Il manager didattico italiano in prospettiva comparata
Il manager didattico italiano in prospettiva comparata
1. Il Quadro europeo delle “qualificazioni”
L’European Qualifications Framework (EQF) è il Quadro europeo delle qualificazioni, istituito nel 2008 e rivisto nel 2017, con l’obiettivo di rendere confrontabili e trasparenti le qualificazioni rilasciate dai diversi sistemi formativi nazionali, anche al fine di una loro armonizzazione e comparabilità. Il termine “qualificazione” è qui utilizzato in conformità alla terminologia adottata dalla normativa italiana, corrispondente al termine inglese qualification, sebbene, nel contesto universitario, possa risultare più immediato il riferimento ai “titoli di studio”[1].
Non si tratta di un sistema di certificazione dei titoli, bensì di una sorta di meta-struttura, un quadro di riferimento comune articolato su otto livelli, dal più elementare (livello 1, corrispondente a conoscenze di base) al più avanzato (livello 8, al quale sono normalmente riferite le qualificazioni di dottorato di ricerca o equivalenti), entro il quale ciascuno Stato membro colloca il proprio quadro nazionale delle qualificazioni (National Qualifications Framework, NQF), attraverso un processo di “referenziazione” (referencing).
Ogni livello dell’EQF non è definito in base alla durata degli studi o al tipo di istituzione. Infatti, attraverso descrittori di risultato, i livelli sono enucleati in tre dimensioni: conoscenze (knowledge), abilità (skills) e responsabilità e autonomia (responsibility and autonomy). L’approccio è dichiaratamente centrato sui learning outcomes anziché sugli input formativi. Questa impostazione lo rende strutturalmente affine, pur restando concettualmente distinto, ai Descrittori di Dublino adottati nell’ambito del Processo di Bologna per i cicli universitari, con i quali condivide la logica di descrizione dei risultati di apprendimento attesi[2].
In Italia, il sistema è stato introdotto nel 2013 e successivamente completato nel 2018 con il Quadro nazionale delle qualificazioni (QNQ) e ne è stata regolata la referenziazione all’EQF, in un impianto integrato che coinvolge titoli accademici e qualificazioni professionali nazionali[3].
Per il manager didattico l’EQF costituisce una cornice generale utile a comprendere la collocazione e la comparabilità dei titoli[4]. Nella progettazione dei corsi di studio e nella redazione della SUA-CdS assumono tuttavia rilievo operativo più diretto i Descrittori di Dublino, attraverso i quali sono formulati i risultati di apprendimento attesi. Il manager didattico contribuisce a rendere verificabile la coerenza tra tali risultati, l’articolazione del percorso formativo, i contenuti degli insegnamenti e le modalità dell’apprendimento.
Infine, non può essere sottaciuto il fatto che l’EQF promette comparabilità attraverso descrittori comuni, ma la letteratura scientifica mostra come i learning outcomes, le competenze e le qualificazioni vengano interpretati attraverso contesti istituzionali, disciplinari e nazionali sostanzialmente differenti[5].
A questo punto, non ci resta che esaminare il contesto internazionale con riferimento al ruolo del manager didattico, come variamente interpretato e declinato nei vari contesti.
2. Per un’analisi comparativa del manager didattico
Sebbene la figura del manager didattico si sia sviluppata in modo peculiare nel sistema universitario italiano, funzioni analoghe, pur con i dovuti distinguo, sono presenti da tempo in contesti internazionali, con denominazioni e collocazioni organizzative differenti. Sembra utile, pertanto, un breve richiamo a figure analoghe esistenti in altri contesti accademici, quali almeno il Programme Manager, l’Academic Administrator, lo Student Experience Manager e il Quality Officer [6].
