Il Grande Equivoco – Considerazioni di merito

Le anime della notte
Ph. Paolo Panzacchi / Le anime della notte

Il Grande Equivoco – Considerazioni di merito

-seconda parte-

 

Dopo aver affrontato il tema del Referendum sulla Legge Costituzionale proposta dal Governo, con l’illustrazione sei punti saliente della legge di modifica della Carta Costituzionale analizzando gli aspetti tecnici della modifica e dell’impianto costituzionale che viene a modificarsi, si intende in questo secondo momento di riflessione toccare gli aspetti di merito che stanno alla base dei contrasti politici rispetto alla legge.

 

  1. – il tema oggettivo : la separazione delle carriere tra magistrato inquirente (accusa) e magistrato giudicante (terzo arbiter)

Il tema oggettivo non è sbagliato, anzi si può dire senza tema di smentita che è un tema che si pone in ordine alla terzietà del giudice ed al riequilibrio tra accusa e difesa nel processo  che risale a ben prima dell’era berlusconiana. Già il prof. Giuliano Vassalli (ministro della Giustizia, padre del nuovo codice di procedura penale, nel 1987  sosteneva la separazione delle carriere per realizzare quella netta distinzione tra chi accusa e chi giudica, superando il vecchio sistema inquisitorio per attestarsi ad un può equilibrato sistema accusatorio al cui contraltare sta la difesa con tutte le garanzie, in primis la presunzione di innocenza ed il ragionevole dubbio). Ma se da un punto di vista tecnico processuale la separazione delle carriere assise e favorisce la terzietà de giudice, non è certo necessario spostare la soluzione all’interno degli equilibri costituzionali. Insomma non serve necessariamente una modifica della costituzione che va ad incidere sui poteri più che sul processo.

Separare le carriere si può fare  con una semplice legge ordinaria che preveda due concorsi uno per PM e uno per Giudice con divieto di trasmigrazione. Ma non si è voluto fare, troppo facile... meglio coltivare la casta non una ma tre caste con buona pace del sorteggiato ...

  1. - La questione di metodo – basterebbe una chiara legge ordinaria

Se il fine, l’obbiettivo da raggiungere nell’interesse del cittadino, è la terzietà del giudice (arbitro) garantendo che accusa e difesa si affrontino ad armi pari per far emergere la verità dei fatti e soprattutto la effettiva responsabilità così da poter, una volta individuata la responsabilità dei fatti poter ricondurre il responsabile (reo) a quella ricomposizione sociale rispetto alla frattura determinatasi con l’azione – reato volta dall’art. 27 della costituzione, allora non ci interessa modificare la costituzione per costruire poteri e contropoteri (CSM) e organo di aggiudicazione degli errori e malefatte dei magistrati (alta Corte), ma basta dire che Pubblico Ministero e Giudice non appartengono più alla stessa famiglia (giudicante e inquirente) pur essendo della stesa specie (Magistrati)

Se basta questa separazione all’intero della stesa specie, se basta accertare che Pubblico Ministero e Giudice non posano per ragioni altre (di potere interno o correntizio) condizionarsi, basta semplicemente dire che se vuoi fare il pubblico Ministero partecipi al relativo Concorso Pubblico e non potrai cambiare casa, se vuoi fare il Giudice partecipi al relativo concorso e non potrai cambiare casa.

Un organo scelto da entrambe le case per amministrare le carriere separate basta ed avanza, basta quindi il CSM che c’è in costituzione.

 

  1. La Costituzione condivisa -

La Costituzione è la Legge delle Leggi, la norma regolatrice nella quale si tradisce l’etica e l’alta finalità dello stato.  I padri Costituiti in uno sforzo enorme di confronto e di rinunce reciproche nell’interesse generale, hanno sembra raggiunto in ogni angolo del testo costituzionale il maggior consenso e condivisione possibile.

Cosa stride oggi: La modifica costituzionale è proposta dal Governo (che per costituzione ha potere esecutivo) che pretende in spregio alla competenza del Parlamento l’approvazione “blindata”  non solo zittendo i parlamentari di opposizione, ama anche quelli interni, imponendo la fiducia in ognuna delle quattro letture e votazioni provenite. Il disegno di Legge di ispirazione governativa viene approvato senza modifiche e con la forza del “ricatto” o ci date la fiducia o andiamo a casa tutti…

Ma il Governo secondo Costituzione ha questo fine ? deve perseguire questo intento regolatore, o dovrebbe mettere a terra i provvedimenti che traducano indicazioni e finanziamenti affinché la vita sociale (scuola, sanità, impresa , lavoro, ambiente, benessere, assistenza, solidarietà, sussidiarietà …) possano tradursi in un vivere migliore ?!

