"Il cielo è di tutti" di Gianni Rodari

Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, New York, Museum of Modern Art
Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, New York, Museum of Modern Art

Celebre per le sue favole, per le sue storie fantastiche e per le filastrocche dedicate all’infanzia, il grande scrittore, pedagogista e giornalista di Omegna, del quale un mese fa abbiamo celebrato i cent’anni dalla nascita (e ad aprile i quaranta dalla morte) è stato anche un grandissimo poeta.

In questa magnifica poesia, costruita secondo gli stilemi della rima alternata, con una semplicità disarmante, dolce e perfetta, Rodari affronta il delicato tema dell’uguaglianza, della libertà e dei muri che si frappongono tra le persone. Perché le divisioni? Perché i confini? Perché gli Stati? Perché gli uomini non posso essere tutti uguali, tutti insieme a osservare lo stesso cielo?

Sono questi alcuni degli interrogativi delicati che Rodari si pone e ci pone, usando un ritmo incalzante ma non ingombrante, come fosse una canzone (non per niente Endrigo ha costruito canzoni indimenticabili sui suoi testi). Domande semplici eppur così attuali, alle quali, ancora oggi, fatichiamo a dare una risposta a noi e ai nostri figli.

 

Il cielo è di tutti
Gianni Rodari

Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.
È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino.
Non c’è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.
Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.
Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.
Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.

Da Filastrocche in cielo e in terra, Torino, Einaudi 1960.