TFA (Trifluoroacetati) nell’acqua potabile (e (anche) nel vino)
TFA (Trifluoroacetati) nell’acqua potabile (e (anche) nel vino) - In Austria, nella RFT e in Svizzera
Cominciamo con l’Austria, nella quale - in tutti i 9 “Bundesländer” - tests, ai quali è stata sottoposta l’acqua “di rubinetto” e quella in bottiglia, venduta nei negozi e nei supermercati, hanno rivelato, nel 2024, residui di TFA.
Pure torrenti, fiumi e laghi austriaci, non erano risultati privi di residui di TFA.
Il fenomeno dell’inquinamento da TFA, è stato rilevato anche in altri Stati membri dell’UE.
Sono stati “testati”, in Austria, 36 acquedotti pubblici, destinati all’ approvvigionamento idrico per uso umano e in ben 34, vi erano residui di TFA. Di poco migliore, sono risultate le analisi eseguite in ambito comunitario sul contenuto di bottiglie di acqua destinate alla vendita al pubblico; in 12 su 19, sono stati riscontrati residui di TFA. I composti di TFA, appartengono alla famiglia dei PFAS, indicati pure come “Ewigkeits-Chemikalien”, in quanto, una volta penetrati nel ambiente (in ispecie nel suolo), vi permangono per sempre (da qui il nome di “Ewigkeits-Chemikalien” (“forever chemicals”).
Secondo autorevoli scienziati, i TFA potrebbero causare tumori, malformazioni, danneggiare il sistema immunitario ** ed essere responsabile di problemi alla tiroide, al fegato, ai reni, al cuore.
Analisi, alle quali sono stati sottoposti bambini, hanno dimostrato, che nel 20% di essi, sono state accertate “tracce “ di TFA.
Quali sono i “Bundesländer” austriaci, nei quali, nelle acque destinate al consumo umano, è stata riscontrata la maggiore quantità di TFA? Ci sarà un miglioramento in un prossimo futuro?
Le prospettive, non sono rosee. I residui di TFA, inoltre, aumentano di anno in anno, stante l’impiego di determinati pesticidi e di refrigeranti (cosiddetti F-Gase).
La “diffusione” del TFA nell’acqua, non è sfuggita all’UE, che è in procinto, di fissare “limiti giornalieri”, per quanto concerne i residui di TFA; il TFA fa parte dell’ampia famiglia dei PFAS (sostanze per –e polifluoroalchiliche) ed è stato inserito, dall’UE, nei piani di monitoraggio delle risorse idriche.
Ovviamente, si sono “mosse” anche le maggiori aziende agrochimiche (come: Bayer, BASF, Syngenta), per ottenere “soglie” più alte (si è parlato di un tentativo di “downplaying” della “TFÀs toxiticy”). Queste aziende avrebbero condotto “Studien”, sin dal 2021, che legittimerebbero residui di TFA nell’acqua, assai meno ridotti rispetto a quelli, che l’UE vorrebbe adottare (294 microgrammi/l, anzichè un TDI dello 0,03 mg/kg peso corporeo).
Vedremo, quale sarà il compromesso, se, e quando, verrà trovato.
È comunque da sperare, che, un a volta trovato il compromesso, non si verifichi, quanto già Cicerone temeva: ”I più non possono mantenere e conservare, ciò, che essi stessi hanno stabilito……”
Fatto sta, che nell’UE si continua a utilizzare certi schiumi antincendio. Ogni anno, vi è un “consumo” pari a 470 t di questi composti chimici.
Allo stato, mancano “standards” di qualità per le acque di profondità (falde acquifere) e di superficie; altresí, “limiti soglia” per l’acqua potabile.
Ultimamente, la tecnica avrebbe reso possibile “depurare” l’acqua da TFA; tuttavia, i costi sarebbero elevatissimi……
La diffusione di TFA nell’acqua, è molto elevata nelle regioni austriache, in cui è prevalente l’agricoltura, come nell’Oberösterreich, nella Steiermark e nel Niederösterreich; è molto minore, nel Vorarlberg e in Carinzia (anche nella RFT, i valori più elevati di TFA nell’acqua, sono stati rilevati nelle zone agricole).
Quali sono i rimedi, che si prospettano utili per il futuro, al fine di assicurare un’acqua potabile consumabile senza danni alla salute delle persone?
Un rimedio poterebbe essere il divieto – in agricoltura – di usare pesticidi a base di PFAS e di “assistere” (con contributi) gli agricoltori, che sono disposti all’impiego di sostanze chimiche meno dannose – o non dannose – per l’acqua potabile.
