Iscriviti al sito e alla newsletter di Filodiritto.

Welcome kit in omaggio

La pubblicazione di contributi, approfondimenti, articoli e in genere di tutte le opere dottrinarie e di commento (ivi comprese le news) presenti su Filodiritto è stata concessa (e richiesta) dai rispettivi autori, titolari di tutti i diritti morali e patrimoniali ai sensi della legge sul diritto d'autore e sui diritti connessi (Legge 633/1941). La riproduzione ed ogni altra forma di diffusione al pubblico delle predette opere (anche in parte), in difetto di autorizzazione dell'autore, è punita a norma degli articoli 171, 171-bis, 171-ter, 174-bis e 174-ter della menzionata Legge 633/1941. È consentito scaricare, prendere visione, estrarre copia o stampare i documenti pubblicati su Filodiritto nella sezione Dottrina per ragioni esclusivamente personali, a scopo informativo-culturale e non commerciale, esclusa ogni modifica o alterazione. Sono parimenti consentite le citazioni a titolo di cronaca, studio, critica o recensione, purché accompagnate dal nome dell'autore dell'articolo e dall'indicazione della fonte, ad esempio: Luca Martini, La discrezionalità del sanitario nella qualificazione di reato perseguibile d'ufficio ai fini dell'obbligo di referto ex. art 365 cod. pen., in "Filodiritto" (https://www.filodiritto.com), con relativo collegamento ipertestuale. Se l'autore non è altrimenti indicato i diritti sono di Inforomatica S.r.l. e la riproduzione è vietata senza il consenso esplicito della stessa. È sempre gradita la comunicazione del testo, telematico o cartaceo, ove è avvenuta la citazione.

Alcune sentenze della Corte costituzionale in materia di diritti dei profughi - Austria

11 novembre 2018 -
Alcune sentenze della Corte costituzionale in materia di diritti dei profughi - Austria

Indice

1. Rassendiskriminierungsverbot und Gleichberechtigungsprinzip

2. Effetti sul trattamento dei profughi

3. Mancato riconoscimento dello status di “subsidiär Schutzbedürftigen”

4. Willkürliches Verhalten des Bundesverwaltungsgerichtes

5. Violazione dell’articolo 8 CEDU

6. Verletzung des Rechtes auf ein Verfahren vor dem gesetzlichen Richter

7.Conclusio e note

 

1. Rassendiskriminierungsverbot und Gleichbehandlungsprinzip

In data 10.8.1973 è entrato in vigore, in Austria, l’articolo unico del Bundesgesetz zur Durchführung des internationalen Übereinkommens über die Beseitigung aller Formen rassischer Diskriminierung = Legge federale di attuazione della Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (RassDiskrBVG). Trattasi di una legge costituzionale (Verfassungsgesetz), che dispone quanto segue: “È vietata qualsiasi forma di discriminazione razziale. In ogni caso è fatto salvo quanto già disposto dall’articolo 7 della Costituzione federale del 1929 e dall’articolo 14 della Convenzione concernente la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Legislazione e potere esecutivo devono astenersi da ogni distinzione basata unicamente su motivi della razza, del colore della pelle, dell’origine nazionale o etnica”.

Il comma 2° prevede che “quanto contemplato dal comma 1°, non osta che a cittadini austriaci siano riconosciuti speciali diritti o imposti particolari obblighi, a meno che non vi sia contrasto con l’articolo 14 della Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

L’articolo unico della citata legge costituzionale è costantemente interpretato dalla Corte costituzionale federale (VfGH) anche nel senso che il disposto di quest’articolo è da considerarsi violato pure nei casi in cui è riscontrabile una “Verletzung im Recht auf Gleichbehandlung von Fremden untereinander”. È stato detto che con la citata legge “wurde der allgemeine Gleichheitsgrundsatz in Richtung “Jedermannsrecht” erweitert”.

Va osservato che il Protocollo addizionale n. 12 alla CEDU, redatto a Roma il 4.11.2000, prevede, all’articolo 1, un divieto generale di discriminazione; in particolare, se fondato sul sesso, sulla razza, sul colore (della pelle), sulla lingua, sulla religione, sulle opinioni politiche o di altro genere, sull’origine nazionale o sociale, sull’appartenenza a una minoranza nazionale, sulla ricchezza, sulla nascita o su ogni altra considerazione. Inoltre, questa norma dispone che nessuno può essere oggetto di discriminazione da parte di qualsiasi autorità pubblica per i motivi che ora sono stati elencati.