La forzatura inaccettabile sta proprio in questa forzatura, nella mancanza di confronto, nella imposizione che insospettisce al punto da far supporre che il fine ultimo sia altro: indebolire la magistrature, provarla della autonomia e autorevolezza propria, e soggiogare il potere inquirente alle indicazioni dell’esecutivo che così avrebbe un potente strumento di coercizione di massa. Il dubbio è talmente palese che recentemente il ministro Nordio svela che, all’indomani del Referendum se dovesse essere confermata la modifica e quindi la separazione delle carriere così come prospettata, subito verrebbe proposto un Disegno di Legge per indicare la preminenza dei reati e dei fatti che la Magistratura Inquirente dovrà perseguire, impegnandosi su quelli indicati dal governo e lasciando cadere gli altri…

Il Governo precostituisce così un potentissimo strumento di leva politica di contrattazione del consenso: cittadini volete protezione, volete sicurezza votate questo schieramento che vi assicura sicurezza, punizione dei condannati, espulsione e deportazione degli stranieri irregolari colpevoli del terrore e della violenza nelle nostre città…

Di contro se a Governare fosse la controparte politica si immagina un provvedimento di indirizzo tutto rivolto a cercare mariuoli e truffaldini tra gli imprenditori, i capitalisti immobiliaristi, palazzinari e costruttori di case, perché così l’invidia sociale sarebbe placata dalla punizione verso chi ha fatto i soldi e si è arricchito…

In ciò qualcuno vuole anche far credere che la separazione delle carriere migliora la giustizia  non vedendo che una giustizia più efficiente passa da una rinnovata etica della magistratura, un investimento reale nell’implementazione dei magistrati e delle risorse di personale addetto alle cancellerie ed una efficentizzazione delle risorse destinate all’aggiornamento tecnologico degli uffici (oggi per mancanza di strumenti  di risorse non si notificano più neppure i dispositivi della cassazione ma vengono depositati in sala avvocati e per averli occorre versare un obolo agli addetti con maggiori spese per il cittadino)

La riforma così come portata al referendum popolare confermativo rappresenta una non riforma, ma la cristallizzazione di una casta che oggi si consolida nella politica risetto alla soggiogata magistratura, triplicando gli organi dedicati ai soli magistrati (due CSM e una Alta Corte) che implica la triplicazione di costi che già oggi sono e appaiono ingiustificati. Perchè i sostenitori del SI non spieghiamo ai cittadini che i componenti del CSM costano 240 mila euro anno a testa (mantengono il proprio stipendio + 5.100 indennità + 400 euro a seduta di commissione + indennità per la partecipazione alle sedute del plenum) ?! e con due CSM ed una Alta Corte avremo triplicato e forse più questi costi ! la giustizia italiana ha bisogno di etica, efficienza e serietà deontologica e lo stato dovrebbe impegnare le risorse finanziarie per assumere più magistrati, assumere cancellieri e personale che consentano ai Magistrati di lavorare con efficienza e destinare risorse ad ammodernare le apparecchiature tecnologiche formando il personale ad usarle.

 

  1. – Gli equivoci – Politicizzazione e  timori di una deriva

La politicizzazione della consultazione popolare ha svuotato di significato la stessa finalità della riforma. Non si spiega quale effetto avrà la stessa sul sistema di amministrazione del potere giudiziario e quali costi, si preferisce andare per slogan e quindi, da una parte e dall’altra si lanciano anatemi ad effetto per catturare il consenso:

