Il 25 aprile di Gianni Rodari: Fucilazione

Una poesia struggente ed evocativa, che racconta l'immortalità dell'anima e della fantasia
l 3 maggio 1808 di Francisco Goya, Museo del Prado, Madrid
l 3 maggio 1808 di Francisco Goya, Museo del Prado, Madrid

È il 25 aprile, un altro venticinque aprile, da passare in piena pandemia, alla vigilia delle riaperture, che aspettiamo come il Natale e ci auguriamo siano il via per una festa.

Una festa di liberazione, che somiglia un po’ a quella di settantasei anni fa.

Per ricordare questa data importante abbiamo oggi scelto una poesia di Gianni Rodari, scrittore celebre per i suoi racconti per l’infanzia, ma che ha scritto anche poesia indimenticabili, come questa, che si chiama “Fucilazione”, pubblicata sulla rivista “Il caffè” e poi ripubblicata postuma nel 1990 in questo libretto dal titolo “Il cavallo saggio. Poesie Epigrafi Esercizi” uscito per Editori Riuniti nel 1990, con una bella prefazione del poeta Edoardo Sanguineti.

La poesia di Gianni Rodari che abbiamo scelto racconta una drammatica fucilazione. La voce è quella dell’uomo che viene ucciso, e che ricorda alcuni particolari di quella mattina, la sua ultima.

Protagoniste della poesia di Gianni Rodari le bolle di sapone, un retaggio infantile che simboleggia la fantasia dell’uomo, così bella e pericolosa, così importante e difficile da accettare.

Ma impossibile da uccidere.

 

Fucilazione

Gianni Rodari

 

Un bambino faceva le bolle di sapone

dalla finestra quando mi fucilarono

sulla piazza piantata di alberi senza nome,

una mattina deserta con poco sole

tra i rami secchi che non trattenevano le voci,

tra quinte grige d'imposte sprangate

oscillavano effimere formazioni, grappoli

subito disfatti in acini trasparenti.

Un bimbo, solo una tenera macchia viva

in un rettangolo nero,

c'era un vasetto rosso sul davanzale,

la sola cosa rossa di quel giorno tutto grigio,

io non potevo vedere i suoi occhi

sentivo la sua anima appendersi dondolando

in cima alla cannuccia di paglia,

staccarsi con un brivido, volare in silenzio,

trattenere il fiato per pregare il vento,

attraversare il poco sole in punta di piedi,

rapita in una smorfia di felicità.

I miei carnefici gli voltavano le spalle,

nessuno di loro poté vedere le sue mani

in adorazione, quando una bolla

più gonfia, la più bella di tutte,

partì dal davanzale come un pianeta di cristallo,

e prima di scendere salì verso il tetto

come una preghiera, come una favola

piena d’ogni dolcezza che non si può perdere,

intatta e vera per il suo tempo giusto,

non ci sono abbastanza plotoni di esecuzione

in questo mondo e ogni altro

per fucilare tutte le bolle di sapone.

da  Il cavallo saggio. Poesie Epigrafi Esercizi, Editori Riuniti, Roma, 1990.