Il nuovo volto dell’ANVUR: come il DPR 12/2026 ridisegna il sistema nazionale di valutazione universitario

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Il nuovo volto dell’ANVUR: come il DPR 12/2026 ridisegna il sistema nazionale di valutazione universitario

 

L’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) è stata istituita formalmente dall’articolo 2, comma 138, del decreto-legge n. 262 del 3 ottobre 2006, convertito nella legge n. 286 del 24 novembre 2006. Tuttavia, è diventata pienamente operativa solo nel 2011, in seguito all’approvazione del decreto presidenziale n. 76 del 1° febbraio 2010, che ne disciplina la struttura e il funzionamento.

Nel frattempo, il sistema universitario italiano ha subito una profonda trasformazione con la legge n. 240 del 30 dicembre 2010 - la cosiddetta “Riforma Gelmini” - che attribuisce alla valutazione un ruolo centrale nell’assegnazione delle risorse e nella pianificazione universitaria. Secondo la “legge Gelmini” la valutazione non deve semplicemente misurare la qualità della ricerca e della didattica, ma ha una funzione strategica e diventa il presupposto per l’assegnazione delle risorse pubbliche, l’accreditamento dei corsi di studio e la programmazione universitaria. È così iniziato un periodo caratterizzato da indicatori, classifiche, sistemi AVA (Autovalutazione, Valutazione periodica e Accreditamento), VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca), schede uniche annuali dei corsi di studio (SUA-CDS), rapporti di riesame e visite di accreditamento da parte delle Commissioni di Esperti di Valutazione (CEV).

Da quel momento l’ANVUR diventa il principale “attore tecnico” del sistema universitario, il punto di riferimento per la misurazione delle performance di università ed enti di ricerca svolgendo un ruolo cruciale nel garantire trasparenza, qualità e accountability. Negli ultimi anni l'ANVUR è stata indiscutibilmente l'istituzione che ha radicalmente trasformato la quotidianità all'interno delle università italiane attraverso un modello pervasivo di accreditamento e valutazione standardizzata.

Oggi per l’ANVUR si apre una fase del tutto nuova, il DPR 7 gennaio 2026, n. 12 non è un semplice aggiornamento normativo ma una revisione completa che incide sull’architettura stessa del sistema nazionale di valutazione. Il nuovo quadro normativo mira a semplificare alcune procedure e a chiarire la distinzione tra funzioni di regolamentazione e di valutazione e potrebbe essere il primo tassello di una revisione molto più profonda del modello di governance universitaria costruita nell'ultimo quindicennio.

Il punto centrale del nuovo regolamento, l’obiettivo dichiarato, è la netta separazione dei ruoli: da un lato l'indirizzo politico, che resta in capo al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), dall'altro la funzione tecnico-valutativa, che viene garantita all'ANVUR con una maggiore autonomia organizzativa e indipendenza nelle sue decisioni.

Per capire la portata di questa svolta bisogna guardare al percorso fatto finora: per oltre dieci anni l’Agenzia ha lavorato seguendo le linee guida del 2010, gestendo pilastri storici come il sistema AVA e la VQR. Dopo quindici anni, quel modello centralizzato ha mostrato la necessità di un aggiornamento e da qui il cambio di rotta del 2026 che, oltre a ridefinire i rapporti istituzionali con il MUR, ne snellisce anche la macchina interna.

Il cambiamento più rilevante è la riduzione del Consiglio Direttivo da sette a cinque membri, ciascuno con un mandato quadriennale. Sebbene questa decisione miri ad aumentare l’agilità del processo decisionale, ha anche suscitato un dibattito riguardo alla rappresentatività dei vari ambiti disciplinari e centralizza ulteriormente le nomine da parte del MUR.

Allo stesso tempo, oltre a riorganizzare gli organi interni, viene istituita la figura del Direttore Generale; questa innovazione mira a conferire all’ANVUR un orientamento più manageriale, garantendo la continuità amministrativa e organizzativa e consentendo così al Consiglio Direttivo di concentrarsi esclusivamente sulle strategie di valutazione di alto livello.

Una pietra miliare storica della riforma è la piena inclusione degli istituti AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) nell’ambito standard delle attività di valutazione. Non si tratta semplicemente di un’estensione tecnica, ma di una vera e propria integrazione dei Conservatori e delle Accademie in un sistema di garanzia della qualità allineato a quello delle università, che segna la fine di una separazione di lunga data.

Altro punto fondamentale è l’obbligo di garantire la massima trasparenza, l’Agenzia dovrà continuare sempre più a gestire piattaforme e banche dati accessibili al pubblico per rendere disponibili non solo i risultati ma anche i dati e gli indicatori utilizzati.