Al fine di ovviare ai predetti pericoli, potrebbero pure essere intensificati e resi più efficienti (!) i controlli.
TFA è stato riscontrato nel vino?
La risposta è affermativa. Specie a decorrere dal 2010, vi è stato un aumento non trascurabile, come le analisi di 49 vini hanno rivelato.
Di questi 49 vini, 28 erano stati prodotti in Austria e 21 in altri 9 Stati dell’UE. In tutti i vini, sono state riscontrate tracce di TFA. La media (di residui TFA), è stata di 110 ng/l. Il valore più alto, pari a 320 ng/l, è 100 volte superiore a quello riscontrato nelle acque di superficie.
Da notare è, che, nei vini sottoposti ad analisi chimica prima del 1988, non erano state riscontrate tracce di TFA.
E i Bioweine? Non fanno eccezione. Anche in essi, le analisi hanno avuto esito positivo.
Qual’è la situazione nella RFT?
Non migliore, rispetto a quella dell’Austria.
Oltre ai pesticidi a base di PFAS, a inquinare l’acqua (potabile), specie nelle zone rurali, sono sostanze refrigeranti e composti chimici utilizzati nell’”Abwasserbehandlung” (trattamento delle acque reflue(!)).
Anche nella RFT, le analisi hanno riguardato l’acqua potabile (“di rubinetto” e in bottiglia, venduta nei negozi e nei supermercati). È risultato, che l’acqua potabile, priva di residui di TFA, è stata rilevata ad Amburgo (0 ng/l); seguono, lo Schleswig-Holstein, con un valore molto basso (pari a 52 ng/l) e il Brandenburg (490/ng/l).
Uno dei valori più elevati, è stato riscontrato nel Baden-Württemberg con 1100 ng/l.
Il fenomeno dell’inquinamento da TFA, è stato riscontrato in quasi tutti gli Stati dell’UE e ha riguardato, acqua potabile (da “rubinetto” e acqua in bottiglia, venduta nei supermercati e negozi in genere).
Residui di TFA, sono stati riscontrati in 34 analisi – di “acqua di rubinetto” – eseguite in tutti gli Stati dell’UE.
Acque di sorgente: residui nel 63% dei casi.
Acque minerali: residui di TFA, in 12 su 19 analizzate.
Il TFA è la sostanza “dominante” nell’inquinamento da PFAS (pari al 98 %).
Per quanto concerne gli effetti sulla salute umana dei TFA, recenti ricerche, hanno accertato un’elevata concentrazione di queste sostanze in persone ricoverate per patologie del fegato.
L’Olanda ha proposto, in sede comunitaria, di introdurre – per l’acqua potabile – un “Richtwert” (una specie di valore di tolleranza) pari a 2.200 ng/l. Nonostante la “diffusione” del TFA nelle acque di superficie, potabili e di profondità (falde freatiche), le autorità comunitarie, pare, che, finora, non siano state in grado, di accordarsi su un “valore limite” di TFA.
Ciò è dovuto, forse, al fatto, che occorrerebbero miliardi di Euro per “disinquinare” le acque in modo, che, il “valore soglia” non superasse i 500ng/l.
Altro “handicap” è, che non si è riusciti ad accordarsi – sempre in sede UE – sui metodi di analisi vincolanti per tutti, al fine di accertare la predetta sostanza chimica.
Ciò nonostante, alcuni Stati comunitari, hanno introdotto, almeno per quanto concerne l’acqua potabile, valori soglia; tuttavia, si dice, che ci siano Stati, tra cui l’Austria, la RFT, la Spagna, che di valori soglia vincolanti, non ne vogliono sapere.
Quali sarebbero i rimedi per affrontare i problemi dell’inquinamento da TFA delle acque “commestibili”? È stato proposto un divieto di pesticidi a base di PFAS, l’introduzione di un valore soglia per l’acqua potabile e per le acque dei torrenti, fiumi e laghi. Inoltre, estendere gli obblighi di ovviare all’inquinamento, a carico di chi causa le “Verunreinigungen” (industria, agricoltura) in base al “Verursacherprinzip”.
Ma queste sono – purtroppo – vane speranze. Come si può pretendere, da un’industriale o da un contadino, di non inquinare le acque, se c’è (ancora), chi, per “risparmiare” 8-10 Euro (!), lava la propria autovettura nell’androne del garage (!), anzichè negli spazi prescritti dalla legge a tal fine e poi, magari, si offende – anche gravemente, a giudicare dalle reazioni - se si esige legalità……È ben vero, che ci sono sempre state (e ci saranno ancora) persone, per le quali, le leggi valgono soltanto per gli altri, ma un minimo di legalità dovrebbe pur sempre esser ci…L’egoismo (o la stupidità) o la mancanza di cultura, pare che la facciano da padrone…Oppure si deve dire: “Das Recht besteht noch, gilt aber nicht (mehr), almeno per certe persone”?
