Il grave problema degli affidi familiari
Il grave problema degli affidi familiari
Abstract: In Italia oggi abbiamo circa 41 mila minori in affido che costano allo Stato un miliardo e mezzo di euro. Il sistema che palesamente non funziona viene attaccato anche dalla stessa Garante dell'Infanzia Marina Terragni, femminista e di sinistra.
Nel 2024, in Italia, i minori ospitati in strutture residenziali sono stati 25mila mentre 16mila circa sono stati quelli che hanno trovato accoglienza in una famiglia attraverso l'istitutto dell'affido. È quanto emerge dal report dell'autorità Garante per i minori e gli adolescenti e si tratta di 41mila bambini che gravano sul bilancio dello Stato per un 1 miliardo e 300 milioni di euro visto che il costo medio, al giorno per minore, tolto alla famiglia e affidato ad altri si aggira su di una media di 150 euro.
I numeri sono talmente pesanti che sollevano dubbi circa la esistenza di una emergenza giustificata e portano a pensare se il fenomeno, sfruttando famiglie deboli per motivazioni diverse, approfitti del superpotere dei servizi sociali e dei Tribunali dei minori per alimentare un vero e proprio business.
Dal 20 novembre scorso assistiamo al caso della famiglia nel bosco che, unito sempre più a molti altri casi di cronaca, ha mostrato un sistema elefantiaco, farraginoso dove a farne le spese non sono solo i bambini strappati ai loro genitori ma la famiglia - vera vittima - nel suo complesso che, se è vero che è malata, non trova nessuno in grado se non di curarla di allegerire i suoi problemi e attenuare la sua patologia.
Se ne è accorta anche Marina Terragni, femminista doc e orgogliosamente di sinistra, che nel suo incarico di presidente dell'Autorità Garante ha ammesso che il sistema affidi nel nostro Paese è problematico, non tutela le famiglie e non prevede interventi a loro favore.
Ne è talmente convinta che lo scrive nell'incipit del Report quando dice che: “La priorità deve essere data a interventi di sostegno personalizzati a favore del nucleo familiare quando in difficoltà” ed in una recente intervista ribadisce che, a fronte dell'impegno economico statale, sarebbe opportuno “prendere in affido la famiglia in difficoltà senza privarla dei figli e aiutarla a risolvere i suoi problemi. Non so se ci sia un business dietro, dico solo che quei soldi potrebbero essere spesi diversamente per tenere in piedi le famiglie che non ce la fanno per svariati motivi, esclusa la violenza e l'abbandono ovviamente, e i casi contemplati dall'art. 403 del codice civile”.
La Terragni afferma di non avere purtroppo un margine di intervento perchè la legge attuale non ammette poteri ispettivi ma chiarisce che “sarebbe tutto già scritto nelle convenzioni internazionali e nelle leggi italiane: il minore ha diritto a crescere con la sua famiglia”.
La verità è che oggi non si persegue un favor familiae e si è rinunciato a considerare la famiglia un nucleo che, come tale, deve essere sempre unito salvo interventi eccezionali e non rimandabili.
La Terragli definisce bizzarro anche il capovolgimento dei ruoli quando ricorda che il quotidiano Avvenire ha pubblicato un intervista a Claudio Cottatellucci, presidente dell'Associazione magistrati per i minori, il quale ha ribadito che “limitare gli interventi sui minori signifiva tutelarli meno e che non dobbiamo reintrodurre la vecchia logica della patria postesà”.
Tale affermazione la stupisce e la irrita tanto da costringerla ad affermare che “adesso mi tocca dire che le famiglie non si dividono. È grottesco che debba ammetterlo io, che ho una lunga storia personale di critica verso la famiglia e non i Vescovi ma diciamolo: per crescere i bambini non abbiamo nulla di meglio della famiglia di origine”.
Il Presidente Terragni continua affermando che “secondo una ricerca della Università statale di Milano nell’80% dei casi di affido familiare a seguito di violenza di un genitore contro l’altro la potestà genitoriale venga tolta anche alla madre? Ma per quale ragione? Certamente una volta le asperità delle famiglie venivano risolte o addolcite dalla rete parentale e amicale, oggi i nuclei sono microscopici e la famiglia si trova da sola in balia dello Stato”.
Dal Report emerge un altro grande ostacolo alla soluzione di tale problema ovvero il fatto che mancano dati per una mappatura delle cause che hanno portato all’intervento dei servizi sociali. Si legge infatti che: “speriamo che il disegno di legge Nordio – Roccella, che si prefigge lo scopo di riformare il sistema affidi e che è stato approvato alla Camera per andara ora in Senato dia attuazione come prevede ad una clasificazione delle casistiche. Ad oggi infatti non sappiamo neppure quali sono le motivazioni prevalenti che giustificano il preprelevamento di un minore e ribadisco prelevamento perché a volte nelle ordinanze dei giudici dei minori c’è proprio scritta questa parola”.
Un sistema quindi da rivedere completamente, che non tenga conto della povertà delle famiglie come indice per sradicare i minori. Se la famiglia è povera andrà aiutata con strumenti economici che permettano l’aiuto all’intero nucleo familiare, se sussistono scelte contro corrente come quelle della Famiglia nel bosco di Chieti andrà valutata la serenità di tutti i componenti in tempi veloci e senza pregiudizi.
In una epoca come la nostra che non ha difficoltà ad accettare unioni di tutti i tipi e ad ammettere la possibilità dei minori di vivere con esse il pregiudizio verso la famiglia biologica raggiunge livelli altissimi.