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Quale sarà il ruolo dell’avvocato nel mondo delle intelligenze artificiali?

11 luglio 2018 -
Quale sarà il ruolo dell’avvocato nel mondo delle intelligenze artificiali?

Questa affermazione si adatta perfettamente all’ambiente regolatorio, in cui le imprese si devono confrontare con una infinità di normative in continuo aggiornamento, che vanno raccolte e analizzate per poi prendere le adeguate contromisure. E chi può fare questo compito meglio di un computer? Più veloce, più efficiente, meno costoso.. e, presto, capace quanto un umano di reagire e imparare dall’esperienza. Si capisce bene che in uno scenario del genere lo spazio di movimento per il giurista diventa estremamente esiguo.

E allora cosa deve fare il moderno avvocato, limitarsi ad accettare di essere piano piano soppiantato dalle intelligenze artificiali (come sostengono alcune previsioni estreme) o addirittura combattere l’avvento delle nuove tecnologie in una sorta di anacronistico luddismo? Al contrario, l’avvocato dovrà evolversi, adattarsi, reinventarsi. Come sostengono Dana Remus, Professore di legge alla University of North Carolina, e Frank Levy, Professore Emerito al MIT, nel loro saggio “Can robots be lawyers?”, vi sono caratteristiche che un computer non potrà mai acquisire. Pur potendo fornire un eccellente supporto a livello di ricerca e organizzazione, un’AI, per quanto avanzata, non possiede né la discrezionalità, né quella capacità di innovare e interpretare che i clienti richiedono e in cui fanno affidamento, se si considera che la professione di avvocato è tutt’ora una di quelle attività caratterizzate da un rapporto intuitu personae.

Ecco che, allora, il futuro avvocato, più che trovarsi a costruire un mondo fatto di norme, casi, opinioni dottrinali e prassi varie, dovrà avere una visione più strategica e, trovandosi davanti un mondo di big data già organizzati da un computer, avrà il compito di muoversi (o di far muovere il suo cliente) all’interno di esso come solo una mente umana sa fare. È chiaro che questo tipo di scenario favorisce gli avvocati di alto livello, con alle spalle svariati anni di esperienza e pratica, mentre diminuisce drasticamente l’utilità di un praticante o di un avvocato fresco di esame. Ma allora, quali saranno le caratteristiche che uno studente di giurisprudenza dovrà avere per rispettare le nuove e differenti future richieste degli studi legali? Questo sarà il challenge delle facoltà di legge di tutto il mondo nel nuovo millennio.

 

Redatto il 4 luglio 2018

 



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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