Il nuovo DPR 7 gennaio 2026, n. 12 ha apportato, però, una riduzione di alcune competenze dell'ANVUR abrogando diverse funzioni precedentemente stabilite nel 2010, quali, ad esempio, la soppressione della funzione di valutazione degli accordi di programma e del loro impatto sul sistema universitario, l’eliminazione della valutazione relativa all'efficienza e alla sostenibilità delle strutture e dei processi di governo e la rimozione delle verifiche sulla trasparenza dell'offerta formativa, sui servizi agli studenti, sull'orientamento al lavoro e sulla comunicazione istituzionale. Inoltre, l’Agenzia continuerà ad occuparsi delle attività di accreditamento periodico dell’offerta formativa, ispirandosi a principi di autonomia responsabile e proporzionalità nelle procedure di verifica esterna mentre l’accreditamento iniziale dei corsi di studio sarà limitato alla sola verifica dei requisiti di docenza e di strutture.

Il percorso che ha portato alla recente riforma dell'ANVUR ha vissuto un momento chiave nell'autunno scorso, quando il presidente uscente Prof. Antonio Felice Uricchio è stato ascoltato il 21 ottobre 2025, in rappresentanza dell’Agenzia, nella seduta della VII Commissione permanente del Senato della Repubblica per presentare le proposte dell'Agenzia sul nuovo Regolamento.

L’ANVUR ha descritto la nuova normativa come un passo fondamentale che rappresenta un significativo progresso nell’aggiornamento del sistema di valutazione dell’istruzione superiore e della ricerca. Condivide gli obiettivi strategici alla base della riforma, quali la semplificazione dei processi valutativi e la loro estensione anche al settore AFAM e la razionalizzazione del sistema di governance. Ritiene inoltre essenziale che l’obiettivo della semplificazione procedurale si coniughi con il mantenimento di quella necessaria autonomia e indipendenza che costituiscono principi cardine richiesti a livello internazionale per le agenzie di valutazione, sempre tramite una proficua collaborazione con il MUR nella sua funzione di indirizzo e regolazione del sistema.

Le scadenze e gli obiettivi per i prossimi anni sono già stati definiti dall’ANVUR nel “Programma delle attività 2026-2028”, pubblicato a inizio 2026, puntando la propria azione verso il “rafforzamento sistemico della formazione superiore e della ricerca, con un focus integrato su dimensione internazionale, qualità dei processi valutativi, centralità degli studenti e consolidamento organizzativo interno. L’Agenzia proseguirà il percorso di internazionalizzazione, aggiornerà il sistema di accreditamento, rafforzandone l’orientamento verso gli esiti formativi e la trasformazione della didattica, con una crescente attenzione anche all’aggiornamento dei criteri di assicurazione della qualità della didattica a distanza. In questa prospettiva, l’Agenzia intende posizionarsi come attore proattivo in un ecosistema della qualità in rapida trasformazione, aggiornando metodologie, rafforzando partnership internazionali e sostenendo il sistema nazionale nell’affrontare le sfide emergenti”.

Dall’altro lato, la richiesta che arriva a gran voce dal mondo accademico è chiara ed è la semplificazione delle procedure di accreditamento, la valutazione deve diventare un reale motore di miglioramento e non un puro adempimento burocratico per gli atenei. Per la comunità accademica la sfida consiste nel trasformare la cultura della valutazione da strumento di controllo a leva per potenziare l’impatto sociale della ricerca e della didattica. Solo così questa riforma del 2026 potrebbe davvero segnare una svolta del sistema universitario italiano. Si dovrebbe, inoltre, spingere maggiormente il sistema universitario italiano verso gli standard europei di quality assurance e garantire il percorso di internazionalizzazione avviato negli ultimi anni attraverso l’accreditamento da parte dei principali organismi europei del settore che punta a rendere i nostri atenei più competitivi e trasparenti su scala globale.

La sfida culturale della “nuova” ANVUR sta tutta nel trovare il giusto punto di equilibrio tra la misurazione oggettiva (attraverso indicatori) e la valutazione tra pari (peer review), tutelando la libertà di ricerca e di insegnamento. Se l'Agenzia riuscirà a farsi percepire sempre più come un partner strategico nel processo di miglioramento continuo della qualità e non come un mero controllore esterno, applicando i principi di indipendenza, imparzialità, professionalità su cui si fonda il suo operato e i criteri di trasparenza del proprio Codice Etico, la riforma del 2026 potrà davvero traghettare l'università italiana verso la piena maturità applicando la sua visione e la sua strategia di assicurazione della qualità dell’istruzione superiore e della ricerca.

Dopo l'avvio delle procedure a inizio 2026 da parte della Ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, i nominativi dei nuovi componenti del Consiglio Direttivo dell’ANVUR, sono ora al vaglio delle commissioni parlamentari competenti per gli ultimi passaggi di rito prima della firma del decreto presidenziale di nomina e il loro conseguente insediamento in Agenzia.

Con questa nuova squadra, l'ANVUR si appresta ad affrontare una stagione caratterizzata da profonde trasformazioni sempre con una crescente attenzione alla qualità e all’impatto delle attività didattiche e scientifiche.