Nel Regno Unito, come nel mondo anglosassone, è frequente il Programme Manager (o Program Manager, soprattutto in USA), ad es. all’Università di Reading o alla London School of Economics, come responsabile del supporto organizzativo ai corsi di studio. Tale figura coordina la programmazione delle attività didattiche, il monitoraggio delle carriere degli studenti, la gestione delle procedure accademiche e il raccordo tra docenti, studenti e strutture amministrative[7].
Pur svolgendo compiti simili a quelli del manager didattico italiano, il suo ruolo tende a concentrarsi prevalentemente sugli aspetti operativi e procedurali. Di fatto, è il fulcro operativo della gestione di un corso di studio. A differenza del modello italiano, spesso diviso tra supporto amministrativo centrale e raccordo con i docenti, il manager internazionale detiene spesso competenze estese sulla pianificazione finanziaria del programma, sul supporto al marketing e al reclutamento internazionale degli studenti, agendo alla stregua di un vero e proprio project manager del corso accademico[8].
Una funzione più ampia è rappresentata dall’Academic Administrator, diffusamente presente nelle università britanniche, australiane e nordamericane. Si tratta di un professionista dell’amministrazione universitaria che supporta la governance accademica a diversi livelli organizzativi, dal corso di studio al dipartimento, fino alle strutture centrali di ateneo[9].
Le sue competenze comprendono la gestione dei processi didattici, il supporto agli organi collegiali, la regolamentazione accademica e il coordinamento delle attività amministrative connesse alla vita istituzionale dell’università. In altre parole, si occupa della macchina burocratica e procedurale legata alle collegialità accademiche (gestione dei senati, dei consigli di dipartimento, dei comitati etici e di indirizzo). Rispetto al nostro segretario amministrativo di dipartimento, possiede un profilo marcatamente istituzionale e di garanzia delle procedure formali, spesso slegato dalle dinamiche specifiche di assicurazione della qualità della didattica.
Negli ultimi anni ha assunto crescente rilevanza anche la figura dello Student Experience Manager, particolarmente diffusa nelle università orientate ai servizi e alla soddisfazione degli studenti. In questo caso l’attenzione è rivolta soprattutto alla qualità complessiva dell’esperienza universitaria, mediante attività di orientamento, tutorato, supporto ai percorsi formativi, monitoraggio della soddisfazione degli studenti e sviluppo di iniziative finalizzate all’inclusione e al benessere della comunità studentesca. Si tratta, dunque, di una figura che sovrintende al benessere complessivo dello studente, al supporto psicologico, ai servizi di tutoraggio personalizzato, all’inclusione e all’inserimento lavorativo. Mentre in Italia molte di queste funzioni sono frammentate o parzialmente presidiate dai manager didattici, nei contesti anglosassoni lo Student Experience Manager è spesso inserito in strutture trasversali dedicate all’esperienza e al supporto degli studenti, distinte dagli uffici che gestiscono le carriere[10].
Parallelamente, soprattutto nei sistemi universitari caratterizzati da consolidati processi di accreditamento e di valutazione, è presente il Quality Officer o il Quality Assurance Manager, specializzato nelle attività di assicurazione della qualità, nella raccolta e analisi degli indicatori, nella predisposizione della documentazione per le procedure di valutazione esterna e nel supporto ai processi di miglioramento continuo. Nel concreto, si tratta di una funzione dedicata prevalentemente ai processi di misurazione, accreditamento e conformità agli standard di agenzie esterne di valutazione (analoghe alla nostra ANVUR). Nelle università europee inserite nello Spazio europeo dell’istruzione superiore (EHEA), il Quality Officer lavora a stretto contatto con gli organismi sovrapponibili almeno in parte ai nostri presidi della qualità di ateneo per garantire il rispetto degli standard ESG (Standards and Guidelines for Quality Assurance in the European Higher Education Area).
