La “roba”

Siamo (noi) la più grande tempesta
Ph. Paolo Panzacchi / Siamo (noi) la più grande tempesta

La roba” di Giovanni Verga si apriva con l’immagine di un viandante che camminava lungo il Biviere di Lentini.

Doveva trattarsi di un uomo curioso perché per ogni posto in cui passava faceva sempre una domanda, “qui di chi è?”, e riceveva sempre la stessa risposta, “Di Mazzarò”.

Erano di Mazzarò le fattorie con magazzini che sembravano chiese, le vigne che non finivano più, gli uliveti folti come boschi, i pascoli, i buoi, gli aratri.

Al punto che “Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell'assiolo nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia”.

La fine del protagonista fu dolente: “quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: ‐ Roba mia, vientene con me!”.

Si ipotizzi adesso che al posto del viandante ci sia un individuo qualunque interessato alle cose della giustizia e che il Biviere di Lentini sia sostituito dal ministero della Giustizia.

Resta solo da capire se ci sia anche qualche nuovo Mazzarò.

La prima tappa di questo percorso di consapevolezza è l’elenco[1], tenuto dal Consiglio superiore della magistratura ed al momento aggiornato al 9 febbraio 2021, dei magistrati fuori ruolo presso altri uffici o enti.

Si tenga presente che, per prescrizione normativa[2], il limite massimo di magistrati che possono essere autorizzati all’assunzione di incarichi di tale genere è di 200.

Chi si prenda la briga di consultare l’elenco noterà che, su un totale di 162 magistrati fuori ruolo, ben 103 sono in servizio presso il ministero della Giustizia.

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