioni insolite per i loro schemi, ma non al punto da essere difficilmente padroneggiabili. Il formatore deve riuscire a fornire una giusta dose di novità. È fondamentale infatti, a scuola far emergere le motivazioni intrinseche degli allievi. Il formatore dovrebbe orientare l’allievo verso obiettivi calibrati, ragione dei risultati che presumibilmente quell’allievo può raggiungere con un buon impegno. L’insegnante che punisce è un esempio negativo, e quindi diseducativo, di comportamento; se fallisce poi, se non ottiene ciò che vuole, perde di credibilità e autorità. Spesso le punizioni sono sempre state sconsigliate dagli psicologi e producono effetti collaterali, a scuola come in famiglia e altrove.

All’ordine del giorno vi è un episodio accaduto qualche giorno fa, in una scuola Toscana di Pontedera. Si tratta di un episodio molto grave: nel video diffuso dal quotidiano "Il Tirreno" e nei telefonini dei giovani spettatori che assistevano alla scena, si vede un ragazzo quattordicenne che deride il professore avvicinandosi alla cattedra.

Il professore, adirato da tali comportamenti, si rivolge verso lo studente con un pugno nello stomaco. Il gesto è poi costato la sospensione al docente e una denuncia penale fatta dalla famiglia del ragazzo per maltrattamenti.

A questo punto alla luce di tale episodio viene da chiedersi: chi è la vittima, il ragazzo o il docente? O sono tutti e due delle vittime di un sistema dove mediare molte volte sembra essere un miraggio? Cosa sarebbe costato al ragazzo esprimere un giudizio di disprezzo e al professore cercare di capire i motivi alla base di tale giudizio, anziché agire di impulso?

Ecco che la mediazione scolastica sarebbe certamente servita a dirimere la questione.


Il ruolo della mediazione scolastica e relative conclusioni

Il mediatore è la terza persona imparziale che, chiamata in causa nel processo di Mediazione dalle parti in conflitto, ha il compito di guidarle insieme nel cercare di elaborare la migliore soluzione al loro problema.

Il ruolo del mediatore è, infatti, quello di stare nel mezzo, di motivare le parti in conflitto senza manipolazione, di accettarle senza costringerle e di aiutarle a sostituire i loro sospetti con la fiducia reciproca. Non ha alcun potere sulle parti, se non quello di ascoltare, un ascolto attivo.

Anche l’accoglienza è una componente fondamentale della Mediazione e nasce dall’acquisizione della consapevolezza di poter accettare l’altro. Questo nel setting di Mediazione avviene attraverso lo sviluppo di alcune dinamiche principali legate innanzitutto alla disponibilità a mettersi nei panni dell’avversario.

Inoltre, una buona comunicazione che, soprattutto nelle scuole, non assume solo il valore della prevenzione per i disagi e le difficoltà adolescenziali, ma diventa anche una premessa indispensabile per raggiungere risultati positivi sia per l’insegnamento che per l’apprendimento.

Quello che sempre più emerge è infatti l’esigenza di un recupero del linguaggio emozionale nei rapporti relazionali. Esercitarsi a generare idee per uscire dalla relazione conflittuale è una delle azioni alla quale le parti antagoniste vengono guidate dal Mediatore. Lo scopo è quello di far generare direttamente da parte dei protagonisti del conflitto le opzioni migliori e soddisfacenti per uscire entrambi dal loro problema.

Alla luce delle precedenti considerazioni, la vicenda accaduta nella scuola Toscana, riportata poi anche qui sul Corriere Fiorentinoporta a concludere che non solo la mediazione, ma anche l’ascolto degli insegnanti, nonché degli studenti, al fine di comprendere i loro bisogni, impedirebbe lo sviluppo di certi spiacevoli episodi.

Si voglia, inoltre, ricordare che nelle scuole, come in altre strutture sociali, sono stati istituiti degli Spazi Giovani, Centri di Ascolto, come i consultori familiari. Dal 1997 i consultori comprendono anche gli Spazi Giovani appunto, per rispondere alle problematiche sessuali e psicologiche degli adolescenti, oltre a comprendervi anche i mediatori scolastici.

Oggi, compito di un mediatore scolastico è quello di dare risposta alle nuove esigenze della società, in particolare alle nuove problematiche che riguardano gli adolescenti e alle necessità di integrare e comprendere le culture e i bisogni dei popoli migranti, di mediare i conflitti, tra genitori-figli, tra figli-genitori, tra insegnanti e allievi e viceversa, comprendendo i bisogni che stanno alla base di una qualsiasi controversia che possa sfociare sia all’interno dei gruppi di pari che non.