Rispetto a queste professionalità, il manager didattico italiano presenta una peculiarità significativa. Tale figura, infatti, tende a essere un facilitatore e un ponte di competenze che in molti sistemi universitari stranieri risultano distribuite tra più figure specialistiche, dall’orientamento in ingresso a quello in itinere, dal counseling all’orientamento al lavoro. In Italia, di contro, coordinamento della didattica, supporto agli studenti, gestione dei processi di assicurazione della qualità, analisi dei dati e raccordo con la governance accademica costituiscono un complesso di funzioni in grado di far emergere il manager didattico come una professionalità particolarmente trasversale e originale.
Tale carattere ibrido, ancorché di sintesi efficace, al tempo stesso rappresenta, da un lato la principale forza del ruolo e, dall’altro, paradossalmente, una tra le ragioni delle persistenti difficoltà del suo pieno riconoscimento in tutti gli atenei italiani. Tuttavia, non deve essere dimenticato come il manager didattico rappresenti una delle prime professionalità universitarie nate dall’integrazione stabile di organizzazione, logistica, qualità, analisi dei dati, supporto alla governance e interrelazione con gli studenti[11].
In conclusione, esempi concreti possono essere rinvenuti presso l’Università di Reading, dove operano Programme Manager e Senior Programme Administrator a supporto dei corsi di studio; presso la London School of Economics, che utilizza il Programme Manager per il coordinamento operativo e qualitativo dei programmi formativi; presso l’Università di Sheffield e il King’s College di Londra, dove risultano istituiti specifici Student Experience Manager; nonché presso l’Università del Kent e la Royal Agricultural University, nelle quali operano i Quality Assurance Officer e gli Academic Quality Assurance Manager dedicati ai processi di accreditamento e miglioramento continuo della qualità.
Il confronto, dunque, non consente di individuare un equivalente univoco del manager didattico italiano. Mostra, piuttosto, come le sue funzioni siano presenti anche in altri sistemi universitari, ma distribuite tra professionalità differenti. Proprio questa capacità di integrare gestione dei processi didattici, supporto agli studenti, assicurazione della qualità e raccordo con la governance costituisce il tratto più originale e, al tempo stesso, la principale sfida per il riconoscimento professionale del manager didattico in Italia.
[1] Sul punto, si veda: European Parliament & Council, Recommendation of the European Parliament and of the Council of 23 April 2008 on the establishment of the European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF); Council of the European Union. Council Recommendation of 22 May 2017 on the European Qualifications Framework for lifelong learning and repealing the Recommendation of the European Parliament and of the Council of 23 April 2008. Segnalo almeno B. Chakroun, National Qualification Frameworks: from policy borrowing to policy learning, «European Journal of Education», 45/2 (2010), pp. 199-216; B. Kärseth, Qualifications Frameworks: the avenue towards the convergence of European higher education?, «European Journal of Education», 45 (2010), pp. 563–576; European Training Foundation Qualifications Frameworks: From Concepts To Implementation, Luxembourg: Publications Office of the European Union, 2012; B. Mikulec, Impact of the Europeanisation of education: Qualifications frameworks in Europe, «European Educational Research Journal», 16/4 (2017), pp. 455-473; S. Michelsen, R. Sweetman, B. Stensaker, I. Bleiklie, Shaping Perceptions of a Policy Instrument: The Political–Administrative Formation of Learning Outcomes in Higher Education in Norway and England, Higher Education Policy, 29/3 (2016), pp. 399–417; I. Bleiklie, N. Frølich, R. Sweetman, M. Henkel, Academic Institutions, Ambiguity and Learning Outcomes as Management Tools, «European Journal of Education», 52/1 (2017), pp. 68–79.
[2] Per un primo bilancio dell’EQF, cfr. S. Bohlinger, Ten years after: the ‘success story’ of the European Qualifications Framework, «Journal of Education and Work», 32/4 (2019), pp. 393–406.
[3] D.Lgs. 16 gennaio 2013, n. 13, Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l'individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze; Decreto interministeriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 8 gennaio 2018, Istituzione del Quadro nazionale delle qualificazioni rilasciate nell'ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13.