La Carta dei diritti fondamentali dell’UE (ChUE) sancisce, all’articolo 20, che tutte le persone sono uguali dinanzi alla legge e il successivo articolo 21 ha ampliato, rispetto al succitato articolo 12 Prot. addiz. CEDU, i motivi, per cui la discriminazione è vietata (comprende, tra l’altro, pure il motivo della cittadinanza). L’articolo 24 ChUE prevede, in particolare, che i diritti dei minori devono essere tutelati, vincolando a tal fine anche i poteri pubblici.

Il rispetto della varietà delle culture, delle religioni e delle lingue, è sancito dall’articolo 22 ChUE; cosí pure la parità dei diritti tra donne e uomini (articolo 23).

A proposito del diritto di asilo - richiamati la Convenzione di Ginevra del 18.7.1951, il Protocollo del 31.1.1967 sullo status dei profughi e il trattato UE - tale diritto È sancito dall’articolo 18 ChUE.

Espulsioni collettive sono vietate dall’articolo 19, comma,1, ChUE. Il comma 2 di quest’articolo contiene un’ulteriore garanzia nel senso che nessuno può essere espulso o estradato verso uno Stato, nel quale vi sia un rischio serio che la persona possa essere condannata a morte, sottoposta a tortura o ad altra pena o trattamento inumano o degradante.

Con riferimento alla sentenza E 4469/2018 della Corte cost. feder. (che  verrà esaminata in seguito), è da rilevare che la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20.11.1998, è stata ratificata da ben 197 Stati, ma non dagli Stati Uniti d’America. A  seguito di questa Convenzione, i minori di anni 18, sono diventati titolari di diritti inalienabili. (**)

Alla Convenzione ONU del 1989, sono poi seguiti tre Protocolli opzionali, uno dei quali riguarda la protezione dei minori in caso di guerra; anche di ciò si parlerà in seguito.

A proposito del Gleichbehandlungsprinzip, pare opportuno, fare alcune riflessioni prima di analizzare le sentenze del VfGH.

Questo grundrechtliche Prinzip è considerato il principio (politico), dal quale, o direttamente o indirettamente, derivano quasi tutti gli altri principi e “valori” politici. Esso è espressione dell’universalismo dei diritti fondamentali e costituisce la base per la dignità delle persone in quanto tali; è la garanzia principale della laicità del diritto nonché presupposto della solidarietà e termine di mediazione tra le tre classiche parole della Rivoluzione francese del 1789.

Il Gleichheitsgrundsatz è particolarmente importante nell’epoca in cui viviamo, caratterizzata da un “crollo” della politica, che, pare, abbia abdicato al ruolo di tutela degli interessi generali e della dignità delle persone. È stato detto che lo Stato “règne et ne gouverne pas”. Lo Stato moderno, come ha osservato uno dei massimi filosofi del diritto del Novecento, ha due anime: è una manifestazione della “politicità” e, contemporaneamente, è un ordinamento giuridico.

È nell’interesse di tutti - e in particolare dei soggetti deboli della società - che i diritti fondamentali, nella cui titolarità ed effettività consiste l’uguaglianza, non si riducano a una chimera. È dovere morale e giuridico, che le istituzioni prendano sul serio questo principio, sancito da quasi tutti gli ordinamenti moderni, spesso come norma di rango costituzionale. Il Gleichheitsgrundsatz si sostanzia in un’”egalitè en droits” (“Gli uomini nascono liberi e uguali nei diritti”, recita l’articolo 1 della “Declaration” del 1789).



About

  • Contatti
  • Redazione
  • Pubblicità
  • Avvertenze
  • Privacy
  • Cookie

Newsletter

Rimani aggiornato sulle novità e gli articoli più interessanti della redazione di Filodiritto, inserisci la tua mail:

Iscriviti alla newsletter

© Filodiritto 2001-2019

Filodiritto è un marchio di InFOROmatica S.r.l.
P.Iva 02575961202
Capitale sociale: 10.000,00 i.v.
Direttore responsabile: Antonio Zama
Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

Sempre aggiornato

Scrivi la tua mail per ricevere le ultime novità, gli articoli e le informazioni su eventi e iniziative selezionati dalla redazione di Filodiritto.

*  Email:

Leggi l'informativa sulla privacy

Sede legale e amministrativa InFOROmatica S.r.l. - Via Castiglione 81, 40124 - Bologna
Tel. 051.98.43.125 - Fax 051.98.43.529

Credits webit.it