All’Unione si può- forse – muovere il “rimprovero“, di avere agito tardi e in modo esitante. Comunque, meglio tardi, che mai!
Come è noto, le persone possono essere esposte ai PFAS (e quindi anche ai TFA), da fonti diverse (per esempio, da cibi, beni di consumo e pure dall’ambiente).
Le immissioni sono causate da impianti produttivi, trattamento delle acque reflue e da discariche. I TFA sono composti chimici, che permangono a lungo nell’ambiente, con conseguente aumento della probabilità, della loro presenza negli alimentari; si accumulano (gradualmente) nell’acqua, nei pesci, nei crostacei e in altri animali in genere, nonchè nelle piante…… Problematico è pure, l’uso di imballaggi – a contenuto di TFA – per alimentari.
Come sopra accennato, alcuni Stati membri dell’UE, hanno già adottato regolamentazioni contro l’esposizione di persone a TFA nella filiera alimentare e nell’ambiente.
Su richiesta della Commissione europea, l’ESFA (l’Autorità europea per la Sicurezza alimentare), è in procinto, di rivedere i valori massimi di TFA (una sostanza, si ribadisce, che si forma durante la degradazione dei PFAS) ai fini di tutela della salute umana.
L’EFSA collabora con l’ECHA (Agenzia europea per le Sostanze chimiche) ed entrambe, sono deputate a valutare anche, anzi, in particolare, l’impatto del TFA sul suolo e sull’acqua.
L`EFSA collabora pure con le autorità degli Stati nazionali e analizza i dati, da questi trasmessi a seguito di un monitoraggio costante (su invito dell’UE – vedasi Raccomandazione CE 2022/1431).
La raccolta di dati, da parte degli Stati nazionali, comprende pure i mangimi, che vengono somministrati agli animali.
Nel 2023, l’EFSA e alcuni Stati membri dell’UE, hanno dato vita a un “Gruppo di iniziativa sul PFAS”, con lo scopo, di scambiarsi informazioni e di collaborare nella valutazione dei rischi da PFAS; altresí, per studiare gli effetti del TFA sul sistema immunitario.
Pare di un certo interesse, la cronologia degli “interventi” dell’UE in proposito (e non soltanto per quanto concerne i PFAS).
Nel 2008, l’EFSA ha raccomandato una raccolta dati sull’esposizione di persone a PFAS e sui residui di queste sostanze negli alimentari.
Pure nel 2018, esperti dell’EFSA, proponevano la revisione delle soglie di assunzione tollerabili di PFAS.
L’anno successivo (2019), l’EFSA ha pubblicato la guida “Mix-Tox” e pone a disposizione di esperti, metodologie utili ai fini della valutazione dell’esposizione congiunta a più sostanze nocive della specie dei PFAS.
2020: L’EFSA stabilisce una nuova soglia di sicurezza per i PFAS negli alimenti, includendovi PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS. La dose settimanale tollerabile di queste 4 sostanze, è determinata in 4,4 ng per kg di peso corporeo.
2022: La Commissione europea raccomanda agli Stati membri, di monitorare la presenza di PFAS negli alimentari dal 2022 al 2025 (Racc. ne CE 2022/1431).
2023: L’EFSA e alcuni Stati membri, costituiscono un “Gruppo di iniziativa sui PFAS”, al fine di scambiare informazioni e collaborare nell’individuazione dei rischi da PFAS.
L`attività dell’EFSA è essenziale per la tutela della salute pubblica e fornisce basi scientifiche per l’adozione di misure normative, atte a ridurre l’esposizione alle predette sostanze chimiche (specie attraverso gli alimentari), atte a individuare livelli di assunzione tollerabili di composti di PFAS.
L’EFSA valuta pure le richieste di autorizzazione di aziende produttrici di materiali plastici (contenenti PFAS), che possono poi venire a contatto con alimentari.
Ai fini della protezione dei consumatori (e dell’ambiente), vengono esaminate le sostanze attive nei pesticidi, appartenenti alla classe dei PFAS, individuando livelli massimi di residui (LMR).
Infine, l’EFSA fornisce consulenza scientifica, per supportare la politica nelle proprie decisioni; collabora con l’ECHA, l’EEA e l’EMA.
Quali sono, in concreto, gli atti normativi adottati dall’UE, per ridurre i PFAS negli alimentari e per tutelare la salute pubblica? Si annoverano, tra i più importanti, il Reg. CE 2023/915 e la Direttiva Quadro CE sulle acque (2000/60/CE).
