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I compensi degli amministratori delle società pubbliche

12 gennaio 2018 -
I compensi degli amministratori delle società pubbliche

Il tema degli emolumenti da corrispondere agli amministratori delle società partecipate e il regime transitorio stabilito dal decreto legislativo n. 175/2016 (Testo Unico sulle società partecipate) in attesa del decreto attuativo che definirà indicatori dimensionali per individuare fino a cinque fasce di classificazione delle società a controllo pubblico.

 

Indice:

1. Inquadramento normativo

2. La giurisprudenza della Corte dei Conti

3. Conclusioni

 

1. Inquadramento normativo

Le società pubbliche – cioè le società per azioni, o più raramente le s.r.l., partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali - sono rette anzitutto dalle norme del codice civile in materia di società di capitali.

Per le società per azioni, nel fare quindi riferimento in primis alle norme civilistiche (articolo 2364, punto 3, codice civile) che annovera tra le competenze dell’assemblea dei soci la determinazione del compenso spettante agli amministratori, e più specificatamente all’articolo 2389 cod. civ., risulta che il compenso dei membri del consiglio di amministrazione  è determinato di norma dall’assemblea dei soci. Per le società a responsabilità limitata vige invece una deregulation, a seguito dall’abrogazione con la riforma del 2003 del rinvio automatico alle norme dettate in materia di spa, per la quale è lo statuto in genere a regolare la competenza degli organi a deliberare i compensi destinati agli amministratori.

In ordine cronologico, la prima disciplina speciale dei compensi ai componenti degli organi amministrativi delle società a partecipazione pubblica, diretta o indiretta, è quella dettata dalla legge 296/2006 (legge finanziaria 2007), che con i commi 725, 726, 727 e 728 ha sottoposto la materia a specifici e stringenti limiti quantitativi. Per effetto di tali norme, “nelle società a totale partecipazione di comuni o province” i compensi destinati al presidente e ai membri del consiglio di amministrazione, non possono essere superiori al 70% per il presidente e al 60% per gli altri componenti (quindi compreso l’amministratore delegato) dell’indennità spettante al sindaco o presidente di Provincia che controllano la società. Tali compensi erano stati poi oggetto della riduzione del 10 per cento disposta dall’articolo 6, comma 6, decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 applicabile alle società inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché nelle società possedute direttamente o indirettamente in misura totalitaria dalle amministrazioni pubbliche alla data di entrata in vigore del provvedimento



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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