I mezzi di comunicazione, la “testa di ponte” per la vaccinazione anti Covid-19 dalla culla alla tomba

contro sole
Ph. Erika Pucci / contro sole

Sfogliando i quotidiani cartacei e online delle ultime settimane è ricorrente rinvenire notizie allarmanti di contagi da SARS-CoV-2 che hanno colpito soggetti giovanissimi (di età inferiore ai 10 anni), determinandone anche una eventuale ospedalizzazione. L’ultima occasione è stata la notizia pubblicata domenica 26 settembre 2021 sul sito web del Corriere della Sera, che rende edotti del fatto che sono aumentati del 4% i ricoveri dei bimbi di 0 e 1 anno [1], così come quella riportata il giorno successivo dal medesimo quotidiano sul fatto che i contagi degli under 18 rappresentano il 25% dei contagi totali (Corriere della sera, 27.9.2021, p. 11).

Ritualmente una simile notizia è accompagnata, qualche giorno prima o qualche giorno dopo, dalle rassicurazioni sulla sicurezza e l’efficacia della vaccinazione anti Covid-19 per le persone dai 5 agli 11 anni [2, 3] e dall’annuncio che l’attesa del “nulla osta” per estendere la vaccinazione anche ai soggetti di età inferiore ai 12 anni è ormai al termine [4]. Vaccinazione degli under 12 che è stata trionfalmente qualificata come «tappa essenziale nella grande marcia della vaccinazione universale contro Covid-19» (prof. Guido Silvestri, Emory University, Atlanta, USA) [5].

Ma la vaccinazione dei minori di anni 12 è, con ogni evidenza, solo un passo intermedio e necessario in vista del vero obiettivo, che è quello del coronamento della “gloriosa marcia” vaccinale anti Covid-19 e che, per essere tale, deve coinvolgere le persone fin dalla culla. Anzi, se possibile, prima ancora del loro giungere in culla, stando alla circolare del Ministero della Salute del 24 settembre 2021 che accoratamente raccomanda la vaccinazione delle donne in gravidanza e delle donne che stanno allattando [6].

Lasciando a chi di competenza la tematica specifica della efficacia e della sicurezza della vaccinazione anti Covid-19 (ad esempio per i giovani, i giovanissimi, i ragazzini e i neonati) è, almeno, doveroso conoscere alcuni dati sul contagio e sulla letalità che il Covid-19 ha manifestato per le persone di età inferiore ai dieci anni, ovvero i prossimi destinatari della campagna vaccinale. Si tratta di dati che, nonostante siano rilasciati dagli enti ufficiali e pubblicamente consultabili da chiunque, sono spesso ignorati e non presi in considerazione.

L’Istituto Superiore di Sanità ha informato, tramite il proprio bollettino settimanale di sorveglianza integrata, che nei 17 mesi trascorsi da marzo 2020 a luglio 2021 vi sono stati 14 decessi Covid-19 in persone di età 0-9 anni su un totale di 240.105 contagiati accertati avvenuti in soggetti della stessa età (ISS, Bollettino sorveglianza integrata, 4 agosto 2021, p. 10) [7, 8].

Da ciò è calcolabile che, in base ai dati ufficiali pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia la letalità Covid-19 (cioè il numero di decessi in rapporto al numero di contagiati) per i soggetti di età inferiore ai 10 anni è stata, in un anno e mezzo, inferiore allo 0,006% (14 diviso 240.105 per 100), ovvero meno di 6 decessi ogni 100.000 persone contagiate.

A livello metodologico è da tenere in considerazione che i dati dei contagi accertati e censiti (per i soggetti di qualsiasi età) dal Dipartimento della Protezione civile e dell’Istituto Superiore di Sanità non possono rappresentare la totalità dei contagi effettivamente avvenuti e siano, per ciò, inferiori ai contagi reali (ad esempio a causa dei soggetti asintomatici e di tutti coloro che, per qualsiasi motivo, non abbiano effettuato un tampone, etc.): pertanto, restando immutato il numero di decessi, essendo il numero dei soggetti che hanno contratto la malattia superiore rispetto a quello conosciuto (e conoscibile), la letalità Covid-19 è, gioco forza, inferiore rispetto a quella che emerge in base ai dati ufficiali disponibili (ai quali, tuttavia, ci si attiene scrupolosamente nell’articolo).

6 decessi Covid-19 ogni 100.000 persone contagiate tra i soggetti di 0-9 anni, dunque.

Il numero considerato ex se, senza alcun parametro di riferimento, potrebbe essere indice di una mortalità elevata oppure minima. Pertanto, per comprenderne la portata è necessario metterlo in relazione con altri valori, ad esempio con la mortalità, per tutte le altre cause, che si è verificata per le persone delle stesse età nello stesso periodo.

Nell’arco temporale preso in considerazione (marzo 2020 - luglio 2021) sono decedute, per qualsiasi causa, 1.865 persone residenti in Italia di 0-9 anni (Istat, Dataset decessi giornalieri, anni 2011-2021) [9]. In un anno e mezzo, pertanto, i decessi Covid-19 di soggetti di età inferiore ai 10 anni hanno rappresentato lo 0,75% dei decessi avvenuti per qualsiasi causa di morte nelle medesime età.

