Green pass e minori: discrimina i bambini?

Mario Sironi- Monotipo-(Casa Museo Sigfrido Bartolini)
Mario Sironi- Monotipo-(Casa Museo Sigfrido Bartolini)

Tra i molteplici e variegati interessi degni di tutela in una società complessa, troviamo una categoria più delicata delle altre: gli interessi dei minori.

La delicatezza della materia è data da una evidenza: i suddetti interessi non possono essere impugnati dagli stessi titolari. È improbabile che un minore analfabeta per età anagrafica possa rivendicare diritti. Ecco perché la società dovrebbe subentrare, tutelando i suoi interessi, e denunciando ogni minima violazione.

 

Green pass. La norma: art. 1, comma 2 del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 122

«Fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di tutelare la salute pubblica, chiunque accede alle strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative di cui all'articolo 9-ter e al comma 1 del presente articolo, deve possedere ed è tenuto a esibire il green pass COVID-19 di cui all'articolo 9, comma 2. La disposizione di cui al primo periodo non si applica ai bambini, agli alunni e agli studenti nonché ai frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).»

 

Green pass: commento critico

La misura, evidentemente, colpisce soggetti indifesi e irresponsabili delle scelte dei genitori: i bambini. Questi, infatti, se i genitori non sono vaccinati, si vedono negati diritti semplici: l’accompagnamento all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia, che implica l’ingresso del genitore accompagnatore.

La norma discrimina tutti i genitori in genitori che possono accompagnare e genitori che non possono accompagnare i propri figli. E di riflesso discrimina i bambini, in bambini con accompagnatore autorizzato e bambini senza accompagnatore autorizzato.

La volontà del legislatore di reprimere le libertà di coloro che non possiedono la certificazione verde si ripercuote sui bambini, vittime effettive della proclamazione normativa.

Appare manifesta la violazione dei principi di non discriminazione (art. 2) e di superiore interesse del bambino (art. 3) sanciti nella Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

Non si comprende perché le scelte dei genitori debbano ricadere sui figli, perché il legislatore debba discriminare i bambini.

Le possibilità, per i bambini figli di genitori sprovvisti della certificazione verde, sono due: non essere accompagnati — a differenza dei compagni — oppure accompagnare i genitori “a mettersi in regola”.

Nelle province italiane, al mattino presto, si osservano, dinanzi alle farmacie, lunghe code di persone in attesa di un tampone rapido — che rapido non è. E tra queste persone, in fila, un po’ per strada, un po’ sul marciapiede, tra gli altri, si riconoscono giovani madri con in braccio un bambino. Nella coda composta e corposa, i bambini sono tanti e si distinguono per la vivacità. Corrono per la farmacia, ridono, si lamentano, poi escono, rientrano, e le giovani madri li seguono, pur cercando di mantenersi in fila. Un procedimento che dura oltre un’ora, se verificato in un orario di punta.

E così i bambini, per essere accompagnati, devono prima accompagnare i genitori, e attendere pazientemente che si sottopongano al tampone. A giorni alterni.

Se il genitore non vuole vaccinarsi, la colpa non è dei bambini. Eppure sono gli unici a pagare la legittima scelta genitoriale. Dov’è il favor minoris, principio di diritto affermato e riaffermato dalla giurisprudenza di legittimità? Le discriminazioni esistono per natura, ma è inammissibile che sorgano a norma di legge.

Sembra questo un fallimento giuridico, una contorsione del diritto, una perversione del potere. O tutti i minori possono essere condotti all’interno dell’istituto, o nessuno può esserlo.

Da contemporanei, è difficile osservare la situazione con freddezza e distacco. Il giudizio spetta alla storia, ma per quanto ancora staremo a guardare? I bambini, un domani, ci interrogheranno. E noi saremo i responsabili.