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Le nuove norme antiriciclaggio e la responsabilità amministrativa delle società ex d.lgs. 231/2001

10 luglio 2017 -
Le nuove norme antiriciclaggio e la responsabilità amministrativa delle società ex d.lgs. 231/2001

Indice

1. Premessa

2. Cosa si intende per riciclaggio

3. Cosa è il finanziamento del terrorismo

4. Riciclaggio e delitti tributari

5. Le nuove norme antiriciclaggio: il Decreto Legislativo n. 90 del 25.05.2017 riscrive il decreto antiriciclaggio (Decreto 231/2007)

6. Nuovi obblighi per le società

7. La responsabilità amministrativa degli enti e i Modelli di organizzazione aziendale ex Decreto Legislativo 231/2001

 

Abstract

Il 4 luglio 2017 entra in vigore il Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 90 che recepisce la Direttiva 2015/849/UE (cd. IV Direttiva) dettando disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento delle attività terroristiche.

Il nuovo Provvedimento è stato pubblicato lo scorso 19 giugno in Gazzetta Ufficiale e sostituisce, modificandola profondamente, gran parte della disciplina contenuta nel Decreto Legislativo n. 231/2007. Tra le novità più rilevanti, introdotte dalle nuove norme, vi è la previsione della possibilità di utilizzare i dati acquisiti dalla GdF a fini fiscali, mentre i controlli effettuati dai militari delle Fiamme Gialle diventeranno efficaci anche ai fini dell’accertamento tributario.

Da un lato, dunque, la nuova normativa impone maggiori obblighi di informazione da parte delle imprese e società, al fine di rendere palese l’assetto proprietario degli enti, pubblici e privati; dall’altro, rivede le disposizioni sulla responsabilità amministrativa delle società, mantenendo alto il livello di attenzione degli enti, dotati o meno di personalità giuridica, sui protocolli e le procedure interne all’azienda per prevenire condotte ricollegabili ai fenomeni di money laundering.

 

1. Premessa

La responsabilità da reato delle Società, introdotta nel nostro ordinamento dal Decreto 231/2001, costituisce oggi uno dei principali strumenti giuridici per l’efficace repressione della criminalità d’impresa.

Per la prima volta, infatti, a partire dal 2001, in caso di commissione di un reato al suo interno, ove sussistano altresì i requisiti dell’interesse o del vantaggio, una società, azienda, impresa, o altro ente, può essere chiamato a risponderne di fronte al Giudice penale, in modo diretto, unitamente alla persona fisica che si assume essere l’autore del fatto materiale illecito.

Rilevanti e temibili le sanzioni nell’ipotesi in cui si pervenga a un giudizio di colpevolezza dell’ente:

  • Sanzioni pecuniarie commisurate alle condizioni economiche e patrimoniali dell’Ente, da applicare sempre;
  • Sanzioni interdittive, che nei casi più gravi comportano l’interdizione dall’esercizio dell’attività, mentre nei casi meno gravi, il divieto di pubblicizzare beni o servizi, di contrattare con la pubblica amministrazione o l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, sussidi, etc.;
  • Confisca, anche per equivalente, del prezzo o profitto del reato.

Tuttavia, il Decreto 231/2001 prevede anche che la società possa andare esente dall’applicazione di sanzioni ove dimostri di avere adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire la commissione di reati. La vigilanza sull’osservanza e sull’aggiornamento del modello deve, altresì, essere affidata a un Organismo di vigilanza, composto in modo tale da poter svolgere correttamente le proprie funzioni.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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