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Certezza del diritto, l’eguaglianza delle indagini difensive

03 gennaio 2017 -
Certezza del diritto, l’eguaglianza delle indagini difensive

1. Premessa: cenni sulla nozione di certezza del diritto

La società odierna soggetta a continue trasformazioni, sempre più divisa in gruppi e categorie che non condividono valori comuni e portatori di interessi diversi, spesso fra loro contrastanti e profondamente mutevoli, è caratterizzata da insicurezza e instabilità e non può quindi esprimere un diritto uniforme e indifferenziato.

Ma, proprio in ragione di questo stato di cose, è sempre più sentita da parte dei singoli l’esigenza irrinunciabile a quello che può definirsi “diritto alla certezza[1] o, in un senso più ampio, comprensivo di quello di certezza, alla sicurezza.  

Sul punto Norberto Bobbio ha specificato che i diritti umani “sono diritti storici, cioè nati in certe circostanze contrassegnate da lotte per la difesa di nuove libertà contro vecchi poteri, gradualmente, non tutti in una volta e non una volta per sempre[2].

Ad esempio la libertà religiosa è un effetto delle guerre di religione; le libertà civili delle lotte dei parlamenti contro i sovrani assoluti; le libertà politiche e quelle sociali della nascita, crescita e maturità del movimento dei lavoratori salariati e così via.

Certe richieste nascono, infatti, soltanto quando nascono certi bisogni e nuovi bisogni nascono in corrispondenza del mutamento delle condizioni della società.

Possiamo affermare che la nozione di  “certezza del diritto” contiene una pluralità di accezioni eterogenee, distinte e qualche volta divergenti. Esprime la conoscibilità delle prescrizioni da parte dei destinatari e/o la loro effettiva conoscenza, ma anche la stabilità della regolamentazione giuridica nel tempo; la prevedibilità dell’intervento degli organi decisionali in sede di applicazione delle norme e l’esito delle loro decisioni, ma anche la fedeltà ai precedenti, l’omogeneità dei criteri di interpretazione giuridica, la controllabilità delle argomentazioni addotte nelle decisioni e nelle motivazioni. Essa implica univocità delle qualificazioni giuridiche, ma anche coerenza e completezza  dell’ordinamento come sistema e chiarezza del quadro delle fonti normative. Nella sostanza esige la sottoposizione del giudice alle norme, ma anche il rispetto dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e, nello specifico l’uguaglianza di fronte all’accusa - il cd diritto alla difesa -.

Il diritto di difesa rappresenta in primis un diritto individuale. Attraverso il quale un soggetto accusato - di un determinato crimine - possa, in posizione di parità sostanziale, difendersi. Affinchè ciò avvenga occorre eguale accesso alle fonti di prova ossia a quegli elementi non solo prodomici all’instaurarsi di un possibile processo ma altresì determinanti allo svolgimento ed alla definizione dello stesso se avviato.

In tal senso le norme sulle investigazioni difensive e la riforma dell’articolo 111 della Costituzione hanno rappresentato una grande rivoluzione rispetto al sistema delineato in  precedenza, consentendo al difensore di attingere al materiale probatorio con le stesse facoltà e gli stessi limiti della pubblica accusa.

La riforma del codice di procedura penale attuata dalla Legge 397 del 2000 ha interessato la parte seconda del Libro Quinto “indagini preliminari e udienza preliminare” attraverso l’aggiunta del Titolo VI bis; introducendo nello specifico gli articoli dal 391- bis al 391 decies che regolamentano come il difensore possa operare quando esegue una indagine difensiva.

Articolo pubblicato in: Diritto penale


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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