[4] Sul punto, esiste copiosa bibliografia, soprattutto le pubblicazioni istituzionali dell’European Centre for the Development of Vocational Training (Cedefop), di stanza in Grecia e scaricabili direttamente dal sito istituzionale, come Analysis and overview of NQF level descriptors in European countries, Cedefop Research Paper n. 66, Luxembourg: Publications Office of the European Union, 2018, utile per approfondire i level descriptors, il concetto di learning outcomes e il modo in cui l’EQF ha influenzato i National Qualifications Frameworks; European qualifications framework: initial vocational education and training: focus on qualifications at levels 3 and 4, Cedefop Research Paper, n. 77, 2020; Building a European qualifications map: Development of national qualifications frameworks (NQFs) across Europe, Luxembourg: Publications Office of the European Union, 2024.
[5] Segnalo il recentissimo e in open access K.T. Stoksted, L. Cordes Felby, How European qualification frameworks communicate graduate pathways. A curriculum and career perspective, «European Journal of Higher Education» (2026), pp. 1-18, nel quale sono analizzati i qualification frameworks di Danimarca, Germania, Francia e Regno Unito in rapporto al ruolo sociale dell’università e ai graduate/career pathways.
[6] Punto di partenza per comprendere le figure a cavallo tra amministrazione, didattica e qualità, è il lavoro di C. Whitchurch, Shifting Identities and Blurring Boundaries. The Emergence of Third Space Professionals in UK Higher Education, «Higher Education Quarterly», 62/4 (2008), pp. 377-396 ed Ead., Reconstructing Identities in Higher Education. The Rise of Third Space Professionals, Londra, Routledge, 2013. Alla Whitchurch si deve, dopo aver lavorato come amministrativa in alcuni atenei britannici prima del passaggio accademico, il concetto di Terzo spazio, cioè di una terra di confine tra i ruoli dei professori e dei tecnici amministrativi. A livello istituzionale, rinvio a ENQA, ESU, EUA, EURASHE, Standards and Guidelines for Quality Assurance in the European Higher Education Area (ESG), Bruxelles, approvati dalla Conferenza ministeriale EHEA di Yerevan, 14-15 maggio 2015, disponibile su www.enqa.eu e www.ehea.info.
[7] Nel documento Support Centres – Overview of Roles and Responsibilities dell’Università di Reading, pubblicato sul sito istituzionale, il ruolo sembra sovrapponibile a quello italiano: «Your Programme Manager is your contact for any programme related issues/requests including new programme set-up, periodic review support, and any service concerns [...] Within their role they directly line manage the Senior Programme Administrators and have overall management responsibility both for them and their team of Programme Administrators. Programme Managers report directly to the Head of the Support Centre».
[8] Per un’ulteriore analisi sul personale tecnico-amministrativo, G. Gordon, C. Whitchurch, Managing Human Resources in Higher Education: The implications of Diversifying Workforce, «Higher Education Management and Policy », 19/2 (2007), pp. 131-153.
[9] Sul ruolo dei professional managers nelle università australiane e britanniche, J. Szekeres, Professional staff carve out a new space, «Journal of Higher Education Policy and Management», 33/6 (2011), pp. 679-691, mentre sulla proliferazione di ruoli professionali dedicati (support, quality officers, ecc.), con riferimento al quadro teorico di Whitchurch, Baltaru, (2018), Universities’ pursuit of inclusion and its effects on professional staff: the case of the United Kingdom, «Higher Education», 77 (2019), pp. 641-656.
[10] Per la Student Experience, L. Thomas, Building Student Engagement and Belonging in Higher Education at a time of change, Londra, Paul Hamlyn Foundation, 2012.
[11] Per la trasformazione organizzativa degli atenei, anche post pandemia Covid, M.J. Sá, S. Serpa, Higher Education in times of change, Stockport, Services for Science and Education, 2020.