Al 1° gennaio 2021 (unica data intermedia disponibile, e che è assumibile come valore medio tra il 1° marzo 2020 e il 31 luglio 2021), le persone di 0-9 anni di età residenti in Italia erano 4,75 milioni (precisamente 4.755.249) [10]. Il dato di 14 decessi su 4,75 milioni di persone di 0-9 anni significa che il Covid-19 ha presentato in Italia, considerando diciassette mesi come valore cumulato, una mortalità dello 0,00029%, cioè ha provocato circa 3 decessi ogni milione di persone: meno di un decesso ogni 333mila persone.

Intanto, nello stesso intervallo di tempo, all’interno della fascia di età di 0-9 anni sono avvenuti, per tutte le altre cause di morte (diverse da Covid-19), 1.851 decessi (1.865 meno 14): cioè, poco meno di 4 decessi anni ogni 10.000 persone, ovvero 400 decessi ogni milione di persone.

400 è, circa, 133 volte 3. Cioè, da marzo 2020 a luglio 2021, la mortalità che si è verificata per qualsiasi causa diversa da Covid-19 nei soggetti giovanissimi (0-9 anni) è stata 133 volte superiore alla mortalità Covid-19 tra i soggetti della stessa età.

I dati sopra riportati rendono conoscibile uno spaccato di realtà per ciò che essa è, nella convinzione che solo la conoscenza unita a una onesta e umile osservazione dei dati mette il soggetto che osserva nella condizione di esprimere un giudizio, anche culturale, sul reale che lo circonda e su ciò che sta avvenendo nell’ambiente sociale in cui vive. E, nel caso specifico, può fornire qualche spunto sulla opportunità (o meno) della vaccinazione anti Covid-19, ad esempio per i giovanissimi.

In tale cornice fattuale di riferimento sorge spontanea la sensazione che i mezzi di informazione stiano continuando a svolgere – come fanno ormai da lungo tempo in tema di pandemia – il ruolo della “testa di ponte”: per rendere presentabili e accettabili proposte che, in condizioni di normalità, potrebbero ricevere una significativa opposizione da parte della popolazione è, infatti, necessario aver previamente lavorato sulla percezione della realtà da parte dei futuri destinatari delle nuove misure che verranno loro “offerte” o imposte.

Le notizie sempre più incalzanti riportate dai mezzi di informazione su contagi, ricoveri, ospedalizzazioni e decessi Covid-19 in soggetti giovanissimi, infatti, sicuramente consentono di predisporre, nei lettori, le condizioni mentali e culturali (in altre parole, la mentalità) necessarie per fare accettare, ai genitori e alla popolazione nel suo complesso, nella misura più acritica possibile, la vaccinazione anti Covid-19 per i figli di età sempre più giovane, al fine di portare a compimento la «grande marcia della vaccinazione contro Covid-19» (cit.) anche sui neonati. E tutto ciò viene condotto in maniera completamente scollegata da un giudizio di ragionevolezza sulla misura che si sta adottando e proponendo o, in futuro, imponendo.

A oggi appare evidente – anche perché le medesime non ne fanno segreto – che le autorità sanitarie italiane intendano cavalcare, a ogni costo, l’onda della vaccinazione universale anti Covid-19, vaccinazione che deve vedere come platea tutti i soggetti, “dalla culla alla tomba”. Ma si tenga ben presente che non emergono, alla luce dei dati disponibili, motivazioni sanitarie serie sufficienti a suffragio di tale decisione che, pertanto, appare fondata su motivazioni di natura squisitamente politica.

Invece, una semplice applicazione del principio di precauzione e di proporzionalità, insieme a una analisi cautelativa del rapporto tra rischi e benefici indurrebbe a procedere su questo terreno a passi decisamente più prudenti.

Ma, come noto, la prudenza è nemica di qualsiasi grande e gloriosa marcia rivoluzionaria.

 

[1] https://www.corriere.it/cronache/21_settembre_26/covid-bambini-sintomi-tampone-ricoveri-eb0d4a86-1e3e-11ec-986c-623ce988a833.shtml

[2] https://www.corriere.it/salute/dermatologia/21_settembre_20/annuncio-pfizer-biontech-vaccino-sicuro-ed-altamente-efficace-fascia-5-11-anni-8d39914a-1a05-11ec-bad4-fdee4b3553ca.shtml

[3] https://www.repubblica.it/cronaca/2021/09/20/news/pfizer_il_vaccino_funziona_nei_bambini_5-11_anni_da_fine_ottobre_sara_usato_negli_usa-318625519

[4] https://www.ilsole24ore.com/art/vaccino-palu-terza-dose-tutti-cittadini-si-decidera-base-curva-casi-AEVcsXl

[5] https://www.corriere.it/cronache/21_settembre_21/immunologo-silvestri-mio-figlio-11-anni-ha-testato-vaccino-efficace-piu-che-adulti-03d3f908-1ab5-11ec-8604-8b77798ec285.shtml

[6] https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2021&codLeg=82930&parte=1%20&serie=null

[7] https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_4-agosto-2021.pdf

[8] Istituto superiore di Sanità, Sorveglianza integrata COVID-19: i principali dati nazionali > Open data > Archivio anno 2021, file del 1° agosto 2021, https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati

[9] https://www.istat.it/it/archivio/240401 . Si consideri, anche, che dal 1° marzo 2019 al 31 luglio 2020 vi sono stati 2.168 decessi di persone di 0-9 anni.

[10] http://demo.istat.it/popres/index.php?anno=2021&lingua=ita

 

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