  • Salvini arriva a dire: Con il Sì al referendum i giudici che sbagliano saranno sanzionati !  ma non stiamo discutendo della separazione delle carriere ? cosa c’entra il magistrato che sbaglia ? in verità il tema è altro attinte la responsabilità del magistrato. Salvini  vuol far credere che l’Alta Corte porrà rimedio ali errori, ma già esiste il potere disciplinare in capo al CSM, ora con l’alta corte i magistrati saranno giudicato da un organo composto in prevalenza da politici e amici dei politici, così i politici potranno condizionare con il “terrore” i Magistrati che in questo modo saranno più docili con la politica. Ma in Costituzione non c’è scritto che il Giudice risponde solo ed esclusivamente alla legge ?!
  • Il  Ministro Nordio annuncia: dopo il referendum se passa la riforma faremo subito una legge che indica i reati di allarme sociale da perseguire. Un modo per indicare ai P.M. coesa devono fare e quali azioni devono privilegiare. Quindi la politica a seconda dell’orientamento sociale e culturale pretenderà attraverso l’azione penale di orientare la società.
  • Avendo costituito con legge Costituzionale due organi giudiziari: uno inquirente e uno giudicante, saremo in presenza di due autonomi poteri, il potere inquirente ed il potere giudicante. Ciò va ben oltre alla separazione delle  carriere, si orienta a separare i poteri, con quale finalità ?  non ci è stato detto e non viene spiegato…quindi è legittimo immaginare secondo sensibilità anche opposte.

Il rischio possibile è che una volta separati i poteri, gli stessi vengano assoggettati in modo diverso a organi dello stato di preminente struttura politica. Assoggettare il Potere inquirente al Ministero dell’Interno è presto fatto, lasciando il potere giudicante al ministero della giustizia. Il risultato di questo percorso è rendere la Magistratura non più autonoma e indipendente ma assoggettata al potere politico.

  • Recentemente si sta assistendo a qualche presa di posizione ancora più forte e significativa: qualcuno comincia a tradire nella pratica il nuovo ruolo del Pubblico Ministero come l’avvocato dello Stato, colui che in nome dello Sato esegue i responsabili di azioni ritenute contrarie allo stato, quindi il PM non più autonomo che agisce in nome della legge a cui solo è sottoposto, ma ul “superPoliziotto” che agisce in nome dello stato (rappresentato dal Potere esecutivo quindi del Governo)
  • Questo percorso ha poco a che vedere con una giustizia più giusta e con la garanzia  per  ciascun cittadino di essere giudicato rispondendo solo ed esclusivamente alla legge. Il timore di un uso strumentale della giustizia per sconfiggere avversai politici (non solo individuali, ma anche quanto culture e etiche diverse) non è astrattamente un timore infondato.

 

  1. Il Grande equivoco  

Ecco perché si è detto del grande equivoco riferendoci alla finalità di questo referendum che evitando di spiegare il merito, è finito per divenire una contrapposizione politica.

Questa lettura è suffragata da come si è arrivati alla discussione della modifica costituzionale: è mancato un confronto, un dibattito sulle soluzioni da attuare. Eppure si era partiti da un assioma condiviso: Separare le carriere per garantire la terzietà del giudice, principio non nuovo, anzi di cui si discute tra gli addetti ai lavori dagli anni  ottanta, ossia da quando si stava scrivendo la riforma del Processo penale poi approvata nel 1989 .  Con il nuovo Codice di Procedura Penale si sentì l’esigenza di rafforzare la terzietà del giudice rispetto al pubblico Ministero, eppure già molto si era fatto passando da un processo  inquisitorio ad un processo accusatorio ed aumentando le garanzie dell’imputato per un giusto processo.

Non si è voluto aprire un tavolo di confronti su questo punto di approdo. La volontà era rafforzare la terzietà del giudice ? bene si discutesse insieme come raggiungere il risultato migliore senza compromettere altre garanzie dell’impianto costituzionale. Mettere mano alla Costituzione senza condivisione ha rappresentato il punto più critico che ha svilito l’obbiettivo.

Il risultato è anche peggiore: si è messo mano (a maggioranza semplice e a colpi di fiducia) alla Costituzione impedendo ad una parte dei rappresentanti del popolo di discutere e concorrere ad ottenere un risultato condiviso e probabilmente più equilibrato e efficiente.

La competizione si è alla fine trasformata in una corsa a chi vince, ignorando del tutto che l’obbiettivo è l’interesse collettivo e soprattutto abdicando alla chiarezza delle spiegazioni per fare del cittadino destinatario della riforma soggetto consapevole e informato.

L’occasione persa è enorme, il risultato sostanziale veramente a rischio, qualsiasi sia l’esito della consultazione…avrà perso lo stato ed i cittadini.