Scene di paternità secondo una lucana
Scene di paternità secondo una lucana
Lungo un marciapiede della città un giovane padre vigila sul piccolo figlio che impara a camminare autonomamente e gli dice: “Vai avanti, guarda dove metti i piedi!”. Lo segue standogli dietro e con la mano aperta all’altezza della testa per parare eventuali cadute. Come dovrebbe fare ogni padre con un figlio lungo il corso della vita!
Vedere un papà, poco più che quarantenne, a braccetto con il figlio affidato a una casa famiglia è toccante come il contatto di dita tra Dio Padre e Adamo dipinto da Michelangelo nella volta della Cappella Sistina. Perché se ne percepisce non solo la somiglianza fisica ma anche la familiarità, l’affinità, il riscoprirsi e ricostruirsi quale padre e figlio, il rigenerarsi nella vita come nel concepimento di quell’ovulo da quel singolo spermatozoo.
Via Crucis: da anni un papà accompagna la figlia disabile al centro di riabilitazione nonostante l’appesantimento della gravità e dell’età. Perché è così la croce della vita, la croce dell’amore!
Durante l’attesa di un concerto, grande momento di arte e cultura, un papà richiamato dalla piccola figlia a causa del fumo ridacchia: “Che brutta cosa fare figli intelligenti!”. Quanto squallore nelle parole di certi adulti o solo anagraficamente tali! La paternità, invece, dovrebbe essere una delle più belle espressioni dell’adultità.
Una bambina con il grembiulino rosa della scuola dell’infanzia raccoglie le foglie secche, forse sulla scia di quello che ha sentito dire dalla maestra. Il papà gliele fa buttare bruscamente aggiungendo “Che schifo!”. Come troncare la semplicità e la spontaneità dei bambini dimenticando che sono ben altre le cose che fanno schifo!
In ospedale un padre brizzolato segue il giovane figlio, alto e dall’aspetto curato, che cammina con le stampelle perché affetto da disabilità motoria. Paternità: dare le gambe al figlio affinché faccia il suo cammino e percorra la sua vita, comunque sua!
La show-girl Anna Falchi in un’intervista televisiva: “Mia figlia ha il vero papà e il vice-papà. Più amore e più regali che sono importanti per i bambini. Vuoi mettere?”. Perché non chiederlo ai figli, ai bambini? Perché non chiedere loro quale padre avrebbero voluto, vorrebbero, vogliono?
Fiammetta Borsellino: “Mio padre era un cristiano vero, un fervente cattolico, ma soprattutto era una persona credibile, che ha fatto dell’impegno costante e quotidiano nell'antimafia la sua ragione di vita. Io porto dentro i valori positivi che mi ha insegnato: il senso di giustizia, la legalità, la comprensione dell’uomo. È questa la vera strada da seguire per diffondere e far sentire il fresco profumo della libertà a chi si oppone all’onestà”. Valori, ciò che vale: ciò che fa l’umanità di un uomo, ciò che eleva l’uomo, ciò che di imperituro può lasciare un uomo, ciò che dovrebbe caratterizzare la paternità.
L’attrice Stefania Sandrelli: “Ho perso mio padre molto presto, ma ho il senso di lui, il suo ricordo”. Un buon padre: colui che riesce a trasmettere il senso della paternità, a lasciare un ricordo tutto suo.
Milena Bertolini, allenatrice di calcio: “A nonna Adalgisa devo l’esempio, a mio padre la libertà di seguire la mia strada”. Per crescere bisogna avere un buon esempio - come dovrebbe fare un “buon padre di famiglia” -, avere accanto qualcuno che indichi la strada e inciti a seguirla con libertà e gioia in modo tale che quando ci si gira da adulti si trovi dietro alle spalle un bambino sereno che sorrida e che si sia rialzato da ogni caduta pur con le ginocchia sbucciate e le mani sporche.
Il cantautore Fabrizio Moro: “Ho immaginato le rughe come ferite perché sui nostri figli si riflettono gli errori che facciamo, anche senza rendercene conto. Ho pensato tante volte che potrei essere un buon padre cercando di trasmettere a mio figlio tutta l’esperienza che ho accumulato, cercando di essere il più trasparente possibile. Però ci sono delle lacune che non possiamo colmare, delle sofferenze che non possiamo evitare ai nostri figli, perché alla fine siamo esseri umani”. Paternità: massima espressione di umanità e umiltà, andare avanti superando ogni errore con amore riconoscendo la propria fragilità e l’infinità delle possibilità del figlio e della vita.
Il grande lucano Rocco Scotellaro, in “L’uva puttanella”, scriveva del padre: “Tra le viti e gli alberi, sono attento ai piccoli rumori: le foglie delle canne, lo sventolio sui rami, un sasso che rotola, uno scarabeo che si arrampica, le lucertole. So che questo posto ti piaceva, padre, più che ogni altro, mamma non vuol venire mai sola […]. Questo tra tutti è il posto, dove sei rimasto, qui, potando, mi dicevi la tua vita”. Basilicata: terra dei padri rimasti soli, terra delle terre coltivate dai padri e abbandonate dai figli, terra del silenzio, terra assolata e desolata. Basilicata, terra di grandi padri di cui sono rimasti pochi figli, un po’ come tutta l’Italia!