Qual’è la situazione in Isvizzera?
Almeno nel vino, non sono state trovate tracce di TFA? No. Negli ultimi anni, sono aumentati notevolmente i residui di questo composto chimico nei vini (e non fanno eccezione neppure i cosiddetti Bioweine). Negi anni 2021-2024, la concentrazione è stata pari a circa 122 ng/l. Il TFA viene assunto attraverso le radici delle viti e finisce poi nei frutti.
Come si propaga il TFA nell’atmosfera, per poi infiltrarsi nel suolo attraverso la pioggia? A diffondersi nell’atmosfera, sono soprattutto refrigeranti e anticrittogamici a base di PFAS.
Anche in Isvizzera, non vi sono tuttora limiti soglia di TFA per quanto concerne gli alimentari. Oltre che nel vino, nella Confoederatio Helvetica, TFA è stato riscontrato pure nel pane (questo vale, in particolare, per i Cantoni occidentali, ove le analisi sono state condotte su prodotti commercializzati dalle più grandi catene di supermercati); valori registrati, in media: 149 microgrammi/kg.
Come hanno reagito i produttori di alimentari e le autorità deputate alla “sorveglianza” sugli alimentari?
Sia le autorità, che i produttori, hanno comunicato, di attendere gli sviluppi su scala internazionale (WHO) e su quella UE; di attendere maggiori informazioni, prima di agire.
Sembra paradossale **, ma in Svizzera erano in corso ”umfangreiche Studien”, dirette ad accertare gli effetti nocivi del TFA sulle persone; tuttavia, questo “Forschungsprojekt”, è poi rimasto privo di finanziamenti pubblici, per volere…, cosí si dice, delle autorità elvetiche.
** “La verità è paradossale” (ha detto Lao Tsu – 6.° secolo a. C.).
Qual’è lo stato attuale delle falde acquifere?
Anche in Isvizzera, la concentrazione più elevata di TFA nelle falde acquifere, è stata accertata, laddove viene praticata prevalentemente attività agricola, attività, nella quale vengono impiegati anticrittogamici (a base di PFAS), che poi finiscono nel “Grundwasser”.
Valori relativamente alti di TFA, sono stati registrati anche in prossimità di corsi d’acqua, nei quali vengono incanalate acque cosiddette depurate (!), provenienti da “Kläranlagen”(!) – Impianti di “depurazione”…..che sono costati, naturalmente ai contribuenti, fior di quattrini….e i cui costi di manutenzione, non sono, di certo trascurabili.
Altri fattori inquinanti, sono sostanze refrigeranti, che si diffondono nell’atmosfera e, attraverso la pioggia, si infiltrano nel suolo (e poi nelle falde acquifere). Nella Confoederatio Helvetica, sono state condotte analisi approfondite negli anni 2022-2023. La “nationale Grundwasserbeobachtungsstelle”, ha analizzato l’acqua in ben 550 punti di prelievo di acqua potabile, constatando, in genere, una concentrazione relativamente bassa (non superiore – in media – a 0,2 microgrammi di TFA per litro).
Tuttavia, non deve essere trascurato il fatto, che il TFA, è stato riscontrato con valori pari a 500 volte superiori rispetto agli altri PFAS; inoltre, il TFA è il composto chimico più diffuso dei PFAS nelle falde acquifere.
La concentrazione di PFAS nelle falde acquifere, varia molto nelle regioni svizzere. È bassa, nelle Alpi e nelle Prealpi (in media, è di 0,6 ng/l); relativamente alta (in media di 3 ng/l), laddove vi è molto “Ackerland” e nelle località attraversate da fiumi in prossimità di corsi d’acqua, nei quali vengono immesse acque “depurate”(?), provenienti da stabilimenti industriali.
Attualmente, in Isvizzera, è consentito l’uso di anticrittogamici (erbicidi e fungicidi), la cui struttura molecolare contiene un gruppo di sostanze CF 3. Nel 2023, sono state utilizzate 30 t di queste sostanze chimiche.
Non soltanto in Isvizzera, è aumentato – nei passati 10 anni – di molto, l’uso di gas refrigeranti, per cui è stata notata una notevole concentrazione di TFA nell’acqua piovana (in media, pari a 0,6 ng/l), con picchi anche di 14 e di 23 ng/l.
** In un recente studio condotto da un noto istituto universitario, sarebbe emerso, che i PFAS, influiscono sui linfociti B, sulle cellule del sistema immunitario umano, aventi lo scopo di produrre anticorpi. Conseguenza: una ridotta risposta ai vaccini, di chi è esposto ai PFAS.